
lunedì 17 dicembre 2007
Eurostar, l'odissea finisce in tribunale

Acireale, tragedia in casa

Catania - Doveva essere una giornata di festa. Un momento felice da trascorrere in famiglia, per il battesimo del piccolo Francesco. Ed invece è stata una mattanza: il bimbo, quattro mesi appena, e la sua mamma, Giovanna Toscano, 24 anni, sono stati uccisi, barbaramente sgozzati, nella loro casa. Principale sospettato, il convivente della donna e padre del bambino, Giovanni Prescimone, 48 anni. L’uomo, che si era dato alla fuga, ha avuto un incidente in autostrada, ricoverato in ospedale si trova in stato di fermo piantonato dai carabinieri. Le sue condizioni sono serie ma non sarebbe in pericolo di vita. Per lui l’accusa è quella di duplice omicidio aggravato.
Arriva da Acireale, grosso comune alle porte di Catania, la storia di questa ennesima tragedia familiare. Vittime una giovane donna, descritta da tutti come una brava ragazza tranquilla, e il suo bambino di soli 4 mesi. Movente, con ogni probabilità, la gelosia dell’uomo.
I cadaveri sono stati scoperti ieri pomeriggio intorno alle 16, dai genitori di Giovanna. I due erano andati a prendere la figlia e il nipotino a casa perché, insieme, avrebbero dovuto recarsi in chiesa per il battesimo. Ma mamma e figlio erano già morti, probabilmente da alcune ore. Nel soggiorno dell’abitazione, in via Nazionale, a poche centinaia di metri dalla rosticceria dove Giovanna lavorava, i due cadaveri, in una pozza di sangue, colpiti ripetutamente da un’arma da taglio. Sono stati gli stessi genitori della ragazza ad avvisare i carabinieri. I sospetti, immediatamente, sono caduti sul convivente della ragazza. Ma l’uomo non si trovava. Come non si trovavano un’altra bambina, nata dal precedente matrimonio di Prescimone, e una fiat Punto di proprietà della mamma di Giovanna. Nel pomeriggio la svolta. L’auto aveva avuto un brutto incidente sulla A19 Catania-Palermo all’altezza della galleria Firrarello. L’unico occupante, appunto Prescimone, era stato soccorso da un elicottero del 118 e ricoverato all’ospedale di Caltanissetta. La figlia dell’uomo, per fortuna, non era col padre. Prescimone l’aveva lasciata alla madre, non si sa ancora se prima del duplice delitto o subito dopo. Secondo gli investigatori la piccola, 11 anni, potrebbe aver assistito al delitto.
Genova G8, unici colpevoli i manifestanti...
Armi improprie, colpi ad altezza d'uomo, blindati lanciati contro la folla ed è solo il primo giorno, ecco cosa è accaduto alla luce del sole...
In breve la sentenza emessa dal tribunale di Genova in relazione agli unici 25 manifestanti imputati:
Il tribunale composto da Devoto, Gatti e Realini ha emesso la sentenza per il processo contro 25 manifestanti per i fatti del g8.
Di 25 manifestanti, una sola è l'assoluzione.
14 manifestanti sono stati condannati per danneggiamento per i fatti di via Tolemaide: le pene partono da 5 mesi e arrivano a 2 anni e 6 mesi (solo uno è stato condannato a 5 anni per lesioni all'autista del defender Filippo Cavataio). Per loro il reato di devastazione e saccheggio è stato derubricato, e la resistenza alla carica dei carabinieri è stata scriminata come reazione ad atto arbitrario e di conseguenza non costituisce reato (in pratica la reazione alla carica dei carabinieri è stata considerata legittima, ma non i danneggiamenti successivi).
10 manifestanti sono stati condannati per devastazione e saccheggio per i fatti del cosiddetto blocco nero: le pene vanno da 6 anni a 11 anni. Per 4 di loro sono stati chiesti anche 3 anni di libertà vigilata e interdizione permanente dai pubblici uffici (ovvero dopo aver scontato la pena dovranno scontare anche 3 anni di libertà vigilata).
