giovedì 7 maggio 2009
No al Fascismo, No a forza nuova!
NON MANCATE!
Gli Antifascisti di Massa Carrara
giovedì 22 gennaio 2009
Gravissima decisione del Comune di Pisa
Alla riunione svoltasi oggi nella sala riunioni del II Liceo erano presenti rappresentanti della Rete dei Comunisti, A.N.P.I., PRC, Associazione comunista Pianeta Futuro, Sinistra critica, circolo agora’, Associazione marxista Politica e Classe, Osservatorio sull’antifascismo.
Di seguito elenchiamo gli obiettivi prefissati per dispiegare sul territorio una campagna contro un provvedimento comunemente giudicato, nel metodo e nel merito, gravemente lesivo di della libertà di parola e del diritto ad esprimere, sulla base di una circostanziata ricerca storica, il punto di vista degli antifascisti su di una vicenda, quella delle foibe, distorta e stravolta scientemente da un revisionismo storico imperante nell’attuale establishment italiano.
1) raccolta di adesioni di singoli ed organizzazioni su appello in calce alla presente mail
2) presenza collettiva alla discussione che si svolgera’ in Consiglio Comunale giovedì 22 gennaio ore 15. Al secondo punto dell’OdG e’ prevista la discussione sulle motivazioni che hanno spinto la Giunta a negare la biblioteca - SOLLECITIAMO TUTTI A PARTECIPARE ATTIVAMENTE A QUESTO CONSIGLIO COMUNALE
3) richiesta ufficiale di incontro al Sindaco ed all’Assessore alla Cultura del Comune di Pisa inoltrato da tutte le realta’ che sottoscrivono l’appello per sabato 24 gennaio e contestuale convocazione di una prima conferenza stampa dei firmatari sotto il comune di Pisa
4) valutare tutti i possibili ricorsi e vie legali contro la negazione della Biblioteca – Possibile ricorso al TAR e / o richiesta di intervento al difensore civico
5) sollecitare partiti, associazioni, singoli intellettuali a prendere la parola attraverso lettere e dichiarazioni pubbliche da inviare ai mass media
6) conferenza stampa di alcune figure di rilievo tra gli aderenti al convegno (abbiamo pensato di contattare Margherita Hack da tenersi sabato 31 gennaio di fronte al comune di Pisa
7) presentazione del libro alla biblioteca comunale o in altra sede nella data prestabilita: giovedi 5 febbraio
CHIEDIAMO A TUTTI COLORO CHE RICEVONO LA PRESENTE MAIL DI INVIARE LA PROPRIA PERSONALE ADESIONE ALL'APPELLO E DI DIFFONDERNE IL TESTO IN TUTTE LE MAILING LIST DI RIFERIMENTO.
Di seguito, il testo dell’appello:
Per una biblioteca pubblica al servizio del confronto delle idee.
Appello in difesa del diritto di espressione.
Lo scorso 10 gennaio l’Assessore alla Cultura del Comune di Pisa, a nome dell’Amministrazione comunale, ha deciso di negare l’uso della Biblioteca comunale per la presentazione di un libro che raccoglie gli atti di un convegno nazionale tenutosi nel febbraio 2008 a Sesto San Giovanni (MI).
Prima di entrare nel merito dei contenuti di un convegno di cui si vogliono rendere pubblici gli atti, vorremmo esprimere la nostra profonda perplessità ed inquietudine per un provvedimento che appare, a tutti gli effetti, atto negazione di un diritto elementare: quello della libera espressione delle idee e della ricerca storiografica, in questo caso supportate da storici di fama internazionale.
Censure di questo rilievo e livello sono legittime e possibili, nel nostro paese, se ad essere proposte fossero idee dichiaratamente anticostituzionali, perché di stampo fascista, nazista, xenofobo o discriminatorio verso minoranze etniche o religiose.
Il testo per il quale è stata richiesta la sala della Biblioteca comunale, dal titolo “Foibe, revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica – Atti del convegno Foibe: la verità. Contro il revisionismo storico”, tratta invece di un evento della storia italiana reso di stridente attualità a causa di una profonda rilettura di quel particolare periodo.
L’Assessore alla Cultura del Comune di Pisa, Silvia Panichi, a nome dell’Amministrazione Comunale, esplicita il diniego della sala con la seguente motivazione: “…Si tratta di un argomento particolarmente doloroso e ancora in via di elaborazione storiografica per cui un analisi troppo netta e orientata rischierebbe di offendere la sensibilità di alcuni, soprattutto in prossimità della data del 10 febbraio, scelta in modo ufficiale come giorno del ricordo”, riferendosi alla Giornata del Ricordo istituita con legge n. 92 del 30.4.04. per l’istituzione del quale è stata evidentemente accettata una elaborazione storiografica.
Le tesi sostenute dal convegno al quale si nega oggi una sala pubblica contestano quella elaborazione storiografica.
Impedire la libera espressione delle idee, in questo caso attraverso un punto di vista storiografico alternativo a quello ufficiale, se fatto nel rispetto dei principi costituzionali e con il rigore scientifico che riconosciamo all’opera, significherebbe operare un vulnus senza precedenti nella storia democratica della nostra città.
I sottoscrittori del seguente appello chiedono agli organi politico/istituzionali alla guida del Comune di Pisa di concedere la sala della biblioteca Comunale per la presentazione degli atti di questo importante convegno storico, preservando così il carattere aperto, di palestra delle idee che da sempre ha caratterizzato la nostra città.
Prime adesioni individuali
Giorgio Vecchiani, Presidente A.N.P.I. Pisa, Manlio Dinucci, saggista; Cinzia Della Porta, presidente del Circolo agorà, Andrea Venturi, consigliere comunale della Rete dei Comunisti a S. Giuliano terme
Prime adesioni di organizzazioni
Rete dei Comunisti, Osservatorio sull’antifascismo, RdB CUB, Associazione comunista Pianeta Futuro, Sinistra Critica, circolo agorà Pisa, Associazione marxista Politica e Classe, Confederazione COBAS, PRC, PdCI, Associazione Italia Cuba sez. Pisa.
SABATO 24 GENNAIO CORTEO ANTIFASCISTA A PRATO
Studentesco Autonomo riunito nella sede di Rifondazione Comunista di V.M.Nistri a Prato
e ferimento di uno studente), l'assemblea, riunitasi giovedì 15 presso gli stessi locali,
convoca una MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA per il pomeriggio di SABATO 24
GENNAIO in forma di CORTEO per le vie del CENTRO CITTADINO.
La piattaforma della manifestazione (denominata “PRATO ANTIFASCISTA”, come riporterà lo striscione d'apertura del corteo) è stata redatta sulla base degli interventi effettuati durante l'assemblea stessa e costituisce la base sulla quale aderire.
