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martedì 18 marzo 2008

Ritirato il licenziamento di Andrea Marco Bogazzi!!!




Le prime esternzioni della CGIL Toscana:

Esprime grande soddisfazione in casa la Cgil Toscana per il ritiro del licenziamento di Andrea Marco Bogazzi, delegato della Filt Cgil, da parte della “Porto Spa” di Marina di Carrara.“Il modello di coesione sociale ha vinto una bella sfida”, dice il segretario generale della Cgil Toscana Alessio Gramolati, che aggiunge: “Un ottimo risultato per tutte le parti in causa che cancella un’ingiustizia e apre una prospettiva di miglioramento per lo sviluppo dell’azienda e per la sicurezza dei lavoratori. Merito dell’unità e del ruolo svolto dalle istituzioni, merito della solidarietà. Adesso – conclude - guardiamo avanti, ora dobbiamo vincere quella per lo sviluppo della portualità toscana”.“Il reintegro al proprio posto di Lavoro di Andrea Marco Bogazzi -aggiunge Mario Bartalucci, segretario generale della Filt Cgil Toscana - segna il ritorno alla ragionevolezza, alla logica di un sano e produttivo confronto fra le parti sociali, elemento necessario per lo sviluppo ed il rilancio del porto di Carrara. Era il risultato che la società toscana si aspettava e che meritava di ottenere.Fondamentale anche secondo Bartalucci il ruolo svolto dalle istituzioni locali e regionali, e la decisa presa di posizione contro il licenziamento assunta immediatamente dalle segreterie regionali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt Uil della Toscana, così come “determinante è stata la solidarietà dei lavoratori del porto che si è manifestata con uno sciopero di due ore indetto unitariamente da Cgil, Cisl e Uil di Carrara.

Sicurezza sul Lavoro...

sabato 15 marzo 2008

Risposta ad Assindustria:

Leggendo il comunicato pubblicato Venerdì 14 Marzo da Assindustria ci sorge spontanea un dubbio: conoscono lor signori il significato della parola moderno? O ancora meglio hanno idea in quale anno del signore ci troviamo?

dal comunicato diramato deduciamo che:
o le poste hanno impiegato oltre 2 secoli a consegnare la missiva alla stampa locale,
o i nostri imprenditori hanno una strana idea della modernità.

Pare infatti che la sofferta decisione di licenziare un lavoratore sia cosa buona e giusta, un diritto delle aziende, che esercitano con sofferenza un atto necessario al buon funzionamento del sistema, mentre prendere le difese di sacrosanti diritti, ad esprimersi, a criticare, ad essere liberi, e prima ancora a pretendere sicurezza sui luoghi di lavoro, sia una cosa antica vecchia, fuori moda.
Adesso che di moda non siamo mai stati degli appassionati, al contrario di lor signori è cosa risaputa, sartorie ne bazzichiamo poche, con mille euro al mese non è così facile,
ma da qui a farci dare lezioni di modernità da dei padroni del vapore ce ne passa. Gli unici che sfidano il progresso e lo sviluppo dei tempi sono coloro che credono di poter giocare con le vite dei loro dipendenti come si trattasse di cose loro private. Il lavoro invece è la più sociale e pubblica delle attività perché è il fondamento della nostra Repubblica, come recita il primo articolo della costituzione. Sì il primo articolo di una Costituzione così obsoleta e fuori moda che da antifascisti pretendiamo ancora di difendere, perché uno degli ultimi baluardi, assieme allo statuto dei lavoratori, che permette a noi giovani di guardare al futuro, se non con serenità -vista la qualità dell’imprenditoria locale e del potere che i precedenti governi hanno messo loro in mano- almeno con un briciolo di speranza.


Giovani Antifascisti di Carrara

venerdì 14 marzo 2008

Perché in politica non c'è spazio per il secondo sesso

Comitato usciamo dal silenzio

presenta

PRIME DONNE

Perché in politica non c'è spazio per il secondo sesso

Un libro di Ritanna Armeni,sarà presente l'autrice

16 marzo 2008 0re 16

Associazione Briciole

Via Cervara (angolo semaforo lampeggiante Via F.Martini)

Massa

giovedì 14 febbraio 2008

CARICA RAGAZZE!


Scontri a Roma tra Manifestanti in difesa dei diritti delle donne e Polizia che cerca di impedire il corteo spontaneo auto-organizzato.






Ecco l'appello promosso!

Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta!

L'offensiva clericale contro le donne - spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.

Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere "cose", terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.

Lo scorso 24 novembre centomila donne - completamente autorganizzate - hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l'arroganza ipocrita di "difendere la vita". Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi - da qualunque pulpito provengano - di mettere a rischio l'autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l'ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.

Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l'insegnamento dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).
Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi".

domenica 3 febbraio 2008

COMUNICATO STAMPA contro sfratti a Caina

Siamo venuti a conoscenza dai diretti interessati che sono stati consegnati diversi ordini di sfratto ad alcune famiglie che hanno trovato alloggio tra gli appartamenti del complesso delle case popolari di Caina.
Non è certo a cuor leggero che si decide di occupare un alloggio in una zona soggetta da molto tempo alla proteste dei residenti per le difficoltà presenti nel quartiere.
Ci chiediamo pertanto se può, un amministrazione di sinistra, che si dice portatrice dei valori della Resistenza e dell'Antifascismo, affrontare il problema della casa con lo strumento dello sgombero forzato!
Siamo d'accordo con il Sindaco quando cerca di risolvere i problemi della città incontrando direttamente la popolazione, ma dobbiamo anche rilevare che la problematica degli alloggi risulta ancora come una delle più sentite. Sappiamo che non esiste una bacchetta magica per risolvere il problema e che non è così semplice trovare una risposta che soddisfi tutte le esigenze, ma ci appelliamo alla capacità di comprensione dell'amministrazione perché trovi una soluzione condivisa e che non usi i mezzi della forza contro la legittima aspirazioni di avere un tetto sopra la testa.

(ANPI Giovani Carrara)

lunedì 17 dicembre 2007

Eurostar, l'odissea finisce in tribunale



Li hanno lasciati soli. In mezzo a una campagna del casertano, tra Capua e Pastorano, con l'impianto di riscaldamento guasto

I 450 passeggeri che venerdì alle 12 e 17 a Lecce hanno preso l'Eurostar delle Ferrovie dello Stato per arrivare a Roma, pensavano di approfittare del massimo livello di qualità offerto dalla società guidata dall'ad Mauro Moretti. Non è stato così. Un'avaria ha bloccato il convoglio per sette ore. E un normale trasferimento si è trasformato in un incubo di venti ore. Tanto c'è voluto a far mettere il piede sull'agognata stazione Termini ai viaggiatori inferociti e vessati. Per loro l'odissea però non finirà con le scuse dell'azienda e la promessa di un integrale rimborso del biglietto. No. Prima di separarsi in oltre 300 hanno firmato un foglio con il numero di cellulare di ognuno. E si sono ripromessi di portare le ferrovie in tribunale. Assistiti in questo anche dal Codacons che ha già messo in cantiere la possibilità di una class action contro Trenitalia. Non può essere altrimenti dopo l'incubo che hanno vissuto. Sono rimasti bloccati su un viadotto, con il maltempo che imperversava e con binari talmente ghiacciati da impedire qualunque manovra al macchinista. Soli, fermi nel buio, e soprattutto abbandonati da tutti. Così quando i più piccoli, tra cui un neonato di cinque mesi, i più deboli, hanno cominciato a piangere per la fame e il freddo, la paura ha preso il sopravvento. Ancora una volta l'inimmaginabile sui binari italiani si è realizzato. Non è pensabile, infatti, che in un secolo ad alta tecnologia un treno si blocchi per il ghiaccio senza possibilità di essere rimorchiato, in tempi brevi, in una stazione. E non è altrettanto possibile che i soccorsi arrivino dopo sette ore dallo stop. Non ci sono scusanti dal lato informativo. Elena Zazzeri, avvocato che si trovava in uno dei vagoni ha raccontato a Il Tempo: «I passeggeri hanno immediatamente avvisato tutti. Ferrovie, polizia, carabinieri, vigili del fuoco e protezione civile sono stati immediatamente allertati. Ma per ore non si è visto nessuno». Non le Ferrovie che hanno mandato un convoglio di salvataggio solo dopo sette ore, dimostrando anche in quel caso l'incapacità di dominare l'emergenza. Dopo vari tentativi di trainare l'Eurostar guasto, senza successo, i passaggeri sono stati invitati ad attraversare i binari per salire sul treno giunto in soccorso. «Anche questo - racconta un passeggero - si è rotto dopo un centinaio di metri percorsi». Ma c'è un altro imputato per il disagio: la Protezione Civile. Un organismo che dovrebbe intervenire solo nei casi di emergenza. La notte del disastro gli operatori erano in attesa degli sventurati passeggeri alla stazione di Capua. Nessun mezzo si è messo in moto per andare incontro al treno bloccato. In questo caso non serviva l'addestramento particolare, ma solo il buon senso. La difesa abbozzata da Moretti non sembra soddisfacente. «Ci sono stati certamente errori - ha spiegato- perché? un treno non si deve mai fermare, ma abbiamo cercato di fare del nostro meglio». Debole anche la tesi del capo della protezione civile, Guido Bertolaso: «Siamo stati avvisati verso le nove, il blocco c'è stato intorno alle cinque. Avevamo dato la nostra disponibilità a portare soccorsi a bordo del treno, ma c'erano rischi per i nostri volontari legati all'attraversamento dei binari e all'alta tensione». Peccato che i passeggeri quei binari li abbiano attraversati al buio. Non è mancata la beffa. Ieri in serata Prodi sull'episodio ha detto: «Una cosa tremenda, ma c'erano migliaia di treni in giro».