Per il capitano Antonio Bruno, il tenente Paolo Faedda, il Primo Dirigente Angelo Gaggiano, il Primo Dirigente Mario Mondelli è stata chiesta la trasmissione degli atti per falsa testimonianza.
A parte il pagamento delle spese processuali e di alcune limitate provisionali, i danni patrimoniali sono stati lasciati a un successivo giudizio civile. La beffa finale è che in ogni caso sempre in sede civile saranno da determinare e pagare i danni non patrimoniali - anche noti come danni di immagine - alla Presidenza del Consiglio (e questi dovranno pagarli tutti i 24 condannati o quasi).
In pratica la tesi per cui a offendere l'immagine dell'Italia sono stati i manifestanti è stata accolta.
Dedicato a tutti gli iper-legalitaristi, iper-securitaristi, per cui "prima di tutto il rispetto delle leggi".
Per l'appunto leggi e informati, prima di parlare e scrivere a vanvera, le fonti ci sono, i fatti sono incontrovertibili, i contesti da considerare necessari.
La verità fa male e ricordare costa fatica.
http://www.processig8.org/I_25.html
http://www.senzasoste.it/prima-pagina/genova-g8-supporto-legale-in-ogni-caso-nessun-rimorso-2.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova
Per scaricare il video OP- Genova 2001- gratuitamente da NGV: http://www.ngvision.org/mediabase/871
domenica 16 dicembre 2007
Sobrietà nordica
(Boghezio Kamikaze!)
(Signora ridotta sul lastrico - causa le troppe tasse pagate!)
(Raffinato comunicatore nordico, chiaro esempio della superiorità culturale padana)
Dal corte di vicenza
Da notare la chicca finale del topos letterario che vuole i cittadini "bene" delle città invase -da orde di estremisti- rimanere disturbate difronte a cotanto anacronismo, mentre fanno l'attività che si addice ad ogni buon cittadino onesto, lo shopping!!!
Il popolo del «No» sfila a Vicenza: «Prodi traditore»
«Votan per la guerra, marcian per la pace: il centrosinistra è peggio dell'antrace». Pescando fior da fiore, abbiamo scelto un incipit soft e dalla divertente rima, certi che il lettore, non avvezzo al turpiloquio, apprezzerà.
Ma il resoconto del gran raduno anarchico, centrosocialesco, verderosso e no global di Vicenza dovrebbe, per onestà di cronaca riportare, tra le virgolette d'obbligo, tutte le pesantissime, testuali parole con cui il presidente Napolitano, Prodi e il suo governo «traditori dell'Italia e degli elettori» sono stati fatti a pezzi e presi a calci da quarantamila persone (per qualcuno ventimila, per altri ottantamila) che hanno protestato contro la nuova base americana a Vicenza che troverà collocazione nell'area dell'aeroporto civile Dal Molin. Lo spirito è un puro antiamericanismo di maniera.
Cominciamo dalla fine, dalla ciliegina sulla torta, di questa carnascialata, giustamente conclusa, in quanto tale, da un forbita prolusione di Dario Fo. «È questo un governo che fa di tutto per essere disprezzato perché ha tradito tutte le promesse. Un governo - sbotta dal palco di piazza Stazione il premio Nobel - a cui io dico: figli di puttana, voi avete distrutto il rapporto di fiducia con chi vi aveva scelto e votato. Noi non vi vogliamo più, non vi accettiamo più. Siete solo dei bugiardi». È soltanto il là. Il là che consente anche a don Andrea Gallo di andar su con la voce, apostrofando allo stesso modo di Dario Fo «i nostri responsabili». Vescovi e gerarchie ecclesiastiche, tutti figli di.... Anche loro? Mah.
