
Francesca Rolla, 95 anni, staffetta partigiana della Brigata Garibaldi “Gino Menconi” di Carrara
I funerali si svolgeranno oggi, lunedì 29 Marzo
ore 14.30 Presso palazzo comunale.
La voce telematica dei giovani antifascisti di Carrara

I Giovani Comunisti di Massa Carrara ribadiscono l’importanza e il valore del 25 aprile come festa della Liberazione dal nazifascismo, dal suo regime e dai suoi principi.
Il 25 aprile non è la festa della primavera, come vogliono ribattezzarla le nuove destre:
è la festa di tutti gli antifascisti che hanno dato vita alla nostra Costituzione e alla nostra Repubblica.
I Giovani Comunisti di Massa Carrara invitano la cittadinanza a non dimenticare chi è morto per la nostra
libertà e a partecipare alla festa della Liberazione
al paese di CASETTE (Massa)
Ci troverete alla Casa del Popolo di Casette a partire dalle 11 del mattino per tutta la giornata: per parlare di Resistenza, G8 ambiente, G8 economia e G20 dei saperi e della ricerca.
L’iniziativa è promossa dall’A.N.P.I. e dalla Casa Rossa di Casette
Vi aspettiamo !!!
La sinistra, nelle sue difficoltà, divisioni e disorientamento attuali, deve porsi seriamente di fronte al problema dell’evoluzione delle destre, perché non solo queste sono vincenti sul piano elettorale - si prevede che alle prossime elezioni faccia il pieno di voti, aumentando i già moltissimi che ha - ma stanno vincendo anche sul piano culturale. Non si sente più parlare di solidarietà e giustizia sociale, il razzismo è diventato mentalità comune condivisa, l’egoismo individuale e l’arrivismo permeano l’intera società e sono diventati pane quotidiano anche per una parte dei lavoratori che utilizzano sì la Cgil per difendere il loro posto di lavoro, ma votano poi, senza problemi, Berlusconi o Lega.
Di contro, c’è una sinistra sempre più debole e divisa, inerte e incapace di reagire, ma anche di capire, tanto che in buona parte si dimostra incerta e ammiccante di fronte al populismo e alla demagogia delle destre. Così è nel Pd, nei socialisti e nel Movimento per la Sinistra.
Le destre, che sembrano essere riuscite con successo a unificarsi, sono molto abili nel mutare continuamente e nell’adattare la loro tattica demagogica, non senza contraddizioni, a tutte le
situazioni, con grande spregiudicatezza, cavalcando tutto e il contrario di tutto. Alcuni esempi: la riduzione sistematica e programmata dei diritti fondamentali assieme alla proclamazione della libertà; l’affermazione dei valori del sistema democratico assieme alla sua riduzione a caricatura e alle proposte bonapartiste e di regime di Berlusconi che considera il parlamento un impaccio per i suoi piani di potere; il taglio drastico dei posti di lavoro assieme alla promessa spropositata dell’aumento del loro numero; la soppressione dei contratti nazionali di lavoro assieme alle dichiarazioni che esiste un problema sociale dei redditi. Le destre sono sempre più camaleontiche e il fascismo che sta nel loro dna, assume continuamente forme e connotati differenti, come del resto avvenne in Europa durante il ventennio: tra fascismo italiano, nazismo, franchismo, regime dell’ammiraglio Horty, organizzazioni delle Croci di ferro di Codreanu e le altre forme minori delle destre europee c’erano forti differenze, ma il loro elemento unificante, il loro comune denominatore, era la negazione delle organizzazioni politico-sociali e delle forme democratiche dello stato moderno e quindi la limitazione e negazione delle libertà e dei diritti umani. Tutto questo avveniva allora con un ampio consenso da parte dei popoli a cui veniva tolta la libertà. Certo oggi, almeno per ora, perché non c’è da giurarci, non ci si può rivolgere alle masse con la rozzezza culturale e ideologica di allora.