giovedì 13 dicembre 2007

VITE DA PRECARI, MORTI DA LAVORO


Ancora una volta, 4 ragazzi, 4 operai morti in una tragedia sul lavoro. I 4 della ThyssenKroup si aggiungono ad altre migliaia di uomini e donne, vittime di una battaglia dura e difficile, quella nel luogo di lavoro. Sono quasi mille le lavoratrici ed i lavoratori che dal 1 gennaio ad oggi sono morti perché le imprese non hanno rispettato le norme di sicurezza, perché gli ispettori hanno deciso colpevolmente di chiudere un occhio, perché uomini e donne sono stati ricattati perché precari o in nero e costretti a lavorare in condizioni di pericolo.

Ognuno che viene ucciso, è una parte dei diritti di tutti e tutte noi che se ne vanno. La democrazia, quando anche la vita è a rischio, nel silenzio di una solitudine, non esiste più. Un grido di dolore, di indignazione, di solidarietà deve farsi lotta collettiva. Possiamo farlo, vogliamo dire basta.

Sappiamo riconoscere le responsabilità, gli operai di Torino le hanno denuciate, noi vogliamo farlo con loro.

La prima quelle di molte imprese che in questo paese rincorrono il profitto ad ogni costo, anche al costo della vita dei propri lavoratori, che continuano a chiedere risorse ad ogni finanziaria, che non spendono per garantire sicurezza e fare prevenzione, che sfruttano lavoratori e lavoratrici. Si apre un baratro se la ThyssenKroup può permettersi di chiedere, dopo una tragedia così, che l'industria riapra, che gli operai tornino in fabbrica, che i profitti continuino a crescere. 'Portafoglio pieno e senza cuore', ha ragione il padre di Bruno Santino. Ogni imprenditore nella cui impresa si verifica un incidente sul lavoro per negligenza nella garanzia delle norme di sicurezza, è per noi il responsabile morale e penale della morti bianche. Omicidi dunque che hanno dei mandanti e degli assassini, lo Stato italiano non può non perseguirli.

E ancora altre numerose responsabilità. Il governo che ha varato norme severe ma che poco o nulla ha fatto perché queste fossero rispettate. Il parlamento che chiude gli occhi di fronte alla precarietà e al ricatto che l'accompagna, che fa mostra di non vedere quando il tempo di lavoro invade l'intero tempo della vita, quando precari e precarie fanno lavori massacranti, pericolosi, con orari indecenti per un paese civile, accanto a macchine di morte: chi non fa nulla quando il lavoro diventa una moderna schiavitù porta con sé una responsabilità politica imperdonabile e inaccettabile. Pacchetto Treu, legge 30, l'ultima colpevole beffa con il protocollo sul welfare, dove si è impedito di fare passi in avanti sostanziali, firmato anche da tutte le parti sociali. Che si può dire ora della detassazione degli straordinari? Che si può dire di chi continua a negare un'organizzazione del lavoro democratica? Che si può dire di chi pensa che va impedita l'organizzazione del conflitto sociale dentro e fuori il lavoro?