Certo che oramai la quinta è innestata tanto che Cinzia Bottene, portavoce del presidio permanente “No al Dal Molin” rimanda al mittente, cioè al sindaco di Vicenza Enrico Hüllweck, le accuse di «imbecillità» che aveva rivolto ai più esagitati tra i suoi concittadini. E, a proposito di missili, ne lancia uno contro Napolitano: «Torni al suo posto. Torni a fare il garante della Costituzione e la smetta di fare la first lady del presidente Bush».
Nel corteo si eccitano gli animi, suonan le grancasse, i tamburi. E persino i saxofoni che accompagnano i vari Bella Ciao e Bandiera rossa. Mentre i bar proletari, sui camion al seguito, propongono a cinque euro bottiglioni di vino. Rosso naturalmente. Che il variegato popolo dei contestatori si passa fraternamente di bocca in bocca. Marciando al freddo e al gelo in una Vicenza distratta. E anche un po' scocciata."
giovedì 13 dicembre 2007
Un ordinaria Domenica.

Prima parte dell'intervista che sarà pubblicata interamente sull'EcoApuano di dicembre.
Carrara-Teramo-Carrara 2 Dicembre 2007
Continua l’approfondimento delle tematiche legate al mondo del tifo calcistico balzate agli “onori delle cronache nelle ultime settimane.
Oggi la Carrarese gioca a Teramo, ed è anche l’undicesimo anniversario della fondazione del gruppo Barbudos Carrara, quale migliore occasione per fare due chiacchiere se non un viaggio di 1.100 km su e giù per la penisola?
Si parte verso le 8:00, con un pulmino da 9 posti, causa disguidi vari entriamo in autostrada solo alle 9:15. Comincia già a balenare l’ipotesi che si arriverà tardi per vedere l’incontro. Con noi parte un altro dei gruppi supporter, affronteremo il viaggio assieme.
Ci accordiamo sui temi da affrontare durante il viaggio e le modalità: un intervista corale che mi impegno a riassumere.
Comincio con le domande, la prima riguarda il cambiamento che ha subito radicalmente il mondo del tifo organizzato in questi 11 anni:
-Anzitutto sono aumentati vertiginosamente affarismo e repressione, girano sempre più soldi sia in campo che fuori, gli sportivi appaiono sempre più personaggi del jetset e sempre meno come professionisti di una disciplina sportiva.
Il denaro è un potente elemento di corruzione capace di fare girare la testa non solo in campo,ma anche sugli spalti.
Di conseguenza spesso gli ideali e i principi che agli inizi caratterizzavano il mondo del tifo organizzato che si riconosce sotto la definizione ULTRAS, sono stati messi in secondo piano rispetto a esigenze molto più “spicciole”.
A contorno di tutto questo c’è un disegno più o meno nascosto, messo in piedi dai soggetti forti che sul calcio basano i propri fatturati, di ridurre la passione popolare per il calcio a mero bene di consumo da parte di una più ampia fetta di mercato “imborghesito”. Il calcio infatti fin dai suoi albori è stato un forte fattore di aggregazione sociale e conseguentemente gli stadi, e le curve in particolare, sono stati lo specchio in cui il sentire popolare si esprimeva più direttamente e con meno mediazioni.
Da quando la fonte di entrata principale del sistema calcio (società, in primis, ma anche lega, sponsor etc…) si è trasformata da biglietto a “scheda pay-tv” l’elemento di presenza diretta della popolazione è diventato un fattore di disturbo da eliminare e il tifoso con la sua voglia di partecipazione è diventato un pericoloso elemento di destabilizzazione del sistema-calcio, perché si vede, si sente, parla e ,a volte, pretende, recrimina e, magari, contesta. Spettatori silenti ( o ancora meglio “domestici”) invece pagano, non protestano, sono individualizzati e parcellizzati, atomizzati e ridotti all’impotenza.
Anche qui il parallelo con il mondo fuori dallo stadio è abbastanza evidente.