1. Condanniamo in maniera netta l'aggressione subita dai giovani compagni del Collettivo
Studentesco Autonomo, sottolineando che questo è solo l'ultimo di una serie di episodi di
violenza che hanno come obiettivo il “diverso” e che, negli ultimi anni, si sono verificati semprepiù spesso nella nostra città. Sarebbe sbagliato valutare il fatto, come spesso accade in questi casi da parte dei media e di certa parte della politica istituzionale, come una “guerra trabande”, una “ragazzata”, un episodio di “bullismo” o “violenza di strada”.
Ricordiamo infatti negli ultimi anni: il migrante pestato e abbandonato sulle rotaie da parte di
ragazzi della “Prato-bene”, l'uccisione di due senzatetto ed il ferimento di una terza, le
minacce ricevute da appartenenti al “Comitato gay e lesbiche Prato” e altri ragazzi e ragazze
appartenenti alle comunità gay lesbiche bisessuali trans queer (GLBTQ), le offese e le
aggressioni ad appartenenti alla comunità cinese, le minacce subite quotidianamente dai
ragazzi impegnati nei collettivi studenteschi di sinistra da parte di coetanei dichiaratamente
neofascisti, le provocazioni a suon di saluti romani nelle Case del Popolo e alle feste di partito,la comparsa di numerose svastiche, croci celtiche e scritte razziste sui muri di varie parti della città.
2. Da una lettura sistematica dei fatti, non possiamo poi non notare come questi avvenimenti (ormai comuni in molte parti del Paese) siano sintomo evidente di una deriva morale e culturale della nostra società e le cui cause vanno ricercate in una serie di fattori:
- Alle condizioni di vita precarie di larghi strati di popolazione, legate allo sfruttamento dei
lavoratori, alla perdita di diritti sul lavoro, ai costi di una crisi capitalista che come sempre
viene scaricata sui più deboli. Ma anche alle difficoltà nel potersi permettere una casa (affitti
alle stelle, per non parlare dei mutui), agli oneri sempre più alti di chi studia o intraprende
carriere accademiche e si trova a dover dipendere dalle famiglie.
- Alla precarietà materiale si accompagna una precarietà culturale ed intellettuale,
responsabili i mezzi di informazione di massa (o sarebbe meglio chiamarli di
disinformazione? o, meglio ancora, di distrazione, vista la mole di notizie oscurate o
manipolate e la quantità di idiozie propinateci giornalmente), così come larga parte della
classe politica che, tanto a livello nazionale come locale, ha passato gli ultimi anni ad
equiparare Partigiani e repubblichini, riformare i programmi scolastici in senso revisionista e
sottovalutare , se non quando spalleggiare, i movimenti di estrema destra, concedendo loro
anche spazi pubblici e/o istituzionali.
- Al lavoro dei vari governi e la legiferazione delle ultime legislature, mirati alla difesa degli
interessi del capitale piuttosto che delle popolazioni, al predominio del commercio rispetto
alla difesa dei diritti delle comunità, alla prepotenza proibizionista e alla repressione invece
che all'educazione al bene comune e alla responsabilità individuale, alla paura e diffidenza
verso lo “straniero” piuttosto che all'integrazione e alla valorizzazione dell'interculturalità.
3. L'Antifascismo, valore costituzionale e fondamento dell'Italia repubblicana si vede in tale
tragico contesto relegato a valore “di parte” e “vecchio, fuori tempo”, anziché universale e
attuale come crediamo sia; crediamo inoltre che, separato da altre rivendicazioni di tipo
sociale, politico, economico ed ambientale che da sempre, seppur con mille differenze e
specificità, caratterizzano i partiti e le aggregazioni politiche e sociali figlie della Resistenza, l'antifascismo diventi solo un fantoccio svuotato di ogni significato reale, buono per essere sventolato in occasione delle ricorrenze o commemorazioni ufficiali, o per convenienze politico-elettorali;
ripudiamo infine l'antifascismo “da salotto”, quello fatto a parole e nonpresente fisicamente e culturalmente sul territorio, nelle strade, nelle piazze, nei circoli.
Chiediamo quindi alle istituzioni che governano la città e la provincia il fermo impegno a
contrastare la crescita di qualsiasi movimento, associazione od organizzazione politica che
si richiami o faccia riferimento a principi di stampo fascista, nazista, razzista, sessista.
Ciò a partire dal divieto di aperture di eventuali sedi che, come si è visto in realtà a noi vicine
(Lucca, Pistoia) altro non portano che a un incremento di episodi violenti di matrice squadrista e xenofoba, oltre al divieto di ogni attività promozionale e di propaganda e alla non concessione di spazi pubblici e/o istituzionali per iniziative pseudo-politiche o pseudo-culturali di stampo revisionista o inneggianti a supposte supremazie etno-culturali.
Si richiede inoltre l'impegno nella costruzione di iniziative e percorsi finalizzati all'integrazione e al mantenimento della memoria storica, nonché alla valorizzazione dei principi costituzionali di uguaglianza e antifascismo.
Chiediamo pertanto a tutte le forze politiche, associazioni, movimenti, singole/i che si
riconoscono nei valori della Resistenza e dell'Antifascismo e che concordano con quanto
esposto dalla piattaforma l'adesione formale al corteo di Sabato 24.
Specifichiamo che per noi la manifestazione non è un punto d'arrivo bensì di partenza per un
percorso che porti alla costituzione di un'assemblea permanente antifascista pratese (o come vorrà chiamarsi una volta costituitasi) la quale si porrà come obiettivi:
*
il monitoraggio continuo su ciò che accade in città e dintorni che possa essere ricollegato
all'attività di aggregazioni neofasciste
*
- ferma opposizione all'apertura di sedi o qualsiasi attività propagandistica della destra estrema
- denuncia di qualsiasi episodio (di revisionismo, discriminazione, etc.) possa fomentare
l'espansione del razzismo e neofascismo
*
- promozione di iniziative volte a mantenere alta l'attenzione sul fenomeno delle nuove destre
radicali e che respingano la cappa di revisionismo, autoritarismo, intolleranza che si fa ogni
giorno più pesante togliendo il respiro al nostro futuro.
*
E' evidente che una massiccia partecipazione alla manifestazione darebbe maggiore slancio alla costituzione dell'assemblea permanente e al suo radicamento sul territorio.
*
Promotori dell'assemblea del 15 gennaio e della proposta di manifestazione:
*
Colletivo Studentesco Autonomo
Rete Antifascista Pistoia-Agliana-Prato
Partito della Rifondazione Comunista
Partito dei C.A.R.C.
