domenica 6 aprile 2008

Ciao Bagna!


un Saluto a Matteo Bagnaresi Ultras del Parma e militante del Centro sociale Mariano Lupo scomparso domenica 30 Marzo.

ciao Bagna!

martedì 18 marzo 2008

Ritirato il licenziamento di Andrea Marco Bogazzi!!!




Le prime esternzioni della CGIL Toscana:

Esprime grande soddisfazione in casa la Cgil Toscana per il ritiro del licenziamento di Andrea Marco Bogazzi, delegato della Filt Cgil, da parte della “Porto Spa” di Marina di Carrara.“Il modello di coesione sociale ha vinto una bella sfida”, dice il segretario generale della Cgil Toscana Alessio Gramolati, che aggiunge: “Un ottimo risultato per tutte le parti in causa che cancella un’ingiustizia e apre una prospettiva di miglioramento per lo sviluppo dell’azienda e per la sicurezza dei lavoratori. Merito dell’unità e del ruolo svolto dalle istituzioni, merito della solidarietà. Adesso – conclude - guardiamo avanti, ora dobbiamo vincere quella per lo sviluppo della portualità toscana”.“Il reintegro al proprio posto di Lavoro di Andrea Marco Bogazzi -aggiunge Mario Bartalucci, segretario generale della Filt Cgil Toscana - segna il ritorno alla ragionevolezza, alla logica di un sano e produttivo confronto fra le parti sociali, elemento necessario per lo sviluppo ed il rilancio del porto di Carrara. Era il risultato che la società toscana si aspettava e che meritava di ottenere.Fondamentale anche secondo Bartalucci il ruolo svolto dalle istituzioni locali e regionali, e la decisa presa di posizione contro il licenziamento assunta immediatamente dalle segreterie regionali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt Uil della Toscana, così come “determinante è stata la solidarietà dei lavoratori del porto che si è manifestata con uno sciopero di due ore indetto unitariamente da Cgil, Cisl e Uil di Carrara.

Sicurezza sul Lavoro...

lunedì 17 marzo 2008

TIBET




Per saperne di più...

http://www.cnj.it/documentazione/cina.htm#mito

clicca leggi rifletti

il modo migliore per farsi un idea è elaborare autonomamente un pensiero critico partendo da fonti scritte e documentate.
Il TG, la fiction, le "trasmissioni di approfondimento" non forniscono quasi mai la fonte, ne si smentiscono mai, anche di fronte a grossolani -se non addirittura voluti- errori ed omissioni:
la guerra in Kosovo docet!

Resistere al pensiero unico dominante non è facile, alcuni mezzi sono qui forniti, fatene buon uso!

Foibe continua la mistificazione

"Il cuore nel Pozzo"
Ovvero come trarre uno sceneggiato dal più falso dei luoghi comuni:
"Italiani?...Brava gente!"



sabato 15 marzo 2008

Risposta ad Assindustria:

Leggendo il comunicato pubblicato Venerdì 14 Marzo da Assindustria ci sorge spontanea un dubbio: conoscono lor signori il significato della parola moderno? O ancora meglio hanno idea in quale anno del signore ci troviamo?

dal comunicato diramato deduciamo che:
o le poste hanno impiegato oltre 2 secoli a consegnare la missiva alla stampa locale,
o i nostri imprenditori hanno una strana idea della modernità.

Pare infatti che la sofferta decisione di licenziare un lavoratore sia cosa buona e giusta, un diritto delle aziende, che esercitano con sofferenza un atto necessario al buon funzionamento del sistema, mentre prendere le difese di sacrosanti diritti, ad esprimersi, a criticare, ad essere liberi, e prima ancora a pretendere sicurezza sui luoghi di lavoro, sia una cosa antica vecchia, fuori moda.
Adesso che di moda non siamo mai stati degli appassionati, al contrario di lor signori è cosa risaputa, sartorie ne bazzichiamo poche, con mille euro al mese non è così facile,
ma da qui a farci dare lezioni di modernità da dei padroni del vapore ce ne passa. Gli unici che sfidano il progresso e lo sviluppo dei tempi sono coloro che credono di poter giocare con le vite dei loro dipendenti come si trattasse di cose loro private. Il lavoro invece è la più sociale e pubblica delle attività perché è il fondamento della nostra Repubblica, come recita il primo articolo della costituzione. Sì il primo articolo di una Costituzione così obsoleta e fuori moda che da antifascisti pretendiamo ancora di difendere, perché uno degli ultimi baluardi, assieme allo statuto dei lavoratori, che permette a noi giovani di guardare al futuro, se non con serenità -vista la qualità dell’imprenditoria locale e del potere che i precedenti governi hanno messo loro in mano- almeno con un briciolo di speranza.


Giovani Antifascisti di Carrara

venerdì 14 marzo 2008

Perché in politica non c'è spazio per il secondo sesso

Comitato usciamo dal silenzio

presenta

PRIME DONNE

Perché in politica non c'è spazio per il secondo sesso

Un libro di Ritanna Armeni,sarà presente l'autrice

16 marzo 2008 0re 16

Associazione Briciole

Via Cervara (angolo semaforo lampeggiante Via F.Martini)

Massa

martedì 11 marzo 2008

Giovedì 13 ore 15:00 Presidio alla Porto spa




Carrara 2008
un lavoratore (già vittima di un incidente) viene LICENZIATO dalla PORTO spa perché osa parlare pubblicamente delle condizioni di in-sicurezza sul lavoro nel Porto di Marina.