È proprio così, nelle curve e negli stadi il costume e le aspirazione sono mutati come sono mutati fuori dagli stadi. In curva infatti non ci va un gruppo di emarginati sociali per sfogare frustrazioni, come ci rappresentano i giornalisti e i benpensanti, ma (casomai) quei soggetti che non si accontentano di guardare passivi uno spettacolo, ma ritengono e vogliono attivamente partecipare al successo della propria squadra, che non rappresenta solo un team calcistico, ma un intera città.
Persone unite dalla volontà di organizzarsi e dal rispettare delle regole comuni autoimposte.
Mi pare che stiamo entrando dritti verso un altro argomento; quello dell’ideale ULTRAS. Ne possiamo parlare meglio in modo da poterlo comunicare a chi, magari, allo stadio non ci ha mai messo piede ma vuole farsi un idea
Ok, anzitutto per noi, ma non sempre è così, l’attaccamento alla maglia è l’attaccamento al simbolo della città.
A noi non interessa tanto il risultato sportivo, quanto la rappresentazione della città, e quindi del suo portato di valori di storia e di tradizione. I carrarini sono sobri testardi e fieri, lo ha dimostrato la storia, dalla sconfitto di Quinto Marcio Filippo ai moti del 1894, alle medaglie d’oro della Resistenza e pretendiamo dalla squadra, dalla dirigenza e dalla società un atteggiamento coerente con questa storia. Se ci interessassero solo i risultati sportivi dopo 7 play-out in 8 stagioni saremmo ancora qui?
AUTOTRASPORTATORI: IL BLOCCO DELLE STRADE E’ FINITO MA L’EMERGENZA CONTINUA
Dopo tre giorni difficili finalmente autotrasportatori e Governo hanno trovato un accordo. Il Paese è lentamente ripartito, ma l’emergenza resta e resterà ancora per altri giorni. Fabbriche ancora chiuse per la mancanza di materie prime, banchi vuoti dei supermercati, fermi autobus e ambulanze per mancanza di carburante, bloccati importanti Festival e Spettacoli.
Se prima l’allarme riguardava il ripristino delle attività degli autotrasportatori, oggi riguarda la qualità dei prodotti che sono stati fermi nei tir in questi giorni.
Potrebbe avvenire, infatti, che vengano consegnati prodotti che hanno subito una mal conservazione, come ad esempio possono essere i surgelati che hanno bisogno di una temperatura costante per la loro idoneità. A tal proposito è fondamentale, da parte delle Autorità competenti, un maggiore controllo e vigilanza affinché i consumatori non si ritrovino sulle tavole merci che all’apparenza sembrano perfettamente conservate ma in realtà sono dannose e nocive.
Il disagio arrecato al nostro Paese, soprattutto in questo periodo natalizio in cui normalmente diversi prodotti subiscono un rincaro, ha portato ad ulteriori aumenti.
A tal proposito Adoc, Adusbef e Federconsumatori hanno già presentato esposti-denunce alle Principali dieci procure della Repubblica e chiedono, inoltre, alle Autorità, un intervento deciso soprattutto nella prevenzione di abusi e speculazioni.
Le associazioni invitano i consumatori a fare attenzione specialmente alle offerte di prodotti alimentari che generalmente non vengono messi in promozione ed inoltre consigliano, come sempre, ma a maggior ragione in questo momento, a controllore sia la data di scadenza che l’integrità della confezione del prodotto.
Federconsumatori invita a conservare lo scontrino dei prodotti alimentari acquistati, nell’eventualità di dover procedere a reclamare l’acquisto di un prodotto dannoso, oltre che presso le nostre associazioni, anche alle Istituzioni competenti.
VITE DA PRECARI, MORTI DA LAVORO
Ancora una volta, 4 ragazzi, 4 operai morti in una tragedia sul lavoro. I 4 della ThyssenKroup si aggiungono ad altre migliaia di uomini e donne, vittime di una battaglia dura e difficile, quella nel luogo di lavoro. Sono quasi mille le lavoratrici ed i lavoratori che dal 1 gennaio ad oggi sono morti perché le imprese non hanno rispettato le norme di sicurezza, perché gli ispettori hanno deciso colpevolmente di chiudere un occhio, perché uomini e donne sono stati ricattati perché precari o in nero e costretti a lavorare in condizioni di pericolo.