Comitato Antimperialista Antifascista “29 martiri di Figline”
Hanno partecipato attivamente all'assemblea del 15/1 e contribuito alla stesura della piattaforma:
C.S.A., R.A.F. Pt-Po, P.R.C., C.A.R.C., Comitato Antimperialista Antifascista 29 martiri, P.dC.I., P.M.L.I.,
C.G.I.L., singoli.
Presenti ma non intervenuti rappresentanti di:
centri sociali, individualità anarchiche e movimenti sociali non pratesi.
venerdì 2 gennaio 2009
Solidarietà all'RDA May Day
Il 25 aprile 2008, la Rete contro la precarietà della Spezia ha deciso di ricordare la Liberazione, organizzando un presidio per riaffermare l’importanza dei valori e delle idee antifasciste e di resistenza, in una società come quella odierna in cui grazie alle politiche dei partiti di centro destra e centro sinistra l’autoritarismo, il razzismo e la paura governano sovrani.
Prevedibile e banale è arrivata l’ennesima provocazione da parte di 3 loschi fasci figuri (Mammi, Procaccini e un terzo camerata) che spintonando, brandendo cinture, minacciando di morte, pretendevano di passare nel mezzo del presidio.
Ma così non è andata… ed i nostri prodi per cavarsi dall’impiccio hanno dovuto invocare l’aiuto della polizia, che complice e asservita ha fatto disperde il gruppo degli antifascisti.
Ma quel 25 Aprile per noi che eravamo in piazza è stato davvero la festa della liberazione dai fascisti e dal fascismo e dall’arroganza di chi crede che la resistenza e le pratiche dei partigiani siano lettera morta e che invece l’ideologia fascista con le sue pratiche fatte di sopraffazione e di aggressione di pochi nei confronti di molti, come sono i presidi contro i campi Rom e le ronde contro gli immigrati, complici i partiti tutti e il loro revisionismo social democratico, possa in modo indisturbato tornare a trionfare.
Alla violenza squadrista invece questa volta è stato risposto.
E così, visto che i picchiatori fascisti con l’avvallo di tutti i sinceri democratici siedono comodamente e naturalmente nella grande caserma della democrazia, in comune come in parlamento, e l’olio di ricino è poco politically correct e poco digeribile per le loro nuove frequentazioni, per difendersi il fascista Mammi ed i suoi compari si sono fatti confidenti della polizia e della magistratura, dimostrando una perfetta conoscenza delle regole del gioco democratico, con l’obbiettivo di trasformare l’antifascismo in un problema si, ma di ordine pubblico, da disbrigare nella aule di un tribunale.
Come se le pratiche antifasciste e di resistenza potessero essere giudicate attraverso il codice penale, come se la lotta e l’opposizione al fascismo possa essere considerata giusta a seconda dei periodi storici.
Ma questo si chiama revisionismo e non antifascismo.
E forse proprio questo è il pensiero della giunta comunale (PD, Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Socialisti Democratici) che, mai solerte come in quei giorni nelle sue dichiarazioni pubbliche, ha definito un atto di resistenza contro i fascisti una violenza inqualificabile, che va al di fuori dei binari della civiltà democratica e che offende l’intera comunità.
Di fronte a simili affermazioni non possiamo che constatare che l’antifascismo istituzionale è scomparso per sempre, e augurarci che i nostri cari amministratori inizino a fare i conti con il loro ipocrita antifascismo mediatico e smettano una volta per tutte di usare parole, persone e vite infangandole e svuotandole di significato, dal momento che siedono con i vecchi e nuovi fascisti ogni giorno nelle sale del governo e si spartiscono con loro fette di potere.
Ci piacerebbe che una volta per tutte ammettessero che hanno stretto un
patto di sangue con i partiti che dichiaratamente si richiamano al fascismo, non tanto per i loro altissimi ideali di democraticità e di rispetto delle
differenti posizioni, ma perché loro per primi non hanno nessuna difficoltà a mischiarsi con i nuovi e vecchi picchiatori e servi del Capitale, e perché non riescono a trovare nessuna divergenza ideologica fra il loro fascismo democratico di centro sinistra che fa costruire lager per immigrati, città con eserciti per le strade, leggi sul decoro urbano e provvedimenti populisti, e quello di centro destra che invece di usare la carota usa il manganello.
Quelli e quelle che ricordano e si oppongono, e che riconoscono in Forza
Nuova,la Destra, Casa Pound gli eredi più stupidi,più evidenti, più beceri e più diretti del fascismo del ventennio, mache sanno che gli eredi più pericolosi stanno nel PD e nella sua politica populista e sinceramente democratica.
RETE CONTRO LA
PRECARIETA'/RDA MAY DAY c.s.o.a.
sabato 20 dicembre 2008
Respinto il presidio razzista dei neofasisti a Turano
Si dicono fieri e coraggiosi difensori dell'italica purezza, ardimentosi combattenti contro l'invasione degli impuri, ma sabato scorso a Turano non si è presentato nessuno. Forse avevano di meglio da fare, forse mangiare carote, o forse cominciano a capire che sotto le vette delle Apuane non si passa tanto facilmente.
Così la settimana successiva sono riusciti a farla franca, alla loro maniera: approfittando di un corteo regionale a Pistoia hanno organizzato un presidio in tutta segretezza (a parte aver avvertito questura). Se qualcuno aveva dei dubbi...
giovedì 11 settembre 2008
ITALIA , anno del signore 2008, ma che senso ha essere ancora Antifascisti?
Perchè in italia a oltre 60 anni dalla fine del 2° conflitto mondiale continuiamo a dirci ANTIFASCISTI!
Questo è il motivo
e leggete perchè non possiate dire "io non sapevo!":
Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza
Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale delle giostre a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli [quattro minorenni], dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Cristian Udorich con la sua compagna e i loro tre bambini. Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom.
Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a Busto Arsizio [Varese] ed è un prete tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all’aiuto di Sergio Suffer dell’associazione Nevo Gipen [Nuova vita] di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme».
«Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi».
La voce si incrina per l’emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri».
«Appena siamo entrati,erano circa le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte».
Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino’».
Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l’incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all’ospedale di Desenzano [Brescia].
Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di Verona – dice ancora Cristian – L’avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucardrom.blogspot.com. La stampa nazionale e locale vigliaccamente tace non scrive nulla, salvo l’Arena di Verona. La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.
di Gianluca Carmosino (Carta)
lunedì 8 settembre 2008
La nostra Resistenza
Esattamente sessantacinque anni fa, durante le giornate dell’8 ed il 9 settembre 1943, all’indomani della proclamazione dell’armistizio con gli Alleati, l’Italia venne occupata dalle truppe naziste. In quelle giornate piccoli gruppi di antifascisti, capeggiati dai dirigenti liberati dal confino, presero l’iniziativa e cominciarono a radunare uomini ed armi, preparando il terreno per quel movimento di massa che fu la Resistenza.