Confidustria intanto ha continuato a ripetere negli ultimi mesi una sfacciata litania: 'guadagna di più chi lavora di più'. Noi sappiamo invece che 'vive di meno chi lavora di più', l'abbiamo sempre saputo, lo sappiamo ora con il dolore di quei quattro ragazzi morti nel cuore, con altre 3 vite appese ad un filo, lo sappiamo anche con le storie di chi continua a vivere con stipendi da fame, nell'ansia di un lavoro precario dietro l'altro, di una collaborazione a progetto sopra l'altra. Di chi lotta per una formazione, nella scuola e nell'università, che non sia pensata in funzione del mercato del lavoro, per la produzione di profitto. Per questo è prioritaria la riscrittura totale dell'attuale rapporto tra il mondo del lavoro e la formazione.

Migliaia sono le studentesse e gli studenti in stage, sfruttati e senza diritti, inseriti nei cilcli produttivi per garantire alle imprese manodopera a costo zero.

E' prioritario, quindi, che il governo accolga la nostra proposta di statuto dei diritti per gli studenti in stage, mettendo fine ad un'altra anomalia italiana, inedita in Europa.

Sono troppi i luoghi dove il tempo di lavoro diventa solo l'incubo dello sfruttamento e la vita, così, poco a poco scompare perché scompare il futuro e il presente diventa solo un soffrire per pagare l'affitto.

Sentiamo un legame tra noi e quegli operai che gridavano la propria rabbia al corteo di Torino.

Manifesteremo venerdì 14 dicembre, in coincidenza delle due ore di sciopero nazionale indette dai sindacati dei metalmeccanici, davanti a tutte le sedi di quella Confindustria che ci vorrebbe tutti e tutte invisibili. Il Governo faccia subito ciò che deve, investa risorse in questa finanziaria perché le norme sulla sicurezza siano rispettate, prenda provvedimento per diminuire l'orario di lavoro giornaliero, intervenga per una chiusura dei contratti nazionali favorevole ai lavoratori, cancelli le leggi che producono precarietà, costruisca un welfare innovativo che sottragga tutti e tutte dal ricatto e dall'insicurezza.

Noi non staremo ad aspettare, il futuro è ciò che chiedono indietro gli operai di Torino, ciò che anche noi vogliamo riprenderci!

martedì 11 dicembre 2007

SATIRA

Eccoci dunque a riprendere l'attività del blog.
al fine di riflettere su quanto di grave sia accaduto negli studi di "la sette" ecco una brillante intervista di Daniele Luttazzi.


La maggioranza delle violenze avviene in casa!


Il 69% delle violenze sessuali sono opera di partner, mariti o fidanzati, soltanto il 6% dovuto a estranei

Se anche considerasse che di questi autori estranei il 50% sono immigrati, si arriverebbe al 3% degli stupri, ha sottolineato Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'Istat.


La maggioranza delle violenze più gravi subite dalle donne avviene in casa, «eppure l'immagine che esce dagli organi d'informazione è molto diversa».

In Italia 6 milioni 743 mila donne dai 16 ai 70 anni hanno subito violenze, di cui un milione e 150 mila nel 2006.


1.400.000 ragazze ha subito violenza sessuale prima dei 16 anni.


In Europa il 12-15% delle donne subisce quotidianamente violenze domestiche che rappresentano la prima causa di morte tra i 16 e i 44 anni, ancora prima di cancro, guerre e incidenti.


La fallaci e razzisti vari hanno speso usato il tema della difesa delle donne, per giustificare da un lato l'esportazione della democrazia occidentale e dall'altro l'allontanamento degli immigrati clandestini.


Difronte a questi dati le stronzate svaniscono.

Resta la rabbia per una società sessista, che non avendo alcun titolo, utilizza strumentalmente situazioni di disagio per scaricare le proprie colpe.



Al prossimo cretino che vuole espellere gli immigrati perchè "non si può più girare per strada la sera" diteglielo chiaro e tondo chi è il primo colpevole.


L'Italiano? brava gente



lunedì 10 dicembre 2007

Fermiamoci un attimo


Oggi ci sarebbe stato molto su cui scrivere e rispondere:

La nascita dell’unità a sinistra, la censura che torna a far cadere teste, provocazioni inerenti il degrado urbano, il rapporto sul Censis relativo alle violenze sulle donne e al razzismo, ecc..

Francamente lo sconforto di queste ore non ce lo consente.

Per manifestare il dolore che in questo momento attraversa il paese non produrremo altri Post o risposte.

Da domani si riprende l’attività più consapevoli e determinati nell’affermare i diritti del lavoro e la condanna del profitto.

Giustizia per tutti i caduti sul lavoro!

mercoledì 5 dicembre 2007

8-9 Dicembre ROMA

E noi che si fa?

martedì 4 dicembre 2007

LEGA fuori legge!

