sabato 31 maggio 2008
martedì 20 maggio 2008
Tosi risponde al corteo Antifascista
Comunicato: La Verona che vuole vivere,
l'Amministrazione che oltraggia la memoria di un morto.
Sabato 17 maggio in più di diecimila persone (la manifestazione più grande che la nostra città ricordi negli ultimi decenni) abbiamo attraversato pacificamente Verona per ricordare Nicola Tommasoli, per denunciare un assassinio figlio del razzismo contro il “diverso”, dell’incultura neofascista diffusa tra i giovani della nostra città e fomentata da gruppi e organizzazioni con cui l’amministrazione cittadina ha e continua ad avere imbarazzanti e censurabili rapporti. C’è chi si scaglia contro i mass media per denunciare una presunta “gogna mediatica” nei confronti di Verona. Cosa dovremmo dire noi, di una manifestazione con migliaia di persone raccontata dalla stampa solo (o quasi) per gli episodi del tutto marginali di alcune decine?
Noi, al contrario, pensiamo che Verona debba continuare a guardarsi allo specchio e ad interrogarsi seriamente per riconoscere la matrice delle troppe aggressioni degli ultimi anni, culminate nell’assassinio di Nicola. Chi ha manifestato ha condiviso la volontà di costruire una Verona diversa, accogliente, libera, senza paura. Ha visto centinaia di veronesi senza bandiere aprire il corteo camminando, in un silenzio carico di dolore e di significato, dietro lo striscione arancio “Nicola è ognuno di noi”. Ha visto migliaia di persone (associazioni, movimenti, centri sociali, gruppi antagonisti) gridare slogan contro il fascismo. Ha visto migliaia di persone, in coda al corteo, manifestare dietro le insegne dei partiti che hanno voluto essere in piazza. Una manifestazione costruita dal basso, pubblicamente, con un’assemblea aperta alla cittadinanza.
Di fronte a tutto ciò Tosi vede solamente una vetrina rotta, e qualche scritta. Continua, come sempre, a indicare la pagliuzza senza vedere la trave, a parlare di panchine invece che di persone, di divieti invece che di rapporti umani. Di piazze da ripulire invece che di piazze da vivere e da riempire. Noi non strumentalizziamo nessuno, non infanghiamo nessuno. Non intendiamo monopolizzare la memoria di nessuno. Vogliamo solo ribadire che al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi, e che questo non deve mai più accadere.
Non solo Tosi, a cui la città dovrebbe chiedere i danni per le continue dimostrazioni di intolleranza. Anche Bonfante, del PD, forse non si rende conto della gravità delle sue dichiarazioni. Paragonare una vetrina rotta all’assassinio di un ragazzo, questo sì che è un atto irresponsabile, e che infanga la memoria di chi è stato ucciso. Ma a noi tutto questo interessa poco. Ci interessa raccontare di una città che per un giorno è stata viva, partecipata e diversa. Dovrebbe esserlo tutti i giorni.
Passata solo qualche ora, l'Amministrazione ha risposto ai diecimila manifestanti e alla città intera rimuovendo tutti i fiori, i biglietti, i cartelli e i segni di partecipazione che gli amici di Nicola e decine di cittadini e cittadine hanno portato in queste settimane nel luogo dell'aggressione, a Porta Leoni. Ora, lì, c'è il vuoto dell'oblio e della rimozione. Lo sdegno ci impone poche parole: questa non è solo intolleranza, questa è assenza di pietà per un morto, mancanza di rispetto e disprezzo per i tanti segni di un lutto pubblico e civile che rappresenta la parte sana di Verona. Tosi e la sua amministrazione, con questo atto, dimostrano di non avere la dignità di ricoprire alcun ruolo pubblico. Vergogna!
L'assemblea cittadina organizzatrice
della manifestazione del 17 maggio 2008
giovedì 15 maggio 2008
Sabato a Verona con ogni mezzo necessario!
lunedì 12 maggio 2008
FASCISMO SQUADRISTA E FASCISMO ISTITUZIONALE
Aveva meno di 30 anni Nicola Tommasoli, ucciso a Verona la notte del 1° maggio per mano della violenza fascista.
Ancora un volta il braccio armato dello squadrismo di destra ha colpito a freddo, stroncando la giovane vita di un ragazzo “colpevole” solo di non aver voluto sottomettersi alle provocazioni e alle intimidazioni di un branco vigliacco.