Ognuno che viene ucciso, è una parte dei diritti di tutti e tutte noi che se ne vanno. La democrazia, quando anche la vita è a rischio, nel silenzio di una solitudine, non esiste più. Un grido di dolore, di indignazione, di solidarietà deve farsi lotta collettiva. Possiamo farlo, vogliamo dire basta.
Sappiamo riconoscere le responsabilità, gli operai di Torino le hanno denuciate, noi vogliamo farlo con loro.
La prima quelle di molte imprese che in questo paese rincorrono il profitto ad ogni costo, anche al costo della vita dei propri lavoratori, che continuano a chiedere risorse ad ogni finanziaria, che non spendono per garantire sicurezza e fare prevenzione, che sfruttano lavoratori e lavoratrici. Si apre un baratro se la ThyssenKroup può permettersi di chiedere, dopo una tragedia così, che l'industria riapra, che gli operai tornino in fabbrica, che i profitti continuino a crescere. 'Portafoglio pieno e senza cuore', ha ragione il padre di Bruno Santino. Ogni imprenditore nella cui impresa si verifica un incidente sul lavoro per negligenza nella garanzia delle norme di sicurezza, è per noi il responsabile morale e penale della morti bianche. Omicidi dunque che hanno dei mandanti e degli assassini, lo Stato italiano non può non perseguirli.
E ancora altre numerose responsabilità. Il governo che ha varato norme severe ma che poco o nulla ha fatto perché queste fossero rispettate. Il parlamento che chiude gli occhi di fronte alla precarietà e al ricatto che l'accompagna, che fa mostra di non vedere quando il tempo di lavoro invade l'intero tempo della vita, quando precari e precarie fanno lavori massacranti, pericolosi, con orari indecenti per un paese civile, accanto a macchine di morte: chi non fa nulla quando il lavoro diventa una moderna schiavitù porta con sé una responsabilità politica imperdonabile e inaccettabile. Pacchetto Treu, legge 30, l'ultima colpevole beffa con il protocollo sul welfare, dove si è impedito di fare passi in avanti sostanziali, firmato anche da tutte le parti sociali. Che si può dire ora della detassazione degli straordinari? Che si può dire di chi continua a negare un'organizzazione del lavoro democratica? Che si può dire di chi pensa che va impedita l'organizzazione del conflitto sociale dentro e fuori il lavoro?
Confidustria intanto ha continuato a ripetere negli ultimi mesi una sfacciata litania: 'guadagna di più chi lavora di più'. Noi sappiamo invece che 'vive di meno chi lavora di più', l'abbiamo sempre saputo, lo sappiamo ora con il dolore di quei quattro ragazzi morti nel cuore, con altre 3 vite appese ad un filo, lo sappiamo anche con le storie di chi continua a vivere con stipendi da fame, nell'ansia di un lavoro precario dietro l'altro, di una collaborazione a progetto sopra l'altra. Di chi lotta per una formazione, nella scuola e nell'università, che non sia pensata in funzione del mercato del lavoro, per la produzione di profitto. Per questo è prioritaria la riscrittura totale dell'attuale rapporto tra il mondo del lavoro e la formazione.
Migliaia sono le studentesse e gli studenti in stage, sfruttati e senza diritti, inseriti nei cilcli produttivi per garantire alle imprese manodopera a costo zero.
E' prioritario, quindi, che il governo accolga la nostra proposta di statuto dei diritti per gli studenti in stage, mettendo fine ad un'altra anomalia italiana, inedita in Europa.
Sono troppi i luoghi dove il tempo di lavoro diventa solo l'incubo dello sfruttamento e la vita, così, poco a poco scompare perché scompare il futuro e il presente diventa solo un soffrire per pagare l'affitto.
Sentiamo un legame tra noi e quegli operai che gridavano la propria rabbia al corteo di Torino.