Bettio (Lega): con gli immigrati
usiamo i metodi SS

«Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Ha usato queste parole il consigliere leghista Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale per dare il suo appoggio all’ordinanza anti-sbandati sottoscritta da Gobbo e chiedere metodi più duri contro gli stranieri che abitano in città.
A dare il "la" all’invettiva del consigliere, a suo dire, «l’ennesimo sopruso patito da un inquilino dei palazzi dove abitano anche gli immigrati». Bettio accusa, ma non spiega quando e cosa sia avvenuto per scatenare tanta ira. «Non è possibile che gli immigrati vengano a vivere nei nostri condomini e poi comincino a comportarsi come Ras di quartiere o terroristi - dice - dovrebbero rispettare le regole e invece prima fanno finta di non capire poi, se redarguiti, passano alla minacce. Il decreto è troppo tenero».

E lancia la sua proposta: «Gli immigrati che chiedono la residenza, se in possesso dei requisiti, dovrebbero essere messi sotto osservazione per sei mesi». Il piano, annunciato davanti ai volti increduli ma silenziosi dell’opposizione, suona più o meno come una prova d’esame: «Nel momento in cui ottengono la residenza - dice - la commissione dovrebbe assumersi il compito di seguirne gli spostamenti e controllarne il comportamento andando a chiedere informazioni anche ai vicini di casa. Passati questi primi sei mesi - continua Bettio - se gli stranieri si sono comportati bene, allora possono restare, in caso contrario devono essere sottoposti ad altri tre mesi di verifica e poi espulsi».

Poi l’affondo: «Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari». Dal banco della giunta, Gobbo annuisce e l’opposizione lascia correre: «E’ da anni che viviano il fenomeno dell’immigrazione - dice Sbarra - e la Lega, per propaganda, continua a spacciarlo come emergenza, invece di attivare tempestivamente politiche serie».
(04 dicembre 2007)

I nostri "cervelli", sottopagati e precari

Dal Corriere della Sera!!!!!!

Al Cnr 2.500 precari su settemila unità. Le paghe sono inferiori a quelle degli operai. Così si spiega la fuga



MILANO – Borsisti: 830 euro; assegnisti:1.100 euro; ricercatori: 1.200 euro. Sono questi gli stipendi netti medi italiani dei ricercatori al Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) nei 108 istituti presenti in Italia. Non è certo un gran valore quello che lo Stato riconosce ai "cervelli" italiani, gli scienziati giovani e meno giovani su cui poggia uno dei settori che dovrebbero essere considerati strategici nello sviluppo di un Paese. Stipendi bassi - nella media, nonostante anni di studio e di preparazione e elevata qualificazione, si è al di sotto del salario percepito da un operaio – a cui si aggiunge una grande precarietà.

PATRIMONIO DISPERSO - La fuga dei cervelli è una conseguenza anche di questo, del disagio che si vive giorno dopo giorno nei laboratori. Il risultato? La dispersione di giovani intelligenze impossibilitate che, proprio a causa della forte instabilità della posizione, si vedono, di fatto, ostacolate nel proseguire il percorso intrapreso. Attualmente il personale del Cnr è di circa settemila unità; tra loro i precari sono circa 2.500 tra i ricercatori e "solo" 150 nel personale amministrativo.

LE SPADE DI DAMOCLE – «Le spade di Damocle sono essenzialmente due - spiega il professor Francesco Clementi del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano -: le ultime Finanziarie hanno penalizzato lo sviluppo della ricerca italiana iscrivendo la categoria alla voce dei tagli e il blocco delle assunzioni è fermo al capolinea dal 2001. Siamo in fuorigioco rispetto agli standard internazionali, oltre ad avere un deficit nella bilancia dei pagamenti, in relazione alle tecnologie più avanzate tra i trenta paesi aderenti all’Ocse (Organizzazione dei Paesi più industrializzati). Ad aggravare il tutto si aggiunge la mancanza di fondi che nella fattispecie va a colpire i contratti a termine dei ricercatori e il mantenimento dei laboratori». E aggiunge: «Noi del Dipartimento di Farmacologia al Cnr - possiamo effettuare degli investimenti nei laboratori soltanto ogni quattro anni, cercando di colmare il gap, ma è troppo poco».