Una violenza coltivata nella Verona del sindaco leghista Tosi, coltivata nei salotti buoni del potere della città. Una violenza possibile grazie alla certezza che “arroganza, provocazioni, violenza squadrista” trovano sempre le dovute coperture sia dai fascisti in doppio petto sia da quelli colti e civili.
Una vicenda accaduta a Verona ma che poteva accadere anche in altre città.
Ricordiamo le aggressioni fasciste accadute a Massa negli ultimi mesi contro compagni o semplici cittadini. Ricordiamo i frequenti pestaggi in tutta la Versilia.
Ricordiamo i tanti episodi di squadrismo fascista in tutta Italia, episodi di omofobia e di xenofobia, episodi solo apparentemente condannati, fino alla morte di Nicola.
Una morte che ci addolora e ci indigna, mentre non ci meravigliano ne sorprendendono le parole di Fini, che minimizza l'omicidio e criminalizza chi brucia le bandiere.
Quella sinistra che ha imboccato la strada della rivalutazione/comprensione delle “motivazioni e degli ideali dei ragazzi di Salò”, ovvero dei fascisti più oltranzisti, che difesero fino all'ultimo la dittatura e l'occupazione nazista, dovrebbe ricordare le parole che un camerata disse più di 10 anni fa, “Molti criticano Gianfranco Fini per la svolta di AN. Sbagliano. Il contenuto profondo del suo agire, il suo pensiero é pienamente fascista. Ha solo adeguato gli strumenti del partito alla nuova svolta” . Il fascismo cambia maschera ma non la sua natura.
Noi sappiamo che la verità, anche quando è sotto gli occhi di tutti, deve farsi largo con forza e determinazione, combattendo e contrastando chi vuole mistificarla per riscrivere la storia.
Per questo è indispensabile non abbassare la guardia e vigilare, come è indispensabile proseguire con la mobilitazione e la lotta.
Imparare, attraverso la pratica e la ricerca della più ampia unità, a mobilitare e mobilitarsi contro ogni forma di fascismo e di repressione, significa far vivere Nicola non solo nei nostri cuori, ma in quel futuro che vogliamo costruire senza più fascismo ne repressione.
per informazioni e prenotazioni: tel.340 0692837 / 333 4639178
COORDINAMENTO ANTIFASCISTA
venerdì 9 maggio 2008
giovedì 8 maggio 2008
*Sabato 17 Maggio 2008 MANIFESTAZIONE VERONA*
*partenza corteo dalla Stazione Verona Porta Nuova ore 15.00*
*Nicola è ognuno di noi* Per sconfiggere insieme la paura scendiamo in piazza per svegliare la città che troppe volte ha girato la testa, non deve farlo anche questa volta e mai più. Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva anche questa storia. per una Verona libera dalla paura, per una Verona libera dall'odio, per un Verona libera da vecchi e nuovi fascismi, libera dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza perchè esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata perchè guardarsi all'interno, riconoscere il male profondo del nostro tempo e della nostra città. Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una giornata aperta alle iniziative e ai contributi di tutte e tutti. Nel 2008 a Verona si muore ancora di fascismo. Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi.
PER INFO PULLMAN SCRIVICI: collettivo.carrara@gmail.com
martedì 6 maggio 2008
Comincio a percepire la paura.
Fini: «L'attacco dei naziskin va punito, ma le le contestazioni della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino sono molto più gravi».
Con questa frase il neo presidente della camera -figura non politica ma istituzionale- chiarisce fin dall'inizio quale sarà la strada che imbocca il nostro paese con il risultato delle elezioni politiche 2008.
-Una vita innocente, vale meno di una bandiera di un paese "amico"(di Fini).
-è più accettabile l'uccisione senza motivo, che esprimere simbolicamente idee "illegittime" e "politicamente scorrette" (meglio sarebbe dire non gradite al sistema politico-economico dominante)
Fini chiarisce
meglio delle relazioni dell'UCIGOS,
meglio della cronaca infinita di continue aggressioni e impunità di cui si sono resi protagoniste le frange estremiste del sottobosco della destra razziste e intollerante e forcaiola che ha trionfato lo scorso aprile,
meglio delle assurde posizioni del legista che a omnibus stamani cercava di collegare l'omicidio di Nicola al diffuso senso di insicurezza percepito al nord,
dove sia giunto il nostro paese.