Manifesteremo venerdì 14 dicembre, in coincidenza delle due ore di sciopero nazionale indette dai sindacati dei metalmeccanici, davanti a tutte le sedi di quella Confindustria che ci vorrebbe tutti e tutte invisibili. Il Governo faccia subito ciò che deve, investa risorse in questa finanziaria perché le norme sulla sicurezza siano rispettate, prenda provvedimento per diminuire l'orario di lavoro giornaliero, intervenga per una chiusura dei contratti nazionali favorevole ai lavoratori, cancelli le leggi che producono precarietà, costruisca un welfare innovativo che sottragga tutti e tutte dal ricatto e dall'insicurezza.
Noi non staremo ad aspettare, il futuro è ciò che chiedono indietro gli operai di Torino, ciò che anche noi vogliamo riprenderci!
mercoledì 12 dicembre 2007
La Cosa Rossa
Continua il dibattito interrotto qualche giorno, fa circa i tentativi di unità a sinistra.
martedì 11 dicembre 2007
VICENZA CHIAMA, MASSA CARRARA RISPONDE

«Non lo nascondiamo: siamo dei sognatori; vorremmo impedire alla più grande potenza militare mondiale di mettere casa nel nostro cortile.
Lo scorso 17 febbraio, insieme, abbiamo dimostrato quanto grande è il movimento che vuol battersi contro la guerra e la militarizzazione del territorio, per la difesa della terra e la costruzione di nuove pratiche di democrazia; ma Vicenza, da sola, è insufficiente a sostenere questa lotta: Vicenza è solo un villaggio nella grande comunità che crede in un altro mondo possibile. Abbiamo bisogno, ancora una volta, della vostra condivisione, della vostra partecipazione, della vostra solidarietà.
Abbiamo convocato il 15 dicembre una manifestazione europea: vi chiediamo di condividere il nostro sogno, ancora una volta, perché una terra senza basi di guerra possa diventare realtà».
Anche da Massa Carrara uomini e donne si muoveranno per incontrare gli altri e le altre che da tutta Europa saranno a Vicenza il 15 Dicembre: il centro sociale “La Comune”, la Confederazione Cobas, l’Associazione Culturale “Sinistra Critica” organizzano un pulman per Vicenza;
per informazioni chiama 334 6889661
La maggioranza delle violenze avviene in casa!

Il 69% delle violenze sessuali sono opera di partner, mariti o fidanzati, soltanto il 6% dovuto a estranei
Se anche considerasse che di questi autori estranei il 50% sono immigrati, si arriverebbe al 3% degli stupri, ha sottolineato Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'Istat.
La maggioranza delle violenze più gravi subite dalle donne avviene in casa, «eppure l'immagine che esce dagli organi d'informazione è molto diversa».
In Italia 6 milioni 743 mila donne dai 16 ai 70 anni hanno subito violenze, di cui un milione e 150 mila nel 2006.
1.400.000 ragazze ha subito violenza sessuale prima dei 16 anni.
In Europa il 12-15% delle donne subisce quotidianamente violenze domestiche che rappresentano la prima causa di morte tra i 16 e i 44 anni, ancora prima di cancro, guerre e incidenti.
La fallaci e razzisti vari hanno speso usato il tema della difesa delle donne, per giustificare da un lato l'esportazione della democrazia occidentale e dall'altro l'allontanamento degli immigrati clandestini.
Difronte a questi dati le stronzate svaniscono.
Resta la rabbia per una società sessista, che non avendo alcun titolo, utilizza strumentalmente situazioni di disagio per scaricare le proprie colpe.
Al prossimo cretino che vuole espellere gli immigrati perchè "non si può più girare per strada la sera" diteglielo chiaro e tondo chi è il primo colpevole.
L'Italiano? brava gente
lunedì 10 dicembre 2007
Fermiamoci un attimo

Oggi ci sarebbe stato molto su cui scrivere e rispondere:
La nascita dell’unità a sinistra, la censura che torna a far cadere teste, provocazioni inerenti il degrado urbano, il rapporto sul Censis relativo alle violenze sulle donne e al razzismo, ecc..