BIGLIETTO DI SOLA ANDATA - Oggi manca un flusso bidirezionale tra i cervelli che aumentano il prestigio della cultura scientifica: i ricercatori italiani lasciano il Paese, quelli stranieri non ne sono attratti. Così il gioco si rompe. Al punto che la grande differenza tra l'Italia e gli altri Paesi dell'Ocse è sintetizzabile con l’immagine di un biglietto di sola andata: chi esce e trova spazi all’estero poi difficilmente ritorna. Anche perché, chi non se ne va, resta in balia degli eventi aspettando un concorso che non arriva mai. È inoltre sempre più preoccupante l'abbandono di numerosi borsisti fin dalla prima fase della carriera, ovvero dopo la laurea e il successivo conseguimento del dottorato di ricerca triennale.

LO STIPENDIO DEL CNR - Uno dei disagi peggiori è lo stipendio che, oltre ad essere misero, come già evidenziato, viene riconosciuto con una modalità di pagamento cumulativa e non mensile. Non solo, dunque, un borsista deve accontentarsi di 830 euro al mese; ma questa cifra la prenderà soltanto a 90 giorni. Per esempio, la retribuzione di settembre/ottobre viene liquidata soltanto il 27 di novembre. Questo comporta che in molti casi sia necessario un intervento diretto delle famiglie per aiutare i "poveri" scienziati. Il risultato è una somma di situazioni precarie che porta come conseguenza un inatteso e gradito regalo ai centri di ricerca all’estero, pronti ad accogliere a braccia aperte le nostre "menti".

Ambra Craighero
04 dicembre 2007

giovedì 29 novembre 2007

2007 : UN ANNO PER LE PARI OPPORTUNITA’ ?


Secondo un rapporto preparato per una sessione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile, dall'università di Harvard, la violenza e' la prima causa di morte e di invalidità per le donne tra i 15 ed i 44 anni, ancor più del cancro , della malaria, degli incidenti stradali e persino della guerra. Secondo il Parlamento europeo, in Europa, la violenza e' la prima causa di morte per le donne tra i 16 ed i 55 anni. Emerge cosi una realtà drammatica che non risparmia nessun Paese.

Il più delle volte la violenza si consuma dentro le mura domestiche ad opera, di mariti, fidanzati, padri , fratelli. L'organizzazione mondiale della sanità ha stimato che il 70% delle donne, vittime di omicidio, e' stata uccisa dal partner.

Questa violenza può essere di matrice culturale e religiosa, ma non necessariamente e non nasce solamente da problemi di arretratezza culturale o religiosa ma si tratta di un problema globale, ricorrente in tutti gli stati, dai più arretrati ai giganti dell'economia: negli Usa sono stati nel solo 2001, 700.000 i casi di violenza domestica.

Le pratiche violente si manifestano in diversi modi e ambiti: abusi domestici , violenze nei luoghi di lavoro, tratta delle schiave del sesso e dello sfruttamento della prostituzione.

Ciò dimostra che la violenza sulle donne è intrinsecamente legata alla struttura socio-culturale delle nostre società, e che si estende ad altre sfere: la discriminazione nel mondo del lavoro e l'accesso alle istituzioni. Quindi non solo violenza fisica e sessuale, ma il problema si manifesta in modo più complesso e ha radici giuridiche, politiche, economiche e culturali , cosicchè la donna, ancora oggi, si trova in una condizione di inferiorità nelle relazioni sociali, familiari e lavorative.

La piattaforma di Pechino ribadisce il legame fra la violenza sulle donne ed i diritti umani, affermando che "la violenza contro le donne costituisce una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali delle donne e pregiudica o annulla il loro godimento di tali diritti e libertà" ed i diritti umani sono fonte di diritto ed hanno dunque una validità giuridica a livello internazionale.

Nonostante tali proclami la violenza sulle donne non accenna a diminuire, anzi e' in crescita esponenziale anche in Europa come già detto,ed i governi non lo affrontano come un problema politico a tutto tondo, ma solo dal punto di vista repressivo.

E’ invece fondamentale riconoscere gli atti di violenza al di fuori della loro legittimazione culturale, nella loro vera luce discriminatoria e delittuosa, non più violenza di genere nascosta nelle pieghe del delitto d’onore, né legata ai comportamenti delle singole donne, ma frutto di una radice ben più dura da estirpare.

In Europa la questione e' particolarmente inquietante, perchè, pur essendo oggi pervasa da forti contraddizioni di classe, da nuove conflittualità indotte dall'emigrazione, dalla riduzione dello stato sociale, e' stata nel passato il luogo della rivoluzione francese, della rivoluzione d'ottobre, delle lotte del movimento operaio, e soprattutto del femminismo.