Le leggi razziali del ‘38 non sono all’ordine del giorno, anche se il razzismo si diffonde con molta più virulenza di allora. Le destre sanno di dover raggiungere le masse con una più sofisticata
elaborazione culturale. Così non ripropongono il Mito della razza di Rosemberg o i Protocolli dei savi di Sion, ma un razzismo più sofisticato e culturalista: ognuno ha la sua cultura e identità per cui ognuno deve restarsene a casa propria e se, per forza e necessità vuole venire a casa nostra dovrà sposare le nostra cultura e farsi assimilare. Questa sembra essere oggi la maggiore capacità delle destre: mescolare e confondere principi, idee culture elaborate a sinistra, con una
prassi assolutamente di destra. Ne sono maestri indiscussi personaggi come Fini o la Mussolini che passano da dichiarazioni apparentemente rispettose dei diritti fondamentali, della democrazia e perfino della giustizia sociale, alla propaganda securitaria e razzista, al revisionismo storico, alla condanna della storia dell’intera sinistra a cominciare dalla Resistenza e dall’antifascismo, fino alle proposte di unificare in un unico ordine indistinto e sotto al “tricolore” sia i fascisti che gli antifascisti, saloini e partigiani, carnefici e vittime, sostenitori del nazismo e morti per la libertà.
Del resto la conquista di un’egemonia culturale da parte delle destre avvenne anche nel ‘21-22, quando non solo furono smantellate le organizzazioni del movimento operaio, ma molti dei sindacalisti (per non dire dei politici democratici e liberali) disorientati, passarono al fascismo come D’Aragona, i sorelliani e per restare a noi, a Carrara, gli anarchici del Piastròn e tanti altri. Oggi il bersaglio e l’obiettivo finale di questo attacco camaleontico delle destre è la Costituzione nata dalla Resistenza che passo dopo passo, tra apparenti fughe in avanti di Berlusconi e timidi altolà di Fini, viene sgretolata assieme alla convivenza democratica ed alle conquiste sociali degli ultimi 40 anni almeno. La stessa definizione del nuovo partito delle destre, come partito degli italiani, non lascia dubbi sulla volontà di dividere il paese tra buoni e cattivi: chi è italiano deve anche essere berlusconiano, gli altri non sono neanche italiani e quando sarà possibile, non c’è da farsi illusioni, verranno ridotti al silenzio, come al tempo del fascio. La limitazione progressiva del diritto di sciopero, la proposta di tagliare i dibattiti in parlamento e di far votare solo i capigruppo, le leggi elettorali che cancellano le minoranze, l’eliminazione delle preferenze nelle elezioni parlamentari, il controllo totale dell’informazione da parte della maggioranza con qualche concessione di accesso all’opposizione di sua maestà, delineano un paese sempre più dominato da un regime autoritario e antidemocratico nel quale resta solo una democrazia virtuale a fare compagnia allo sciopero virtuale, ai diritti sociali virtuali, alla libertà virtuale. Dove per virtuale deve intendersi ciò che non disturba l’attuazione dei piani di dominio personale e di arricchimento dell’attuale padrone delle ferriere. Ne sono la dimostrazione l’attacco ormai diretto e frontale alla Cgil, rea di voler conservare, pur tra tante debolezze opportunistiche, un minimo di conflittualità sociale; l’attacco agli studenti che hanno messo in moto un movimento di opposizione che nonostante tutto, dura nel tempo; l’attacco e la repressione violenta di quanti vogliono opporsi alle prepotenze, alle violenze e alle ronde paramilitari fasciste, agli inceneritori, alle centrali nucleari, alla guerra e a questa deriva autoritaria di cui non si vede la fine e che sarebbe illusorio considerare momentanea, perché è strutturale e destinata a durare anche grazie alla crisi economica. Siamo di fronte a una strategia che opera su piani differenti in modo spregiudicato, utilizzando anche la violenza spicciola, le paure
securitarie alimentate ad arte, la mancanza di futuro per tutti, ma in particolare per i giovani, la crisi economica e finanziaria attuale, di cui certo non sono responsabili i lavoratori, per ridisegnare le
istituzioni e i rapporti di forza nella società, a tutto vantaggio di ristrette élite privilegiate e prepotenti. Bisogna riconoscere che questa strategia delle destre è stata
sottovalutata per molti suoi aspetti, da parte della sinistra. Prova di questa difficoltà di comprensione, la risposta dell’allora direttore di Liberazione Sansonetti, durante un
dibattito avvenuto a Pisa qualche tempo fa: ad una domanda su come valutasse la spregiudicatezza del presidente della Camera Fini, disse che bisognava saper intervenire e assumere le contraddizioni dell’avversario. Evidentemente non si rendeva conto che le dichiarazioni di Fini, sul fascismo, i diritti del parlamento, la laicità, non aprivano come una contraddizione all’interno delle destre, perché al contrario ne allargavano apparentemente l’offerta ideologico-politica, ma apparivano come contraddizioni all’interno delle sinistre, andando ad occupare surrettiziamente posizioni (trincee, verrebbe voglia di dire) e disorientandole. Non siamo di fronte a contraddizioni delle destre ma a una strategia articolata e di lunga durata di fronte alla quale bisogna mettersi nel condizione di capire a fondo al fine di costruire un fronte democratico e antifascista.