L’inizio, però, fu tutt’altro che semplice. Proprio nel pomeriggio dell’8 settembre gruppi di antifascisti, in appoggio a reparti di ciò che rimaneva del Regio Esercito, si opposero in armi all’occupazione delle truppe hitleriane a Roma, segnando con la battaglia di Porta San Paolo e delle vie consolari del Testaccio un primo fondamentale episodio di aperta ostilità al nemico. La battaglia fu inevitabilmente perduta, visto che gli alti ufficiali delle forze armate, fedeli alla monarchia ed a Badoglio, si rifiutarono di opporre resistenza all’invasore. Così non fu per i soldati ed alcuni ufficiali, che scelsero di darsi alla macchia ed unirsi alle formazioni partigiane. Ma tra gli animatori della battaglia di Roma troviamo dei futuri protagonisti e comandanti partigiani della Resistenza tra cui, solo per citarne alcuni, Longo e Secchia per i comunisti, Pertini per i socialisti, La Malfa per gli azionisti.
Nella notte fra il 9 ed il 10 settembre ’43 gruppi di patrioti, esasperati dalla fame, dai bombardamenti e dalla miseria della guerra, presero d’assalto la caserma del Vasto a Napoli, procurando le prime munizioni per i resistenti che, durante le Quattro giornate, scacciarono l’invasore. In tutta Italia i soldati ed i civili si diedero alla macchia per sfuggire ai bandi di arruolamento forzato della Wermacht ed ai rastrellamenti delle S.S..
Tutte le organizzazioni antifasciste dovettero fronteggiare difficoltà enormi per stabilire contatti e collegamenti con coloro che, anche tentando la fuga verso i monti, tentavano di resistere al nemico. Inoltre, quando venne costituita la Repubblica di Salò, tutta la marmaglia radunata da Mussolini, costituita da criminali liberati dalle carceri in compenso di vitto ed alloggio, pianificò il terrore tra la popolazione civile, aiutando i nazisti a saccheggiare, depredare e massacrare il nostro popolo, già martoriato da venti anni di fascismo e dalla Seconda guerra mondiale.
Soltanto il Partito Comunista Italiano, forte di una ventennale esperienza di cospirazione al regime, ebbe la capacità di organizzare la lotta, sia sul piano civile, tra gli operai, le donne ed i giovani, sia sul piano militare, costituendo da subito le Brigate d’assalto Garibaldi ed i Gruppi di azione patriottica, pianificando azioni di guerriglia in montagna ed in pianura. Gli Alleati angloamericani, che sbarcarono in Sicilia e risalirono lentamente la penisola, incontrando gravi difficoltà nell’avanzata, mantennero sempre un atteggiamento ambiguo nei confronti della Resistenza, se non di aperta ostilità: distribuivano aiuti economici alle organizzazioni moderate e conservatrici, come i monarchici ed i democristiani che tendevano ad impedire la lotta armata, per paura che i comunisti e le sinistre riuscissero a conquistare la coscienza politica del nostro popolo, con il risultato di accelerare la sconfitta dei nazifascisti e radicalizzare il conflitto di classe nel paese.
Nonostante il boicottaggio alleato, l’attesismo dei partiti conservatori, la furia sanguinaria e davastatrice dei nazifascisti quel piccolo pugno di rivoluzionari, che per anni si era opposto al regime, sfidandone la polizia, la rete di delatori, le botte, le galere ed il confino, riuscì a costruire un vero e proprio esercito partigiano, che umiliò un nemico inizialmente invincibile, e lo cacciò per sempre dalle nostre terre. Si pose, inoltre, alla testa del nostro popolo, che conquistò il diritto a decidere del proprio destino, liberandosi della monarchia, e scrisse, nero su bianco, quei diritti affermati con la lotta.
Al revisionismo contemporaneo, che presenta ai giovani la Resistenza come un secondo Risorgimento, quando semmai è stato l’unico reale processo di unificazione nazionale nella coscienza civile degli italiani, non si può rispondere soltanto invocando la “memoria”. Tutte le tradizioni per vivere in un popolo devono essere rinnovate; l’antifascismo, con tutto il patrimonio di progresso politico e sociale di cui si fa portatore, non può essere contemplato come un’idea astratta, che improvvisamente ha mutato l’ordinamento politico e sociale del nostro paese. Questa è l’ipocrita lettura che danno le istituzioni borghesi, per lavarsi la faccia di fronte alle organizzazioni combattentistiche e dei deportati, mentre tagliano i fondi all’A.N.P.I., riscrivono i libri di testo scolastici, presentando i partigiani ed i repubblichini come figli di una comune “passione” politica, mentre lasciano agire impuniti i gruppi neofascisti, ringalluzziti dal clima politico, che pestano ed uccidono giovani ed immigrati.
No, per noi comunisti l’antifascismo non può essere questo. Per noi l’antifascismo è l’insegnamento che di fronte alla situazione più disperata ed alle difficoltà più grandi esiste sempre la speranza di cambiare le cose. E l’unico modo per farlo è lottare, restituendo agli sfruttati nuova linfa per il riscatto di massa.
Antifascismo per noi oggi significa lottare con più forza ed organizzazione contro vecchi e nuovi oppressori, contro Berlusconi ed il governo delle destre, contro i padroni, che fanno lavorare tanto e pagano poco, uccidendo padri di famiglia. Antifascismo significa prepararsi a qualsiasi difficoltà, tenere duro quando gli altri mollano, combattere quando gli altri si arrendono. L’antifascismo per noi, e per tutti coloro che non accettano l’ingiustizia della realtà, significa continuare quella lotta cominciata sessant’anni fa e mai conclusa. Forse è per questo che la parola Resistenza per noi non è una lapide da commemorare, ma una parola che descrive il passato, il presente ed il futuro.
8 settembre 2008,
Daniele Maffione
Tornano i manganelli
Da Milano a Vicenza, a difesa di Fascisti e Basi militari straniere, torna di moda il manganello.
Sotto il nuovo governo Berlusconi gli apparati con il monopolio della violenza sembrano tornare ai vecchi fasti di un tempo quando molte storture della società si appianavano a colpi di...manganello.
Solo sabato in ben due città la polizia risfodera con piacere i vecchi strumenti, e così si colpisce chi lotta ogni giorno contro razzisti e prepotenti.
Come sinceri democratici non possiamo che condannare questi metodi brutali di risoluzione delle controversie sociali. Manifestare è un diritto costituzionale eccessivamente limitato da leggi fasciste fuori dal tempo e lontane dalla realtà.
Non possiamo quindi che solidarizzare e dimostrare vicinanza a tutti i pestati nella giornata di sabato 6 settembre.