Come ci insegna bene la storia del '900 la banalità del male è sconcertante, come la completa inconsapevolezza di cosa significhino le proprie azioni.
Ogni volta che rileggo quella frase
ho la pelle d'oca,
sento il sangue gelare sulla schiena,
un peso sul petto mi soffoca
...HO PAURA!
K.
lunedì 5 maggio 2008
NAZIROCK
Presso il c.s.a. La Comune di Massa
sarà proiettato il documentario
"Nazirock",
presente l’autore Claudio Lazzaro.
Il film-documentario racconta il mondo neofascista italiano attraverso la musica, i raduni, gli scontri, il look dei giovani che ne fanno parte.
Il movimento di estrema destra ha diffidato il film di Lazzaro, invitando molte sale a rinunciare alla proiezione, in quanto il documentario avrebbe dei contenuti diffamatori.
(per saperne di più clicca qui)
martedì 29 aprile 2008
L'occupazione fascista dei Balcani e i campi di concentramento italiani
Sabato 3 Maggio l'ANPI Giovani di Massa organizza presso il
Teatro dei Servi, Via Palestro Massa
la conferenza "L'occupazione fascista dei Balcani e i campi di concentramento italiani" a cura della storica Alessandra Kersevan, che presenterà il suo ultimo libro "Lager italiani" edito dalla Nutrimenti.
Ottima iniziativa!
lunedì 28 aprile 2008
Massa vince Pucci!
sabato 26 aprile 2008
25 aprile 2008 Provocazione Fascista a La Spezia
nazi-fascismo.
Prevedibile e banale è arrivata l’ennesima provocazione da parte di 2 loschi fasci figuri che spintonando, brandendo cinture, minacciando di morte, pretendevano di passare nel mezzo del presidio. Così, sotto gli stendardi istituzionali voluti dalla Provincia, inneggianti ai diritti della Costituzione, le forze dell’ordine, adducendo motivi di sicurezza, hanno costretto 50 persone ad interrompere l’iniziativa, avvallando i metodi di chi da sempre agisce nell’ombra,
cercando l’aggregazione nel codardo squadrismo, incitando all’odio razziale, fomentando paure.
A loro ed a tutti quelli che confondono il coraggio con lo squallido tentativo di affermare il proprio “machismo” da film western di serie B, ricordiamo che Arditi siamo noi, e tutti coloro che quotidianamente resistono ai vili attacchi sferrati nel mondo del lavoro, nella vita, nella
salute, al nostro futuro.
ORA PIÙ’ CHE MAI, RESISTENZA!
Ovviamente massima solidarietà ai compagni Spezzini!
mercoledì 23 aprile 2008
Iniziamo bene!
Prima uscita della presidentessa di confindustria:
«Bene la sinistra radicale fuori. Sì al federalismo fiscale. Sicurezza sul lavoro, rivedere le norme: sono troppo restrittive» (clicca qui per leggere il resto)
Poche righe e si capisce bene quale sarà il livello di lotta di classe esercitato dai padroni, ma noi sfruttati continuiamo a dare la colpa a rom ed extracomunitari!.
buon 2008-9-10-11-12 e 13 Italia!
E’ uscito il numero 4 dell’Ecoapuano.
Al suo interno:
- Dopo Walterloo
- E’ la globalizza, compagno! Altro che falce e martello
La scomparsa delle sinistra dal Parlamento
- Un ricorso di avvocati controfensore civico.
Ma non è mica un concorso
- Elettorando. Perchè sì a Pucci e Angeli
- Massa Servizi
Il privato che controlla il pubblico
- Ritornare tra le “Gente”?
Qualunquismo di sinistra
- La morte operaia
- Al lavoro non alla guerra
Parlano i lavoratori stranieri stranieri:
Siamo discriminati, abbiamo salari inferiori
e i posti più sporchi e pericolosi
- Il muro del pianto. Il dopoelezioni
* Un disastro annunciato
* La messa in onda del format leghista
* La vittoria di Berlusconi con e senza forse
* Arcobaleno? Pensa solo a froci e zingari
* Che fare?
* Record italiani
- ANPI
* Festa Nazionale a Gattatico
* La scomparsa di Renato Vatteroni
- Sant’Anna
Tra memoria e futuro
I- nceneritore di Brescia.