Massimo Gianfranceschi
Sergio Angeloni
Nando Giannerelli
Giulia Severi
Gabriele Della Zoppa
Maria Rasetto
Elena Vatteroni
Iacopo Simi
Giorgio Lindi
Roberto Severi
Luciano Caleo.
COME, QUANDO E PERCHE’ DELLA CRISI
L’ A.N.P.I. di Carrara rilancia il problema della crisi, propone un’analisi e cerca una soluzione.
Dopo la proiezione del video che illustra l’intervento del docente di macroeconomia Emiliano Brancaccio sul problema della crisi, seguirà il dibattito con Giorgio Lindi e Giulia Severi.

L’iniziativa avrà luogo
Mercoledì 25 marzo alle 17.00
nella sede dell’A.N.P.I. di Carrara,
in via Loris Giorgi, 1.
Per info. 328 556 14 54 A.N.P.I. 0585 70 61 18


Dobbiamo aggiustare l'immagine distorta che abbiamo di Hamas
di William Sieghart
su Times online del 12/01/2009
Gaza è una società laica dove la gente ascolta musica pop, guarda la tv, e molte donne camminano per strada senza il velo.
La settimana scorsa ero a Gaza. Mentre ero lì ho incontrato una ventina di poliziotti che partecipavano a un corso in gestione dei conflitti. Erano ansiosi di sapere se gli stranieri si sentivano al sicuro da quando Hamas era al governo. “Sì, certamente!” ho risposto. Senza dubbio gli ultimi 18 mesi hanno visto una relativa calma per le strade di Gaza; nessun uomo armato per le strade, niente più rapimenti. Hanno sorriso pieni di orgoglio e ci hanno salutato con un arrivederci.Ve lo giro come mi è arrivato
Scontro tra le forze dell'ordine e i profughi sbarcati a Lampedusa questa estate e ospiti del centro della Croce Rossa Italiana in localita' Partaccia a Marina di Massa. I profughi, circa 50 tra cui molte donne, hanno manifestato senza autorizzazione, occupando piazza della Liberazione, nel centro di Massa, intorno alle 11, bloccando il traffico. Dopo essere stati piu' volte avvertiti di sgombrare la piazza, le forze dell'ordine, in tenuta antisommossa, hanno proceduto allo sgombero forzato caricando il gruppo di manifestanti. Alcuni di questi sono stati prelevati dai carabinieri e dalla polizia, mentre una parte e' stata scortata al centro CRI dove sono ospiti dal 3 agosto scorso 103 profughi. Non c'e' ancora una stima dei feriti. I profughi manifestavano per il ritardo di richiesta dello status di rifugiato politico. Da oggi hanno detto che inizieranno anche lo sciopero della fame. Repubblica di oggi
Gravissima aggressione delle forze dell’ordine contro un gruppo di immigrati che stavano legittimamente manifestando in difesa dei loro diritti!
Dal compagno dell’Associazione solidarietà proletaria sez di Massa Carrara
“Sono arrivato alle 13,00 sul luogo, i celerini, capeggiati dallo stesso dirigente che tentò di caricare gli antifascisti un anno fa in piazza Mercurio al presidio contro Fiamma Tricolore, brandivano i manganelli non permettendo ai passanti di avvicinarsi in difesa degli immigrati, io stesso sono stato intimato ad allontanarmi, ho protestato dicendo che era in corso una manifestazione di protesta ed era un mio diritto parteciparvi e così mi sono fatto largo.