Mai un Passo indietro!
a Milano (per maggiori info clicca qui)
e a Vicenza: (per maggiori info clicca qui)
martedì 26 agosto 2008
Mobilitazione per i compagni versiliesi!
(clicca qui per maggiori info)
i compagni versiliesi si stanno riorganizzando per manifestare indignazione per gli atteggiamenti sempre più violenti e prepotenti dei potestà locali del PDL.
Volantino ufficiale: DATA ORA e POSTO CONFERMATI!
“
MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA
L’assemblea tenutasi il giorno 25 presso la sede del PRC di Pietrasanta, partecipata oltre ogni ottimistica aspettativa da giovani ed anziani/e antifascisti/e, ha deciso di continuare la mobilitazione dopo i fatti avvenuti il giorno 19 quando, alla presenza del senatore Servello, si commemorava il fascista Almirate (razzista e fucilatore di partigiani) nel ventennale della sua morte. Nell’occasione si è esaltato il fascismo e il razzismo almirantiano. Contro alcuni compagni presenti, che hanno denunciato gridando che ciò rappresentava apologia di reato (
·
·
·
· Noi, cittadini della Versilia e non solo, antifascisti per memoria storica e per consapevolezza del presente, vogliamo ribadirlo agli amministratori di Pietrasanta.
INVITIAMO TUTTI I/LE CITTADINI/E DEMOCRATICI/CHE, GLI/LE ANTIFASCISTI/E A PARTECIPARE
CONTRO I RAZZISTI DI IERI E IL RAZZISMO DI OGGI
DOMENICA 31 AGOSTO ORE 17
CONCENTRAMENTO AL PONTILE DEL TONFANO
Riprodotto in proprio 26 agosto 2008—Assemblea 25 agosto-Pietrasanta (LU)
giovedì 21 agosto 2008
episodio squadrista alla versiliana
Massima solidarietà dai compagni di Carrara!
il volantino:
Un caffè sempre più nero
“tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuorilegge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena.....” 10 aprile 1944
Parte del testo di un manifesto firmato dal comandante della piazza Giorgio Almirante contro i partigiani. Documento ritrovato nel 1971 nell’archivio comunale di Massa Marittima (Grosseto)
Martedì 19, al caffè della Versiliana, verrà ricordata la figura del defunto segretario e fondatore del MSI, Almirante. L’ex assessore Simoni e presidente della “Fondazione Versiliana” (una delle tante cariche da lui ricoperte) ha difficoltà a capire che la cosa pubblica è ben diversa dalla cosa privata.
Già con i “percorsi del ‘900”, voluti dallo stesso Simoni, nelle passate edizioni, si tentava di riscrivere la storia invitando sul palco del caffè ex camice nere e negazionisti, presentando libri di esaltazione dei “ragazzi” di Salò (comprese le famigerate e criminali Legioni Tagliamento e Muti), cercando colpevolizzazioni dei Partigiani che, nell’operazione revisionista, diventavano assassini dei “poveri giovani”, colpevoli solo di “aver fatto una scelta sbagliata” (poco importa che questi “ingenui giovani” fossero l’avamposto delle residuali forze naziste dedite ai massacri di civili inermi). Ora serve rivalutare la figura storica del padre fondatore, quel Giorgio Almirante che, come lo stesso Fini ha ricordato, avvallò le leggi razziali; il gerarca fascista repubblichino che firmò i manifesti per la caccia al partigiano combattente.
ALMIRANTE: fascista, razzista, assassino.
Da tempo abbiamo compreso il senso dell’operazione e tutto questo non ci stupisce visto il contesto di deriva politico-sociale che tenta di imporre un pensiero unico e dominante. Non ci stupisce, ma ci spaventa.
La destra più retriva e reazionaria sta lanciando sassi per vedere fino a quale punto possano arrivare, va avanti a spallate. I vari Simoni lo fanno lavorando sulla storia e sulla cultura, altri sulla politica e sui rapporti sociali.
Si crea la paura dello straniero, per vendere pillole di sicurezza. Tutto controllato dall’esercito armato per le strade, un po’ alla volta… tanto per abituare la vista.
Si grida a giornalisti di smettere di scrivere ciò che pensano e si fanno leggi contro la pubblicazione delle intercettazioni.
Si ammanetta la magistratura che mette in discussione le leggi (personalizzate) per i capi intoccabili. Poi, nel silenzio, le ruspe nei campi rom e la presa delle impronte digitali.
Si addita il diverso, si criminalizza il dissenso…
Si minimizzano le morti sul lavoro…..
Si mettono a tacere i sindacalisti che lottano……e la precarietà e la povertà aumentano.
I singoli fatti forse a qualcuno non sembrano allarmanti, ma la visione di insieme ci ricorda una storia già vista. Ci auguriamo che tutti i cittadini e tutte le cittadine riprendano in tempo le loro vite in mano, prima che sia troppo tardi. Che tutti vigilino affinché questa deriva sia fermata. Sappiano comunque che noi, come allora fecero i nostri genitori ed i nostri nonni, ci uniremo insieme, non per odio, ma per dignità, e ci ritroveranno ancora al nostro posto, uomini e donne liberi/e, sotto quel monumento che si chiama, ora e sempre, RESISTENZA.
18 agosto 08
Partito Comunista dei Lavoratori (Lucca-Versilia)—PRC Pietrasanta---PRC Forte dei Marmi---PdCI Pietrasanta---Dada Viruz Project Versilia--- Sinistra Critica Versilia.
martedì 19 agosto 2008
64° anniversario dell’eccidio di Castelpoggio
Per non dimenticare
ore 10.00 Chiesa della Natività di Maria
Celebrazione della S. Messa a suffragio delle Vittime
ore 10.45 Piazza Ricci Primo
Deposizione corona alla lapide che ricorda i Caduti Partigiani
ore 11.00 Cimitero del paese
Deposizione corona al monumento ai Caduti in guerra
Per maggiori info:
Redazione della Gazzetta di Castelpoggio
Il blog http://castelpoggio.typepad.
Il sito http://repubblicautopia.
venerdì 4 luglio 2008
Sabato 5 luglio Presidio Antifascista Marina di Massa
Per Sabato sera la sinistra arcobaleno di Massa organizza un presidio Antifascista davanti al pontile di Marina di Massa ore 21.
Per dare solidarietà ai ragazzi aggrediti
Contro il dilagare del Fascismo e del razzismo nelle istituzioni così come tra i nostri coetanei
Sabato 5 Luglio ore 21
Marina di MAssa!
Qui pubblichiamo, l'articolo della Nazione e dopo il comunicato della Comune di cui alcuni dei ragazzi aggrediti fanno parte.