La domanda che dobbiamo porci e': perchè questa crescita della violenza sulle donne nel cuore dell'Europa civile e nelle società a capitalismo sviluppato?

Non residuo di persistenti arretratezze, ma fenomeno in crescita, che ha sicuramente relazioni con un certo tipo di sviluppo economico-sociale, pervaso dal liberismo e dall'ideologia del mercato, che ha favorito l’indebolirsi della solidarietà sociale, della capacità dell' accoglienza di culture diverse, che ha dato l’impulso a fenomeni di violento razzismo, e che ha prodotto la precarietà del lavoro e dunque della vita, che rende tutti meno sicuri e più fragili.

Ciò che appare scoraggiante e' che non si vedono i segni di un'inversione di tendenza: il mercato sembra controllare non più solo la produzione, ma ogni aspetto della vita, della cultura, dell'espressione, delle relazioni personali pervase dall'esigenza di consumare tutto e subito, senza capacità di attesa e di costruzione.

Soprattutto i giovani appaiono particolarmente vulnerabili, perchè difficilmente riescono ad incontrare nella loro esperienza di vita, espressioni e soggetti portatori di valori alternativi.

Quale futuro può avere una società che produce insicurezza economica e sociale, perdita di chance, abbassamento della qualità dell'istruzione, ritmi di lavoro elevati, relazioni tra individui conflittuali ed aggressive?

I ripetuti episodi di violenza, abusi e molestie nei confronti di minorenni, spesso praticata in gruppo riprendendo le scene con i cellulari ci ricordano che la violenza si impara e si pratica da giovanissimi. Ciò riflette società imbarbarite, sotterraneamente violente, perdute nei valori, e circondati da adulti che non riescono a farsi carico della loro crescita.

La Commissione europea per le pari opportunità ha designato il 2007 come “Anno europeo delle pari opportunità per tutti” con l’intenzione di aprire campi di confronto sulle discriminazioni.

L’Anno europeo 2007 si concentrerà sulla lotta a tutte le discriminazioni, quelle di genere, di razza, etniche, religiose per incentivare la presa di coscienza da parte dei cittadini europei del proprio diritto a non essere discriminati.

Auspichiamo che tale iniziativa stimoli dibattiti e riflessioni sulla possibilità di incrementare la rappresentatività e la partecipazione delle donne alla vita sociale e politica.

Tanti sono i temi che incidono direttamente sulla vita di molte donne, quali il precariato, la disoccupazione, la doppia presenza e la difficile conciliazione dei tempi, la violenza.

Dentro il peggioramento generalizzato delle condizioni materiali, l’erosione dei diritti fondamentali del lavoro, i tagli allo stato sociale, siamo noi donne quelle che pagano il prezzo più alto, le più povere, le meno garantite.

Vorremmo che si sviluppassero momenti di discussione e aggregazione con il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul riconoscimento e la valorizzazione della diversità e della parità per la costruzione di una società più solidale.

Ilaria Paladini – Segreteria Provinciale PRC Massa - Carrara


martedì 27 novembre 2007

Comunicato degli Ultrà della Carrarese



Carrara 25.11.2007

Comunicato Curva Nord Lauro Perini

Anche noi come Curva Nord Lauro Perini aderiamo alla forma di protesta che è stata decisa, fra le altre, dagli incontri avvenuti a Milano. Questo perché riteniamo giusta una risposta Ultras al susseguirsi delle vicende iniziate dall’uccisione di Gabriele Sandri. Domenica mattina 11 Novembre 2007, infatti, un poliziotto uccideva con un colpo di pistola alla testa questo ragazzo, solamente perché partecipe di una presunta rissa (?!). Da questo purtroppo è scaturito, come sempre ormai succede, una condanna unanime da parte delle istituzioni (in primis dal nostro “carissimo” ministro Amato, già autore del precedente decreto assieme al ministro Meandri), dai vertici di polizia e dalla quasi totalità degli organi di informazione verso il mondo Ultras.


I fatti di quella mattina, avvenuti alle 9:00, sono stati volontariamente tenuti nascosti fino alle 13:00. Da subito si voleva far passare l’accaduto come accidentale (colpi sparati in aria) ed oltre a questo senza sospendere, come già avvenuto per il caso Raciti, le partite:


LA MORTE E’ UGUALE PER TUTTI!