Erano presenti Alessio Castelli segretario della Fiom di Massa Carrara, il vicesindaco di Massa Martina Nardi e Mario Ricci del Prc, che fondamentalmente stavano facendo un’opera di convincimento per fare desistere con le buone i manifestanti invece di schierarsi dalla loro parte facendo da scudo contro le intenzioni violente della celere.
La scena era commovente, c'erano ragazze giovani, una di queste incinta, ragazzi, uomini, stesi per terra abbracciati l'uno all'altro che resistevano al tentativo di sgombero, erano tutti bagnati da due ore di pioggia.
Il capetto ad un certo punto ha strigliato i celerini indecisi urlando e ordinando l'uso della forza.
A quel punto mi sono gettato a terra anche io unendomi a loro, gridando alla sbirraglia che era un loro diritto protestare per denunciare il mancato rispetto dei diritti umani.
Il capetto a questo punto stizzito urlando ha ordinato il mio arresto.
Tre agenti della Digos mi hanno portato via di peso e mi hanno allontanato di una decina di metri dai manifestanti.
Nonostante le intimazioni ho preteso di rimanere sul posto per accertarmi che non venisse usata violenza contro gli immigrati e così è stato, un agente della Digos mi ha tenuto stretto per un braccio per tutto il tempo.
I profughi del campo della Cri sono stati caricati a forza sulle camionette, sotto i riflettori delle telecamere i celerini ci sono andati cauti, non hanno usato i manganelli, ma qualche figlio di puttana ha approfittato della mischia per tirare dei calci agli immigrati, il tutto sotto gli ordini urlati del dirigente delle operazioni che ammantato della fascia tricolore minacciava di arresto chiunque apriva bocca.”
Questo gravissimo episodio non deve passare nell’indifferenza, questo episodio deve essere denunciato come una grave violazione dei diritti umani, i diritti secondo
I diritti umani sono tali a prescindere dal fatto che una persona possa avere o meno un documento in tasca, i diritti umani non hanno colore, lingua, tradizione o permessi bollati, i diritti umani sono di tutti e basta!
Questi rifugiati hanno il diritto di vivere liberi, è illegale tenerli rinchiusi in un campo circondati dal filo spinato, è illegale picchiarli, questi rifugiati devono essere liberi di manifestare per rivendicare i loro diritti, quello che è illegale è illegale è l’operato della celere.
Invitiamo tutti a partecipare domani pomeriggio dalle ore 15.00 in poi, al presidio già previsto per domani 27 gennaio, davanti al Palazzo Ducale di Massa, in occasione del consiglio regionale straordinario dedicato alla memoria del genocidio del popolo ebreo.
Vi invitiamo tutti per manifestare lo sdegno e la rabbia per questa aggressione razzista.
Commemoriamo il genocidio del popolo ebreo denunciando il razzismo, l’intolleranza, il fascismo e la repressione, pretendiamo e lottiamo per conquistare un mondo fatto di pace e di uguaglianza!
No al razzismo!
Libertà per gli immigrati!
Domani martedì 27 gennaio alle ore 15.00
tutti davanti al Palazzo Ducale di Massa!
di Gideon Levy
Haaretz, 9/1/2009
Questa guerra, forse più delle precedenti, mette a nudo i veri profondi stati d'animo della società israeliana. Razzismo e odio alzano la testa, così come l'impulso per la vendetta e la sete di sangue. L'inclinazione di coloro che comandano nelle Forze di Difesa Israeliane ora è “uccidere il più possibile”, come raccontano i corrispondenti militari alla televisione. E anche se il riferimento è ai combattenti di Hamas, questa propensione resta agghiacciante.
L'aggressione e la brutalità sfrenate si giustificano come “prestare attenzione”: lo spaventoso bilancio di sangue – circa 100 palestinesi morti per ogni israeliano ucciso non solleva alcuna obiezione, come se avessimo deciso che il loro sangue vale 100 volte meno del nostro, riconoscendo così il nostro innato razzismo.