"Aggressione fascista in centro", la denuncia dei Carc
"Un attacco squadrista in città ai danni di alcuni giovani di sinistra". E' quanto denunciato da Carc e Asp, che adesso invitano alla mobilitazione di tutti gli antifascisti e delle forze democratiche perché non accadano più episodi del genere. Il fatto sarebbe avvenuto in pieno centro durante la notte bianca
Massa, 1 luglio 2008 - Alta tensione in città: il partito dei Carc e l’Asp denuciano un "attacco squadrista" avvenuto tra sabato e domenica, durante la Notte Bianca. "Decine di fascisti - scrivono i due movimenti di sinistra - hanno aggredito a freddo e tentato di picchiare tre giovani di sinistra che sostavano nei pressi del sottopassaggio. A colpi di bottiglie, cinghie, calci e pugni, i fascisti hanno prima assalito il gruppetto di compagni, poi si sono scagliati contro chiunque intervenisse per ricacciarli indietro. Infine - prosegue il comunicato - sono stati dispersi a calci e pugni da molti giovani accorsi sul luogo dell’aggressione".
Alcuni giovani di sinistra si sarebbero fatti refertare al pronto soccorso e sull’episodio verrà presentata denuncia. Carc e Asp sospettano che quei giovani siano collegati con movimenti di estrema destra. Carc e Asp sospettano che quel gruppo usi "lo stadio come pretesto per raccogliere fascisti giovani e meno giovani che sono i fautori del clima di violenza, intolleranza, insicurezza che si respira in città".
Poi nel documento di Carc e Asp si denunciano "pestaggi di ragazzi di sinistra e di immigrati; ronde contro gli immigrati e imbrattamenti di monumenti dedicati alla resistenza". Carc e Asp invitano "alla mobilitazione i comunisti, gli antifascisti, le associazioni partigiane, i sinceri democratici affinché le istituzioni siano obbligate a non ignorare il problema e a prendere provvedimenti". Chiedono in particolare "che sia discussa e approvata in consiglio comunale una mozione che dichiara Massa Comune antifascista atta a impedire ogni manifestazione pubblica indetta da forze fasciste e parafasciste; che sia chiusa la sede di quel gurppo".
I due movimenti ritengono che sia necessario "intervenire adesso, prima che la situazione degeneri e arrivi ad essere come è già a Lucca, dove i genitori devono accompagnare i figli a scuola perché corrono il rischio di essere sprangati dalle squadracce fasciste".
il comunicato della comune:
Una aggressione che viene da lontano.Quello che è successo Sabato notte a Massa è un’aggressione figlia di un pessimo clima che sta montando nel paese e che ha visto lo scorso maggio a Verona il pestaggio a morte di un giovane da parte di una banda di teppisti legati all’estrema destra della città scaligera.
Numerosi sono i casi, in tutta Italia, in cui l’estrema destra forte probabilmente di una presunzione di impunità-manifesta tutte le sue istanze squadriste.
Quello di Massa non è un caso isolato.
Siamo di fronte ad una destra violenta e vigliacca che si accanisce contro pochi e purtroppo non è totalmente riducibile a gruppi organizzati, anche se, come si apprende dalla stampa, trova consensi in taluni raggruppamenti che invece farebbero bene a condannare e prendere le distanze da simili gesti.
Se i militanti del centro sociale hanno una colpa questa è quella di non essere stati indifferenti e di avere avuto il coraggio civile di fare sentire il proprio dissenso nei riguardi di chi si elevava, in una notte di festa, a palese provocatore di ogni sincero democratico.
A questi nostri giovani compagni va tutta la stima della Comune.
Sappiamo bene di avere un primato da difendere: quello di essere una struttura sociale e politica capace di coinvolgere numerosi giovani nelle proprie iniziative, unica nel nostro territorio e con un percorso alle spalle che ha ancora voglia di guardare lontano.
Noi non vogliamo cadere nella logica della guerra per bande.
Temiamo, al tempo stesso, che le violenze subite dai nostri militanti rimangano impunite e questo in molti non lo potrebbero accettare.
Ringraziamo quanti, anche da fuori Massa, ci hanno espresso solidarietà e saremo ovviamente presenti al presidio indetto dalla Sinistra Arcobaleno, per Sabato 5 Luglio al pontile di Marina di Massa, in cui noi ribadiremo questo concetto
Se non si vuole la guerra per bande
questa aggressione non deve rimanere impunita!
CENTRO SOCIALE LA COMUNE
sabato 31 maggio 2008
martedì 20 maggio 2008
Tosi risponde al corteo Antifascista
Comunicato: La Verona che vuole vivere,
l'Amministrazione che oltraggia la memoria di un morto.
Sabato 17 maggio in più di diecimila persone (la manifestazione più grande che la nostra città ricordi negli ultimi decenni) abbiamo attraversato pacificamente Verona per ricordare Nicola Tommasoli, per denunciare un assassinio figlio del razzismo contro il “diverso”, dell’incultura neofascista diffusa tra i giovani della nostra città e fomentata da gruppi e organizzazioni con cui l’amministrazione cittadina ha e continua ad avere imbarazzanti e censurabili rapporti. C’è chi si scaglia contro i mass media per denunciare una presunta “gogna mediatica” nei confronti di Verona. Cosa dovremmo dire noi, di una manifestazione con migliaia di persone raccontata dalla stampa solo (o quasi) per gli episodi del tutto marginali di alcune decine?
Noi, al contrario, pensiamo che Verona debba continuare a guardarsi allo specchio e ad interrogarsi seriamente per riconoscere la matrice delle troppe aggressioni degli ultimi anni, culminate nell’assassinio di Nicola. Chi ha manifestato ha condiviso la volontà di costruire una Verona diversa, accogliente, libera, senza paura. Ha visto centinaia di veronesi senza bandiere aprire il corteo camminando, in un silenzio carico di dolore e di significato, dietro lo striscione arancio “Nicola è ognuno di noi”. Ha visto migliaia di persone (associazioni, movimenti, centri sociali, gruppi antagonisti) gridare slogan contro il fascismo. Ha visto migliaia di persone, in coda al corteo, manifestare dietro le insegne dei partiti che hanno voluto essere in piazza. Una manifestazione costruita dal basso, pubblicamente, con un’assemblea aperta alla cittadinanza.
Di fronte a tutto ciò Tosi vede solamente una vetrina rotta, e qualche scritta. Continua, come sempre, a indicare la pagliuzza senza vedere la trave, a parlare di panchine invece che di persone, di divieti invece che di rapporti umani. Di piazze da ripulire invece che di piazze da vivere e da riempire. Noi non strumentalizziamo nessuno, non infanghiamo nessuno. Non intendiamo monopolizzare la memoria di nessuno. Vogliamo solo ribadire che al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi, e che questo non deve mai più accadere.