Francamente lo sconforto di queste ore non ce lo consente.
Per manifestare il dolore che in questo momento attraversa il paese non produrremo altri Post o risposte.
Da domani si riprende l’attività più consapevoli e determinati nell’affermare i diritti del lavoro e la condanna del profitto.
Giustizia per tutti i caduti sul lavoro!
sabato 8 dicembre 2007

TORINO. Le vittime per il fuoco alla ThyssenKrupp sono diventate quattro: bilancio sempre più inaccettabile. Ieri mattina è morto Roberto Scola, 33 anni e due figli piccoli. Nel pomeriggio non ce l’hano fatta neppure Bruno Santino, 26 anni, e Angelo Laurino, 43 (due figli anche lui). Gli altri tre feriti sono gravissimi. La parola, ora, tocca ia magistrati: la società è finita nel registro degli indagati ed è possibile, se le voci raccolte in procura saranno confermate dagli accertamenti, che i manager di primo livello della multinazionale tedesca siano chiamati a rispondere di accuse gravissime. Raccontano i testimoni: «Alla acciaieria in smobilitazione si lavorava sino a sedici ore consecutive». E ancora: «La manutenzione vera e l’attenzione alla sicurezza è cessata con la decisione di chiudere lo stabilimento torinese». Peccato che ad ottobre fossero state dirottate da Terni importanti commesse e che lo spaventoso rogo di mercoledì sia scoppiato a causa della rottura di un lungo flessibile contenente olio. La prima mossa della magistratura è di aver alzato il tiro: la società è stata indagata sotto il profilo della responsabilità amministrativa. Lo consente una legge entrata in vigore a fine agosto che, oltre ad addossaresanzioni economiche importanti alle aziende «colpevoli», consente ai pm di far scattare misure in via cautelare misure decisamente più pesanti, fino al sequestro degli stabilimenti. Il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, affiancato dai pm Laura Longo e Francesca Traverso, ha impostato il lavoro su due fronti: accertare le responsabilità dell’incendio e prevenirne altri in futuro. Il riflesso dei primi accertamenti sulle condizioni di sicurezza svolti in fabbrica da vigili del fuoco, ispettori dell’Asl e della polizia scientifica . Ma si vuol andar oltre e fare in fretta (2-3 giorni) per verificare se «ogni luogo» della grande e obsoleta acciaieria consente di lavorare in sicurezza ai poco meno 200 lavoratori rimasti (nel 2002 erano quattromila). Altrimenti è probabile che scatti il provvedimento più drastico. La procura ha pure chiesto ai servizi ispettivi dell’Asl di fornirle la documentazione sui controlli di questi ultimi anni nello stabilimento. I testimoni hanno parlato di estintori vuoti o quasi, e a tarda sera era ancora in corso l’accertamento disposto dai pm per verificare quanto dichiarato loro dai lavoratori. Punta di un iceberg di irregolarità che erano evidenti già nel 2002, al tempo dell’incendio domato in tre giorni: allora i vigili del fuoco ritennero che si dovesse investire 1,5 miliardi di euro per rifare l’intero stabilimento. Mentre proseguono le indagini, le famiglie delle vittime insistono nel chiedere giustizia. «Mio marito è morto per un omicidio non per un infortunio sul lavoro» grida disperata Sabina Laurino, moglie di Angelo, 43 anni, padre di due ragazzi, Fabrizio e Noemi di 12 e 14 anni. «Lavorare in quella fabbrica, senza nessuna garanzia di sicurezza, è stata la sua condanna a morte - prosegue Sabina -. E adesso non solo sono rimasta senza il suo amore, ma dovrò conti su come allevare due figli adolescenti». Ancora accuse alla ThyssenKrupp: «Sono dei delinquenti e se la passano bene economicamente, non sanno che esiste gente come mio marito che la sera mangiava solo pane e salame per risparmiare. Mio marito mercoledì era andato a lavorare, non in guerra e invece è morto come una torcia umana senza neppure l’onore di un soldato». Alla ricerca di una verità «che ripari in qualche modo il dramma che stiamo vivendo» è anche Egla Scola, giovane moglie di Roberto, 33 anni, che ha smesso di soffrire all’alba di ieri. «Io ho 24 anni e non lavoro, mi occupo di Gabriele e Samuele che hanno 1 anno e mezzo e 3 anni. Come faremo a tirare avanti?». Desolazione e rabbia anche tra i familiari degli altri tre operai che lottano tra la vita e la morte: Rocco Marzo, 54 anni, Giuseppe Demasi, e Rosario Rodinò, tutti e due di 26 anni. Ieri è venuta a visitarli anche il ministro alla Sanità Livia Turco: «È inammissibile che in fabbrica si muoia in questo modo».