Questo ha fatto si che, dalla rabbia per questi assurdi e vergognosi comportamenti tenuti dalle istituzioni, avvenissero nel pomeriggio degli scontri a Bergamo, Taranto, Milano e a Roma in serata, dopo la conferenza stampa delle 19:00, in cui il questore di Arezzo (probabilmente pilotato dai vertici), senza il benché minimo umano rispetto per la vita spezzata, parlava ancora di colpi sparati in aria, quando la realtà dei fatti era già fin troppo chiara a tutti, cioè Omicidio!!!


Questi scontri sarebbero stati evitati dando chiaramente notizia immediata della verità, e trattando il poliziotto come qualsiasi cittadino, che invece è tuttora in libertà, senza essere mai stato sottoposto ad esami alcolemici e tossicologici subito dopo il fatto, come di consueto avviene in questi casi.

Forse tutto questo era proprio studiato e voluto…..?!


Questa decisione allo sciopero del tifo oggi non va comunque ad intaccare la nostra mentalità Ultras, né a modificare il nostro giudizio su quelle tifoserie che continuano ad impugnare orgogliosamente le lame, a lucrare sul tifo e, e più recentemente, a sottomettersi per sporchi interessi alle autorizzazioni per striscioni, impianti audio e quant’altro.


Noi siamo contro a tutto questo da sempre, ritenendo proprio suddetti comportamenti, da parte di certe curve, il pretesto per le istituzioni di varare decreti anticostituzionali (vedi libertà di espressione scritta e verbale!!!) e conferire poteri speciali alle forze dell’ordine (vedi Daspo preventivi, sommari, arbitrari e ingiustificati!!!!!).



Non ci avrete mai come volete voi!!!


Curva Nord Lauro Perini

lunedì 26 novembre 2007

Sabato 24 Manifestazione contro le violenze sulle donne


Effetto palco, fuori programma

di Ida Dominijanni

su Il Manifesto del 25/11/2007



Si fa presto a dire «intolleranza», come fa la presidente del Telefono Rosa, o addirittura «ingiustificabile prevaricazione», come fa la presidente dei senatori dell'Ulivo Anna Finocchiaro. Si fa presto a giocare con le parole, come fa la ministra Melandri, dando delle «violente» alle militanti anti-violenza che l'hanno contestata. Si fa presto a titolare sulle contestazioni a Melandri, Turco, Pollastrini, Prestigiacomo, come fanno in coro le tv, dopo aver contribuito con le dirette a mettere al centro della scena le politiche di professione.
La verità è che le organizzatrici erano state chiare nelle loro intenzioni della vigilia: non volevano tra loro personalità politiche che avessero aderito al family day, che avessero preso posizioni familiste contrarie vuoi all'autodeterminazione femminile vuoi al riconoscimento di gay trans e lesbiche, che avessero dato il loro ok al pacchetto sicurezza, che avessero dato fiato alle campagne razziste anti-migranti in nome della tutela delle donne. Non erano esclusioni ad personam, e nemmeno riportabili alle consuete discriminanti dello scacchiere politico, destra-sinistra o governo-opposizione. Erano discriminanti politiche di merito, rivolte a destra e a sinistra, all'opposizione e al governo, che sarebbe stato opportuno prendere sul serio, perché sul serio vincolavano il programma anti-violenza della manifestazione a un orientamento anti-familista, anti-omofobico, anti-securitario, anti-razzista.
Ministre ed ex-ministre non l'hanno preso sul serio, bypassando allegramente i loro trascorsi familisti (Prestigiacomo) e le loro connivenze securitarie (Turco, Pollastrini, Melandri). E figurandosi - al solito - una manifestazione di donne come un giulivo raduno impolitico, tenuto insieme dal minimo comun denominatore del no alle botte e agli stupri e indifferente al (o manipolabile dal) modo in cui la politica istituzionale declina quotidianamente il tema della violenza. Ci hanno aggiunto infine il sale e il pepe dell'arrivo al corteo sotto scorta (Prestigiacomo, anche se su questo particolare le testimonianze divergono), e dell'automatico accomodarsi sotto i riflettori de La7 (Turco, Pollastrini e Melandri). Come non avessero mai sentito dire, queste ultime, che alle forme della rappresentazione mediatica il movimento femminista è da sempre sensibile quanto e più che alle forme della rappresentanza politica. E che se una manifestazione sceglie di concludersi in una piazza senza palco e senza leader, non è per fare spazio a una leadership di governo su un palco televisivo.