Non solo Tosi, a cui la città dovrebbe chiedere i danni per le continue dimostrazioni di intolleranza. Anche Bonfante, del PD, forse non si rende conto della gravità delle sue dichiarazioni. Paragonare una vetrina rotta all’assassinio di un ragazzo, questo sì che è un atto irresponsabile, e che infanga la memoria di chi è stato ucciso. Ma a noi tutto questo interessa poco. Ci interessa raccontare di una città che per un giorno è stata viva, partecipata e diversa. Dovrebbe esserlo tutti i giorni.
Passata solo qualche ora, l'Amministrazione ha risposto ai diecimila manifestanti e alla città intera rimuovendo tutti i fiori, i biglietti, i cartelli e i segni di partecipazione che gli amici di Nicola e decine di cittadini e cittadine hanno portato in queste settimane nel luogo dell'aggressione, a Porta Leoni. Ora, lì, c'è il vuoto dell'oblio e della rimozione. Lo sdegno ci impone poche parole: questa non è solo intolleranza, questa è assenza di pietà per un morto, mancanza di rispetto e disprezzo per i tanti segni di un lutto pubblico e civile che rappresenta la parte sana di Verona. Tosi e la sua amministrazione, con questo atto, dimostrano di non avere la dignità di ricoprire alcun ruolo pubblico. Vergogna!
L'assemblea cittadina organizzatrice
della manifestazione del 17 maggio 2008
giovedì 15 maggio 2008
Sabato a Verona con ogni mezzo necessario!
giovedì 8 maggio 2008
*Sabato 17 Maggio 2008 MANIFESTAZIONE VERONA*
*partenza corteo dalla Stazione Verona Porta Nuova ore 15.00*
*Nicola è ognuno di noi* Per sconfiggere insieme la paura scendiamo in piazza per svegliare la città che troppe volte ha girato la testa, non deve farlo anche questa volta e mai più. Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva anche questa storia. per una Verona libera dalla paura, per una Verona libera dall'odio, per un Verona libera da vecchi e nuovi fascismi, libera dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza perchè esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata perchè guardarsi all'interno, riconoscere il male profondo del nostro tempo e della nostra città. Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una giornata aperta alle iniziative e ai contributi di tutte e tutti. Nel 2008 a Verona si muore ancora di fascismo. Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi.
PER INFO PULLMAN SCRIVICI: collettivo.carrara@gmail.com
martedì 6 maggio 2008
lunedì 5 maggio 2008
NAZIROCK
Presso il c.s.a. La Comune di Massa
sarà proiettato il documentario
"Nazirock",
presente l’autore Claudio Lazzaro.
Il film-documentario racconta il mondo neofascista italiano attraverso la musica, i raduni, gli scontri, il look dei giovani che ne fanno parte.
Il movimento di estrema destra ha diffidato il film di Lazzaro, invitando molte sale a rinunciare alla proiezione, in quanto il documentario avrebbe dei contenuti diffamatori.
(per saperne di più clicca qui)
lunedì 11 febbraio 2008
Polemiche sulla giornata del ricordo
Brave gente all'opera...Italiani in Jugoslavia 1942
Recentemente la stampa ha dedicato ampio spazio alla giornata del ricordo ed alle relative polemiche suscitate da alcune esternazioni di politici locali; tale attenzione, invece di produrre nuovi elementi di chiarezza storica su tali fatti, ha creato ulteriori confusioni se non addirittura falsificazioni. Alcuni settori della politica non perdono occasione per strumentalizzare le tragedie verificatesi alla fine del secondo conflitto mondiale sul confine orientale per alimentare squallide polemiche tutte locali. Tali interventi non solo non concordano tra loro sull’entità e le dimensioni della tragedia( si vedano gli articoli comparsi domenica sul quotidiano locale La Nazione nella cronaca di Massa e in quella di Carrara), ma omettono vistosamente di ricordare cosa accadde tra il 1920 e il 1941 in Dalmazia ed in Istria e quali orrendi crimini perpetrò l’Esercito italiano tra il 1941 e il 1943, e quello repubblichino tra il ‘43 e il ’45, anni in cui il regime fascista si comportò con quelle popolazioni (si vedano a titolo di esempio la circolare Roatta, e la gestione del lager dell'isola di Rab) come i Nazisti occupanti fecero da noi (S.Anna di Stazzema, Vinca, Bergiola, Forno ecc....)
Se proprio si vuole parlare di morti "di serie B" sul confine orientale (oscena definizione che mutuiamo dai suddetti articoli), dobbiamo anche parlare delle popolazioni slovene e croate e di tutti i popoli invasi che hanno subìto decine di migliaia di uccisioni e deportazioni ingiustificate soto occupazioni fascista. Se in questi anni è da rilevare qualcosa di “vergognoso” (anche qui i termini sono presi a prestito) nella celebrazione della “ giornata del ricordo” allora bisogna citare la completa rimozione delle colpe della politica colonialista e razzista del regime, che ha infangato con queste sue azioni vili il tricolore italiano.
Come Antifascisti Apuani non possiamo che dirci disgustati da tali basse strumentalizzazioni e speriamo che le autorità locali sappiano valutare opportunamente da quali scopi siano mosse e comportarsi di conseguenza.
G.C.; F.G.C.I.; G.S.; Giovani Antifascisti di Carrara.lunedì 4 febbraio 2008
Venerdì 8 febbario ore 17
Alcuni interventi dei Giovani Antifascisti!
-Sono ormai passati 62 anni dalla stesura della costituzione del nostro paese, che è stata il frutto della resistenza, ovvero un periodo storico in cui migliaia di persone hanno dato la propria vita per ristabilire le piccole “normalità” della vita quotidiana, per dare un futuro ai propri figli, cacciando l’invasore nazifascista. La nostra costituzione è quindi stata scritta col sangue di questi eroi della resistenza. In quel periodo: comunisti, socialisti ma anche cattolici e repubblicani combatterono uniti contro un nemico unico, ossia il fascismo. Sono passati ormai tanti anni, e la memoria collettiva tende a scordare l’impresa di questi eroi.
Noi giovani dell’ANPI siamo consapevoli di ciò e mai lo scorderemo, se oggi noi possiamo parlare in questa sede è grazie al frutto della resistenza. Lavoriamo quindi per far si che sia un pensiero di base per tutti i cittadini.
Il vero grande nemico è quindi la rimozione, soprattutto noi giovani dobbiamo avere in mente chiaramente i valori della resistenza.
Il fascismo oggi è forte più che mai, in un periodo appunto dove questi valori sono scordati. Nemico che si nasconde nei revisionisti che paragonano i morti Repubblichini ai morti Partigiani; che si nasconde in tutte quelle persone che vogliono “ammodernare”, come dicono loro, la nostra costituzione, forse una delle più genuine d’Europa.