Destroidi, nazionalisti, sciovinisti e militaristi sono i soli legittimi bon ton sulla piazza. Non infastiditeci con umanità e compassione. Solo ai margini del campo si può udire una voce di protesta – illegittima, ostracizzata e ignorata dai media – di un piccolo ma coraggioso gruppo di ebrei e di arabi. Accanto a tutto questo echeggia un altra voce, forse la peggiore di tutte: è quella dei virtuosi e degli ipocriti. Ari Shavit, mio collega, sembra esserne l'eloquente portavoce. Questa settimana, Shavit ha scritto su questo giornale (“Israele deve duplicare, triplicare, quadruplicare il suo aiuto medica a Gaza”, Haaretz, 7 Gennaio): “L'offensiva israeliana in Gaza è giustificata . . . . Solo un'iniziativa umanitaria immediata e generosa dimostrerà che anche durante la guerra brutale che ci è stata imposta ci siamo ricordati che dall'altra parte ci sono esseri umani.”
Per Shavit, che ha difeso la giustezza di questa guerra, insistendo che non dovesse essere perduta, il prezzo è irrilevante, come lo è il fatto che non ci sono vittorie in guerre così ingiuste. E osa, allo stesso tempo, predicare “mitezza”.
Desidera forse che uccidiamo senza tregua, e in seguito impiantiamo ospedali da campo e spediamo medicine per curare i feriti? Sa che una guerra contro una popolazione inerme, forse la più inerme al mondo, che non ha dove fuggire, può solo essere crudele e spregevole. Ma costoro vogliono sempre uscirne bene. Sganceremo bombe sulle abitazioni, e poi cureremo i feriti a Ichilov; bombarderemo miseri locali di rifugio nelle scuole dell'ONU, e poi riabiliteremo i disabili a Beit Lewinstein. Spareremo per poi piangere, uccideremo per poi deplorare, abbatteremo donne e bambini come macchine assassine automatiche, mantenendo pure la nostra dignità.
Il problema è che in questo modo proprio non funziona. Queste sono un'ipocrisia e un autocompiacimento sfacciati. Quelli che invocano in modo incendiario una violenza sempre maggiore, senza considerarne le conseguenze, dovrebbero almeno essere più onesti a questo riguardo.
È come volere la botte piena e la moglie ubriaca. La sola “purità” in questa guerra è la “purificazione dai terroristi”, che nella realtà significa causare spaventose tragedie. Ciò che accade a Gaza non è una calamità naturale, un terremoto o un'alluvione, in cui sarebbe nostro dovere e diritto tendere una mano per soccorrere i colpiti, mandare squadre di soccorso, come tanto amiamo fare. Fra tutte la peggiori sfortune, tutti i disastri che accadono adesso a Gaza sono causati dall'uomo: da noi. Non si può offrire aiuto con mani macchiate di sangue. Dalla brutalità non può nascere compassione.
Eppure ci sono ancora alcuni che vogliono l'uno e l'altro. Uccidere e distruggere indiscriminatamente e pure uscirne apparendo buoni, con la coscienza pulita. Andare avanti con i crimini di guerra senza percepire affatto il grave senso di colpa che dovrebbe accompagnarli. Ci vogliono nervi saldi. Chiunque giustifichi questa guerra giustifica anche tutti i suoi crimini. Chiunque la sostenga, credendo che i massacri compiuti siano giusti, non ha alcun diritto di parlare di moralità e mitezza. Non è possibile uccidere e nutrire nello stesso momento. Questa posizione rappresenta in modo fedele come pensano di base in modo doppio gli israeliani, da sempre. Commettere ogni ingiustizia, ma ritenersi puri. Uccidere, demolire, affamare, imprigionare e umiliare ed essere nel giusto; per non parlare dei virtuosi. I guerrafondai colmi di virtù non potranno permettersi questi lussi.
Chiunque giustifichi questa guerra ne giustifica anche ogni crimine. Chiunque la veda come una guerra difensiva deve essere moralmente responsabile delle sue conseguenze. Chiunque adesso incoraggi i politici e l'esercito a continuare sappia che dopo la guerra avrà il marchio di Caino sulla fronte. Tutti quelli che appoggiano la guerra ne sostengono pure l'orrore.
(testo inglese: http://www.haaretz.com/hasen/spages/1054158.html
traduzione di Andrea Piccinini e


Col ritiro graduale e unilaterale di Israele dalla Striscia arriva il momento di scrivere qualche breve ragionamento sul complesso degli eventi che hanno investito quel lembo di Palestina.