Come ti invento il mito del miglior termovalorizzatore del mondo:
“Trasi munnizza esci oro”
martedì 22 aprile 2008
lunedì 21 aprile 2008
ARIA NUOVA!
Adesso ognuno, dopo aver riflettuto a mente fredda, può prendersi le sue responsabilità e sciegliere cosa fare.
Arrendersi a Silvio e all'odio legista e lasciare il suo destino delle mani della sterile e morbida opposizione del PD.
L'idea di una sinistra non omologata al sistema di cose presenti ha bisogno della partecipazione e del contributo di ognuno come ogni sfruttato ha bisogno di una sinistra forte presente e radicata.
SCEGLI!
MA SAPPI CHE ANCHE LA NON AZIONE E' UNA SCELTA,
UNA SCELTA CHE EQUIVALE A CONSEGNARSI A Silvio e al PD.
Passa il documento Ferrero - Grassi. Ora il Comitato di garanzia fino al Congresso
Il Comitato politico nazionale di Rifondazione comunista ha approvato il documento con il quale si comporrà il comitato di garanzia che guiderà il partito sino al congresso. Ha avuto la meglio, con 98 voti, il documento presentato dal ministro Paolo Ferrero e dal senatore Claudio Grassi che ha battuto quello presentato dalla segreteria fermo a 70 consensi. Il documento presentato dall'aerea dell' 'Ernesto' ha preso invece 16 voti, quello di Bellotti 5, e quello di Franco Russo 1. Faranno parte del comitato di garanzia, in quota proporzionale rispetto ai risultati del comitato politico nazionale, 12 elementi di cui 6 dell'area che ha presentato il documento presentato da Ferrero e Grassi, 5 dell'area dell'ex segretario Giordano e uno dell'area dell'Ernesto. Il Cpn ha anche approvato a larga maggioranza un dispositivo che prevede l'elezione del comitato di garanzia "per dare continuità all'attività ordinaria del partito". Fissati anche i giorni del congresso nazionale dal 17 al 20 luglio: il dispositivo stabilisce infine che per il 3 e 4 maggio venga convocato un altro Comitato politico nazionale "per la definizione della modalità del percorso congressuale".
il documento:
La sconfitta elettorale che abbiamo subito nelle elezioni
del 13 e 14 aprile ha dimensioni storiche. Per la prima
volta nell’Italia repubblicana la sinistra non è
rappresentata in Parlamento. Tutto questo mentre la destra
populista di Berlusconi vince con grande consenso popolare e
al suo interno una forza xenofoba come la Lega raddoppia i
suoi consensi cambiando ulteriormente il panorama politico
del nord Italia.
Le cause della nostra sconfitta vanno indagate a fondo
perché riguardano l’essenziale, cioè il nostro
rapporto con la società, con i mutamenti sociali di fondo.
Non si esce dalla situazione in cui siamo senza un
approfondito lavoro di inchiesta, di lettura partecipata
delle dinamiche sociali. Questo lavoro dovrà
caratterizzare il nostro impegno politico nella prossima
fase. Riteniamo infatti che il punto centrale che ha pesato
sul negativo risultato elettorale è il fatto che nel
concreto contesto politico, istituzionale e sociale, non è
stata riconosciuto l’utilità sociale della sinistra.
E’ quindi sulla nostra utilità sociale, sul ruolo che la
sinistra ha nella società che occorre riflettere e
proporre per rientrare in gioco.
Nell’immediato non si può non vedere come abbia pesato
negativamente la nostra incapacità di utilizzare la
presenza in maggioranza e la partecipazione al governo per
dare una risposta ai principali problemi sociali del paese.
La risicata vittoria del 2006 non chiedeva solo, per avere
un senso, la sconfitta di Berlusconi, ma anche la sconfitta
delle politiche berlusconiane. Il governo e la maggioranza
nel loro operare concreto non hanno risposto a questa
esigenza e si sono al contrario piegati alle esigenze dei
poteri forti su tutte le principali questioni sociali:
redistribuzione del reddito, lotta alla precarietà,
tassazione delle rendite, laicità dello stato per non fare
che alcuni esempi. La nostra azione politica si è mostrata
inefficace e in questo contesto è maturata la non
percezione dell’utilità sociale della sinistra. Si è
così consumata una crisi, la cui profondità non abbiamo
saputo vedere, del nostro rapporto con il paese reale e in
particolare con i movimenti e con le lotte. L’utilità
dell’esperienza di governo come possibilità per
invertire le politiche degli ultimi quindici anni si è
rivelata, alla luce dei fatti, impossibile da realizzare e
la nostra permanenza nel governo si è trasformata in un
problema sia per noi che per i movimenti.