Noi pensiamo che i valori della resistenza debbano essere presenti in ogni organizzazione politica, dalla destra al centro alla sinistra. Tutti i partiti dovrebbero essere dichiaratamente antifascisti e avere tutto ciò nel loro DNA. Ma questo non è il mondo delle favole e purtroppo i partiti di destra sono costituzionali sulla carta ma anticostituzionali per definizione, ispirandosi ideologicamente al fascismo e, in certi casi, esplicitandosi come fascisti. Il pericolo maggiore viene dai “non dichiarati”, che si fingono moderati per essere eletti in parlamento, ma che promuovono una politica inaccettabile per noi, inaccettabile per il proletariato.
Ripeto quindi che l’antifascimo è un valore universale, cui ogni cittadino civile deve avere radicato in se, e non appartenente solo a ristrette formazioni politiche, ce lo dice la storia.
In questa fase storica la destra è alla ribalta, soprattutto fra noi giovani, dove chi per conformismo, chi perché è vittima dell’aria reazionaria che si respira e chi per carenza di questo valore sociale, si dice fascista.
E’ facile addossare le colpe della società ai più deboli, spesso e volentieri generalizzando i problemi, sfociando nel razzismo e semplificando erroneamente questioni molto complesse.
A tutto questo si aggiunge un’informazione faziosa da parte degli organi di stampa e dei telegiornali che sempre più tendono a diffondere le notizie a modo loro, notizie che non mirano a dire il vero, ma mirano a dire quel che conviene, a dire quello che assicura un maggior audience e quindi più profitto.
Se una volta c’erano gli squadristi che andavano, sotto il regime, a malmenare gli oppositori politici, oggi vanno a bruciare i campi rom, vanno a pestare i cittadini stranieri, sotto l’occhio buonista delle forze dell’ordine. Il regime non c’è più, ma questi malsani comportamenti purtroppo si.
Ideologia che con una mano da al popolo e con l’altra gli strappa dei diritti. Approfondendo si parla dei soliti luoghi comuni, quali le bonifiche delle paludi, l’organizzazione dei trasporti pubblici, ma c’è anche da parlare dei Patti Lateranensi e dello schiavismo ideologico cui il popolo era sottomesso.
Il fascismo è uno dei mali assoluti del mondo moderno, un’ideologia malata, fondata sulla violenza e sul razzismo, che deve essere espurgata per sempre dalla nostra società. E’ quindi per questo che è nato il Collettivo Anitifascista, perché la gente sappia e in futuro non ripeta questi errori, perché la gente si renda conto della gravità del fascismo e lo accantoni definitivamente.
Chiudo citando Antonio Gramsci, che al giudice che lo aveva condannato a 20 anni di galera disse “Voi fascisti porterete l'Italia alla rovina, e a noi comunisti spetterà salvarla!”, così è stato e così sarà anche in futuro.
E.B.
-Antifascismo e Costituzione sono elementi inscindibili della storia repubblicana italiana. La nostra Carta, come diceva Piero Calamandrei, è nata “nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità”. Dare a ogni italiano –anche a chi non se lo meriterebbe- la libertà di esprimere le proprie idee e, non meno importante, la dignità di condurre una vita sociale e lavorativa nel pieno rispetto dell’umanità che accomuna tutti: questo nobilissimo intento è oggi ancora lontano dall’essere realizzato completamente. I fondamenti della Costituzione oggi sono citati, nel migliore dei casi, a puri fini retorici, e nel peggiore, a scopo dispregiativo, e ogni giorno abbiamo prove concrete che questi fondamenti vengono ignorati da chi dovrebbe rispettarli e non vengono difesi da chi ha il preciso mandato di tutelarli:
Antifascismo e Costituzione sono elementi inscindibili della storia repubblicana italiana. La nostra Carta, come diceva Piero Calamandrei, è nata “nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità”. Dare a ogni italiano –anche a chi non se lo meriterebbe- la libertà di esprimere le proprie idee e, non meno importante, la dignità di condurre una vita sociale e lavorativa nel pieno rispetto dell’umanità che accomuna tutti: questo nobilissimo intento è oggi ancora lontano dall’essere realizzato completamente. I fondamenti della Costituzione oggi sono citati, nel migliore dei casi, a puri fini retorici, e nel peggiore, a scopo dispregiativo, e ogni giorno abbiamo prove concrete che questi fondamenti vengono ignorati da chi dovrebbe rispettarli e non vengono difesi da chi ha il preciso mandato di tutelarli:
-“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.” Tuttora in Italia vivono, o meglio sopravvivono, 2.8 milioni di lavoratori precari e 2 milioni di disoccupati:
-“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.”
Le incursioni degli esponenti della Chiesa in ambiti che non spettano loro sono sempre più frequenti e non è lasciato un eguale spazio alle critiche; le convinzioni, legittime, di una parte della popolazione, sono imposte sottoforma di leggi alla popolazione tutta, compresa quella parte che non le condivide.
-“E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.” Ogni anno, alle elezioni politiche e amministrative troviamo liste di partiti che si rifanno, nella teoria ma soprattutto nei fatti, alla dottrina del Ventennio, che noi ben conosciamo ma di cui troppi ignorano le conseguenze disastrose. Questi gruppi sono legittimati da chi oggi propugna il superamento delle vecchie contrapposizioni, e riconosce ai repubblichini gli stessi meriti dei partigiani; e sono non solo legittimati, ma esplicitamente sostenuti e appoggiati, da chi anche da Presidente del Consiglio non ha mai festeggiato un 25 aprile e, parlando del fascismo, non ha usato che parole di giustificazione e simpatia!!
Questi non sono che alcuni esempi –potrei citarne molti altri, a partire dalla situazione dell’istruzione pubblica- di come oggi vengano interpretati i valori di Antifascismo e Costituzione; perchè così come non viene applicata la Costituzione, ne consegue logicamente e inevitabilmente che vengano accantonate quelle norme atte a garantire nella pratica i principi antifascisti, che ne sono alla base. Ed è qui che si trovano le cause dell’ondata della destra reazionaria che ho descritto sommariamente: il fascismo stenta a trovare terreno fertile in una Nazione, quanto più le libertà sono garantite e i frutti del lavoro sono distribuiti in modo giusto, senza prevaricazioni sociali... Il fascismo è il prodotto di un sentimento di rabbia e frustrazione che ha le sue cause nella povertà e nell’ingiustizia sociale, ed è ben lungi naturalmente dall’esserne la cura. L’Antifascismo non è semplicemente risposta alle tendenze più bieche della reazione: la lotta al fascismo è la diretta conseguenza dell’amore e del rispetto per la persona umana, per la sua comunità, i suoi diritti, il suo ambiente.
L’Antifascismo è valore propositivo.