venerdì 7 dicembre 2007
EMERGENZA SICUREZZA!!!
Omicidi, rapine, scippi, violenza sulle donne, quattro odiosi reati sempre più spesso abbinati al fenomeno dell’immigrazione clandestina. Romeni che uccidono, slavi che rapinano, zingari che borseggiano ecc… i titoli dei giornali dal più provinciale alle aperture dei TG nazionali sono pieni di notizie di cronaca del genere.
Chi di noi si sente più sicuro?
Ripete insistentemente
Non si può più girare per strada la sera!
Grida
Giù le mani dalle nostre donne!
Inveisce
Ma qualcuno si è andato a vedere i dati relativi a omicidi, rapine, scippi e violenze sulle donne riportate dal ministero degli interni? Qualcuno ha paragonato ciò che accadeva 14 anni fa (0,9 % di immigrati rispetto alla popolazioni Italiana) con ciò che accade oggi( 2,5% [http://www.unicredit-capitalia.eu] ). Lo abbiamo fatto e il risultato è SCONCERTANTE!
Titoli e slogan apertamente razzisti, non solo sono vergognosi di per se, perché generalizzano la colpa di un reato a tutto un gruppo nazionale od etnico, ma sono persino FALSI!
Sì, FALSI, e a bella posta messi in evidenza. Non ci credete? Guardiamo i numeri!
Italia __________1993_______2006____ differenza (www.interno.it)
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Omicidi totali ____ 1.065_______621_____ - 444 (-42%)
Di cui in famiglia ___102_______192_____ + 90 (+ 88%)
Morti sul lavoro ____ 782_____ 1.302____ + 520 (+66%) ( www.inail.it)
Reati ogni 100.000 abit.___ 1993____2006___differenza
--------------------------------------------------------------------------------------------
Furti in appartamento ___634_______445______ -189 (-30%)
Scippi___________ 200_______ 80______ -120 (-60%)
Violenza sulle donne : nel 2006 1.150.000 donne hanno subito violenza. Nel 62,4 % dei casi sono commessi dal partner! Gli stupri nel 69,7% dei casi sono commessi dal partner!
La vera emergenza sicurezza è tra le mura domestiche
in famiglia e nei luoghi di lavoro!
CASA-LAVORO-FAMIGLIA i fondamenti della nostra società, hanno visto un incremento vertiginoso di morte e violenza, ma l’attenzione si rivolge sempre di più verso l’esterno.
Il nemico dei più deboli non è il diverso o l’immigrato, come vogliono farci credere razzisti e TV, è in casa e sul posto di lavoro.
Si chiamano “maschilismo”, “profitto ad ogni costo”, mercificazione del corpo come della vita
e li vogliamo combattere!
Ingiustizia e menzogne possono essere fermate, ma dipende da ciò che ognuno sarà in grado di fare.
Diffida del sensazionalismo, dei demagoghi che fomentano pulsioni irrazionali, cerca le fonti da cui vengono tratti i dati allarmanti, noi te le indichiamo, sempre!