A questo si è sommato il sistema elettorale bipolare e la
campagna mediatica sul voto utile portata avanti non solo
dai PD e PdL ma dal complesso dei mezzi di comunicazione di
massa. Le elezioni sono state cioè un punto di passaggio
per la costruzione di quel bipolarismo tra simili che è
l’obiettivo delle classi dominanti di questo paese da
almeno un quindicennio. Rendere le istituzioni impermeabili
al conflitto sociale e rendere la politica uno strumento
inservibile per l’emancipazione degli strati subalterni
è l’obiettivo di questo bipolarismo che ha agito
pesantemente nella campagna elettorale.
E’ evidente inoltre che il modo in cui ci siamo presentati
alle elezioni non ha funzionato. Di questo mancato
funzionamento si danno letture tra di loro diverse e persino
diametralmente opposte, ma il punto politico fondamentale
è che comunque l’operazione è fallita, e che agli
occhi di tutti è risultata una operazione politicista che
non ha intercettato la crisi sociale.
Il complesso di questi elementi, l’incapacità a
trasmettere l’utilità sociale di una nostra
affermazione, ha fatto si che noi abbiamo perso voti in
tutte le direzioni: verso il non voto da parte di chi pensa
che “siete tutti uguali”.
Verso il PD da parte di chi, pur condividendo i nostri
contenuti, ha ritenuto quello un voto più utile per
battere Berlusconi.
Addirittura verso la Lega da parte di ceti proletari che
sentendosi non difesi dalla sinistra hanno pensato che visto
che non si riescono a cambiare con un’azione generale le
cose più importanti, almeno si migliorano le cose “a
casa propria”.
Ripartire dal sociale
Questa sconfitta storica non è avvenuta in una fase di
stabilizzazione economica e sociale. Noi non siamo dentro un
ciclo di crescita economica che riduce le contraddizioni
sociali. Al contrario siamo in una fase di crisi, con una
insicurezza sociale e personale che sfiora l’angoscia. In
quel sentirsi soli di fronte al pericolo è stato sconfitto
il nostro progetto e la destra ha vinto le elezioni.
Il punto è però che queste contraddizioni nella prossima
fase sono destinate ad aumentare. Problemi di salario,
precarietà, casa, ristrutturazione mercantile del welfare,
aggressione del territorio e sua militarizzazione, sono
destinati ad aumentare. Il nodo è se di fronte a questo
inasprirsi della crisi sociale sarà la destra populista a
farla da padrona con la proposta della guerra tra i poveri e
la costruzione di capri espiatori, oppure se saremo in grado
di ricostruire forme di solidarietà, di conflitto, di
movimento, capaci di ricostruire una identità e una
utilità sociale della sinistra.
A partire da questo punto di fondo occorre definire
attraverso quali strumenti si riorganizza il campo politico
della sinistra. E’ infatti evidente che il rischio che
stiamo correndo è che, dopo la sconfitta nella società,
ci sia la disgregazione del tessuto militante e l’
evaporazione della sinistra politica in una babele di
linguaggi e di proposte.
Il punto non è quindi l’accelerazione non si sa bene
vero che cosa, ma la definizione di percorsi concreti, che
ridiano un senso di appartenenza ad una comunità e che
siano efficaci socialmente.
1 - In primo luogo occorre rilanciare il PRC come corpo
collettivo. Il tema della rifondazione comunista non sta
dietro di noi ma dinnanzi a noi nella sua dimensione di
progetto politico, culturale, sociale e nella sua dimensione
comunitaria. Riattivare il Partito della Rifondazione
Comunista come progetto politico necessario alla sinistra in
Italia per l’oggi e per il domani è un punto decisivo da
cui non si può prescindere, in tutti i suoi aspetti, dal
tesseramento all’iniziativa sociale, politica e culturale.
Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista dando
certezze alle donne e agli uomini che hanno scelto di
appartenere a questa comunità e dunque sgombrando il campo
dalle ipotesi di dissolvenza e superamento, che hanno
connotato la fase che abbiamo alle spalle, si sono
esplicitate durante la campagna elettorale, contribuendo al
disorientamento e alla demotivazione.
Riattivare Rifondazione Comunista, riaffermando un’etica
della politica, nella coerenza tra ciò che si enuncia e
ciò che si pratica come nel quotidiano esercizio e
rafforzamento della democrazia interna, rilanciando il
percorso di Carrara. Riattivare il conflitto di genere
dentro il partito, perché diventi realmente un soggetto
sessuato in cui le donne non siano né fiori
all’occhiello, né quote. Un partito che assuma il
femminismo come punto di vista da cui rileggere il mondo e
si faccia attraversare quotidianamente dalla critica delle
donne alla politica. Occorre sapere con precisione che il
PRC è strumento indispensabile ma non sufficiente per la
ricostruzione di una ampia sinistra anticapitalista in
questo paese. Indispensabile e non sufficiente: i due
termini non delineano uno spazio geometrico ma una cultura
politica da cui siano banditi tanto il settarismo quanto il
liquidazionismo.
2 - Contemporaneamente occorre porsi il compito di
riaggregare il campo della sinistra. La domanda di unità
che è emersa nel corso della campagna elettorale e che
emerge oggi va raccolta perché è una grande risorsa per
uscire dalla sconfitta. Il PRC è indispensabile ma non
sufficiente, sia perché la sinistra politica è più
ampia dei soli comunisti, sia perché le forme concrete di
impegno a sinistra vanno ben oltre quelle codificate
dall’appartenenza ad un partito. Movimenti, comitati,
collettivi, associazioni, militanza sindacale, vertenze
territoriali ed ambientali: mille sono i modi in cui si fa
politica oggi a sinistra. Pensiamo solo a cos’è il No
Dal Molin a Vicenza o il No TAV in Val di Susa.
Aggregare quindi il campo della sinistra a partire dalla
valorizzazione di ciò che, a tutti i livelli, esiste e
delle esperienze innovative che in questi anni ci sono
state: basti pensare alla Sinistra Europea che proprio su
questa idea è nata e ha fatto i suoi primi passi in questi
anni.
Ripartire dalla costruzione di spazi comuni della sinistra,
di forme concrete di lavoro di inchiesta, di lavoro politico
sociale e culturale sul territorio per costruire un
percorso, non fagocitato da scadenze elettorali, che punti
alla costruzione. dell’unità possibile di tutte le forze
disponibili sulla base di contenuti, obiettivi, pratiche
realmente condivisi. Un percorso unitario rivolto a tutti
coloro che hanno sostenuto la Sinistra Arcobaleno e non
solo. Un processo di aggregazione unitario che eviti la
spaccatura tra chi propone la costituente della sinistra e
chi propone la costituente comunista. Sono due proposte che
frammenterebbero ulteriormente la sinistra, avrebbero
effetti disgregatori nello stesso corpo di Rifondazione, il
cui progetto politico è per noi prioritario rilanciare,
dividerebbero la nostra gente sulla base di riferimenti
ideologici privi di una consistente base politica. Due
proposte che non affrontano il nodo principale: come
ricostruire l’utilità sociale della sinistra.
Occorre partire subito con un percorso di riaggregazione, le
cui forme e modalità saranno riconsegnate alla libera
discussione di tutte e di tutti nel percorso congressuale,
che non commetta gli errori di politicismo e di verticismo
che abbiamo avuto nella fase precedente. La sinistra può
nascere solo come strumento di partecipazione, solo se le
sue organizzazioni sono guidate dai principi democratici e
dalla trasparenza, senza il predominio degli apparati, con
le loro logiche di cooptazione. Per questo indichiamo la
costruzione di una discussione, sia interna al partito che
coinvolgente tutta l’area della sinistra arcobaleno, come
priorità politica delle prossime settimane. Occorre
riprendere la discussione.
Indichiamo parimenti la partecipazione a tutte le
manifestazioni del 25 aprile e del 1° maggio presenti sul
territorio con u messaggio chiaro:
La destra populista cresce sui bassi salari, sulla
precarietà, sulla mancanza di case e di servizi.
Costruiamo l’opposizione sociale al governo Berlusconi.
Imma Barbarossa, Roberta Fantozzi, Loredana Fraleone, Fabio
Amato, Ugo Boghetta, Bianca Bracci Torsi, Stefania Brai,
Alberto Burgio, Maria Campese, Giovanna Capelli, Guido
Cappelloni, Carlo Cartocci, Bruno Casati, Aurelio Crippa,
Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Claudio Grassi, Ramon
Mantovani, Laura Marchetti, Citto Maselli, Giovanni Russo
Spena, Bruno Steri, Luigi Vinci
venerdì 18 aprile 2008
Fino al Cuore della Rivolta
Ecco finalmente il programma della versione primaverile del festival della Resistenza “Fino al cuore della rivolta”. Quest'anno la mostra sarà dedicata alla fotografia, con una installazione tratta dai nostri archivi audiovisivi, che s’inaugura sabato 19 aprile con “I giorni cantati di Calvatone e Piadena" in concerto. Il 25 aprile ci sarà l'ormai tradizionale concerto con i gruppi musicali (Mosche da Bar, Movimento Unico Sud, Tandarandan, Antonio Lombardi, Apuamater, Les Ondes Martenot) che divideranno il palco con gli interventi dei partigiani e delle partigiane. Il 63° Anniversario della Liberazione si tinge in questi giorni di un significato particolare. Il nostro motto sarà ancora una volta: «ora e sempre Resistenza!» (Per il programma completo vai alla pagina del sito)
martedì 15 aprile 2008
...e il bello deve arrivare!
Adesso si possono fare solo due cose: o chinare il capo, arrendersi alzare bandiera bianca,
oppure darsi una svegliata, alzare la testa e cominciare a lottare.
Anzitutto ognuno potrà farsi un esame di coscienza e vedere se ha fatto il possibile,
se ha fatto la cosa giusta.
Ognuno, perché le responsabilità qui sono di tutti, in particolare di chi ha dato sempre troppo per scontata la presenza di una opposizione di sinistra all'attuale sistema di cose presenti.
Poi verranno i processi hai Responsabili, nel senso di dirigenti, ma chi ha votato Pd o non ha votato è così a posto?
Lottare!
adesso toca rimboccarsi e Lottare fare agire, ma per cosa?
Per tutto!
Per tutto perché adesso come adesso non abbiamo nulla da perdere e tutto da conquistare.
Adesso è il momento di ripensare la sinistra fare i conti con il passato, ma sopratutto è il momento di scavare le trincee per non lasciare all'odio alla paura all'intolleranza il nostro paese.
Il Pd è l'opposizione necessaria per contrastare lega e pdl, ho qualche dubbio!
continua...
domenica 13 aprile 2008
Un'indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese è in corso
Si agita la bandiera dell’indipendenza (talvolta camuffata da «autonomia») del Tibet, ma se questo obbiettivo venisse conseguito, ecco che la medesima parola d’ordine verrebbe lanciata anche per il Grande Tibet (un’area tre volte più grande del Tibet propriamente detto) e poi per il Xinjiang, per la Mongolia interna, per la Manciuria e per altre regioni ancora. La realtà è che, nel suo folle progetto di dominio planetario, l’imperialismo mira a smembrare un paese che da molti secoli si è costituito su una base multietnica e multiculturale e che oggi vede convivere 56 etnie. Non a caso, a promuovere questa Crociata non è certo il Terzo Mondo, che alla Cina guarda con simpatia e ammirazione, ma l’Occidente che a partire dalle guerre dell’oppio ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo e in un’immane tragedia, dalla quale un popolo che ammonta ad un quinto dell’umanità sta finalmente fuoriuscendo.
Sulla base di parole d’ordine analoghe a quelle oggi urlate contro la Cina, si potrebbe promuovere lo smembramento di non pochi paesi europei, quali l’Inghilterra, la Francia, la Spagna e soprattutto l’Italia, dove non mancano i movimenti che rivendicano la «liberazione» e la secessione della Padania.
L’Occidente che si atteggia a Santa Sede della religione dei diritti umani non ha speso una sola parola sui pogrom anticinesi che il 14 marzo a Lhasa sono costati la vita a civili innocenti compresi vecchi, donne e bambini. Mentre proclama di essere alla testa della lotta contro il fondamentalismo, l’Occidente trasfigura nel modo più grottesco il Tibet del passato (fondato sulla teocrazia e sulla schiavitù e sul servaggio di massa) e si prosterna dinanzi a un Dio-Re, impegnato a costituire uno Stato sulla base della purezza etnica e religiosa (anche una moschea è stata assaltata a Lhasa), annettendo a questo Stato territori che sono sì abitati da tibetani ma che non sono mai stati amministrati da un Dalai Lama: è il progetto del Grande Tibet fondamentalista caro a coloro che vogliono mettere in crisi il carattere multietnico e multiculturale della Repubblica Popolare Cinese per poterla meglio smembrare.
Alla fine dell’Ottocento, all’ingresso delle concessioni occidentali in Cina era bene in vista il cartello: «Vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi». Questo cartello non è dileguato, ha solo subito qualche variante, come dimostra la campagna per sabotare o sminuire in qualche modo le Olimpiadi di Pechino: «Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi». La Crociata anticinese in corso è in piena continuità con una lunga e infame tradizione imperialista e razzista.
Domenico Losurdo, filosofo
Gianni Vattimo, filosofo
Luciano Canfora, storico
Carlo Ferdinando Russo, direttore della rivista "Belfagor"
Angelo d’Orsi, storico
Ugo Dotti, storico della letteratura italiana
Guido Oldrini, filosofo
Massimiliano Marotta, presidente della Società di studi politici
Federico Martino, storico del diritto
Fosco Giannini, senatore PRC, direttore della rivista “l’Ernesto”
Fausto Sorini, membro del Comitato politico nazionale del PRC, direzione area “l’Ernesto”
Sergio Cararo, direttore della rivista “Contropiano”
Alessandro Leoni, Segreteria regionale toscana PRC
Valter Lorenzi, Rete nazionale “Disarmiamoli!”
Luca Gorlani, educatore, Chiari (BS)
Marco Benevento, Direttivo FIOM Roma Nord
Manlio Dinucci
Luciano Vasapollo, docente Università La Sapienza, Roma
Stefano G. Azzarà, Università di Urbino
Filippo Lai, ricercatore, Cagliari
Pilade Cantini
Vincenzo Simoni, Segretario nazionale dell’Unione Inquilini
Alfredo Tradardi, ISM-Italia
Francesco Zardo, giornalista e scrittore
Marie-Ange Patrizio, psicologa e traduttrice, Marsiglia
Giancarlo Staffolani, Collettivo “B. Brecht”, Veneto orientale
Andrea Fioretti, FLMU-CUB Sirti/assemblea lavoratori autoconvocati
Andrea Martocchia, astrofisico, INAF-IASF Roma
Serena Marchionni, bibliotecaria, Fac. Matematica, Università di Bologna
George Philippou, Atene
Luigi Pestalozza, musicologo
Libero Traversa, della redazione di “Marxismo Oggi”
Sergio Manes, editore (La Città del Sole)
Antonella Ghignoli
Andrea Parti
Aldo Cannas, Cagliari
Hisao Fujita Yashima, professore associato di Analisi Matematica, Università di Torino
Marco Ghioti
Leo Giglio
Armando Gattai, Prato
Niccolò Zambarbieri, Giovani Comunisti di Pavia
Claudio Del Bello, editore (Odradek)
Lin Jie
Mauro Gemma, redazione di Resistenze.org
Antonio Ginetti, Pistoia
Riccardo Fabio Franchi, studente, Bologna
Silvio Marconi, antropologo, operatore di cooperazione allo sviluppo e intercultura, Roma
Francesco Saverio de Blasi, ordinario di Analisi Matematica, Universita' di Roma "Tor Vergata
Claudia Cernigli, giornalista, Trieste
Z. Shiwei
Edoardo Magnone, chimico, Italy-Japan Joint Laboratory on Nanostructured Materials for Environment and Energy (NaMatEE) and "Research Center for Advanced Science and Technology" (RCAST), University of Tokyo
Rosanna Deste
Marco Costa – PRC, Assessore ai Lavori Pubblici, Comune di Busana (RE)
Fulvio Grimaldi, giornalista
Antonio Casolaro, Caserta
Antonio Caracciolo, ricercatore di Filosofia del Diritto, Università di Roma La Sapienza
Alessandra Orlandini, infermiera, Ancona
Gianni Monasterolo, musicista e poeta
Stefano Franchi, segreteria PRC Bologna
Marina Minicuci, giornalista
Francesco Maringiò, coordinamento nazionale Giovani Comunisti/e
Adriano Benayon, Brasília, Brésil
Francesco Rozza, Caserta
Gian Mario Cazzaniga, professore di Filosofia morale, Università di Pisa
Annie Lacroix-Riz, storica
Simone Bruni, operatore e mediatore socio-culturale per Arci Toscana