Questo atto è VERGOGNOSO e riporta indietro la nostra città di 150 anni.
Lasciare che un colosso multimiliardario disponga liberamente della vita di un lavoratore senza far nulla, corrisponde di fatto a schierarsi a favore della prepotenza e dell’arroganza degli “imprenditori” locali.

-Facciamo capire da che parte sta la Città. Dimostriamo con i fatti che siamo nel 2008.
-Facciamo una scelta di parte: manifestiamo per la tutela dei diritti dei lavoratori,
per tutelare i nostri diritti!

Network Giovani Sinistra Arcobaleno Massa Carrara - Giovani Antifascisti!

Aderiamo alla mobilitazione indetta da:
Comitato per la salvaguardia del Litorale Apuano, il PRC, il PdCI e i Cobas.


il Comunicato stampa inviato oggi agli organi di informazione:

Come giovani che si stanno per affacciare sul mondo del lavoro non possiamo che ritenere vergognoso l’atto compiuto dalla Porto spa nei confronti del Lavoratore Marco Andrea Bogazzi, a cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà.

Potersi esprimere sulle condizioni di lavoro è un diritto sacrosanto ed è il primo mezzo per combattere la piaga degli incidenti sul lavoro. Non è possibile che quando muoia un operaio Conf-industria e compari si dimostrino addolorati per l’accaduto, ma quando ci sono da mettere in pratica meccanismi seri e trasparenti di prevenzione, si passa all’ostruzionismo o peggio ancora alla persecuzione di quei soggetti che si battono per migliorare e rendere più sicuro l’ambiente di lavoro.

Le parole però in questi momenti non bastano e quindi chiediamo a tutti coloro che si sentono colpiti da questo osceno provvedimento di mobilitarsi, di partecipare al presidio di giovedì 13 Marzo alle ore 15:00 di fronte alla sede della Porto spa (viale da Verazzano), per non far passare sotto silenzio l’ennesimo atto di prepotenza ed arroganza degli “imprenditori”, perché tacere, far finta di non vedere, in certi casi equivale a sostenere gli atti dei potenti, e nessuno a questo punto può dire di non sapere.

Facciamo capire a lorsignori da che parte sta la Città.
Dimostriamo con i fatti che non ci strapperanno tanto facilmente 150 anni di conquiste sindacali,
Facciamo una scelta di parte :manifestiamo per la tutela dei diritti dei lavoratori, per tutelare i nostri diritti!

Giovani Comunisti Massa Carrara
Giovani Antifascisti!-Carrara

lunedì 10 marzo 2008

Carrarese una settimana cruciale

Dopo la sconfitta di Poggibonsi (9.3.07) si consolida una tendenza che sembrava solo un momentaneo sfasamento, e la squadra apuana “consolida” la posizione di pieni play-out.

3 punti in 8 gare un goal dall’inizio del nuovo anno, zero vittorie, questi i numeri della più sorprendente inversione di tendenza verificatasi nei campionati professionistici italiani. Dalle stelle alle stalle in 2 mesi. E pensare che il campionato del centenario era iniziato nel migliore dei modi dal punto di vista dei risultati e del gioco. Una Carrarese che così grintosa non si vedeva da anni, notevole infatti anche l’entusiasmo in città dopo i primi strabilianti risultati, entusiasmo che aveva fatto muovere centinaia di tifosi nelle prime trasferte, tifosi anche dopo i primi segnali di arresto non davano cenni di cedimento non facendo mai mancare il proprio sostegno in ogni occasione. Poi i primi risultati deludenti, complici anche arbitraggi un po’ così e un pizzico di sfortuna che non abbandona mai la compagine giallo azzurra, un campagna acquisti di gennaio incredibilmente risicata, e ora i nodi che vengono al pettine.

La contestazione sacrosanta ad una dirigenza incapace di rispondere alle esigenze contingenti (che poi è la prima caratteristica che si chiede a chi ha l’onore e l’onere della gestione di una società sportiva oramai secolare) e fin troppo tollerata per la totale assenza di programmazione (altro cardine della gestione di qualsiasi società). E così la parabola di una città trova la propria nemesi nella squadra cittadina, un gruppo che avrebbe grandi potenzialità, ma che causa di una guida imprenditoriale miope e concentrata solo sui risultati di bilancio immediati, si ritrova in fondo ad una classifica che vede davanti realtà di piccoli paese montani o sperduti tra le campagne toscane che si fa fatica a trovare sulla cartina, senza nessuna storia né tradizione sportiva di rilevo.

E così su chi si scarica la colpa di tali deludenti risultati?

sul mister Loris Beoni, il primo allenatore che aveva fatto vedere agli sportivi Carrarese il primo calcio decente, dopo anni di 0-0 (quando andava bene) e inguardabili prestazioni. Che aveva fatto sognare per la prima volta nella gestione Fontanili i Play-off.

Se la situazione è arrivata a questo punto la colpa del mister è minima se paragonata a chi da 5 anni è incapace di confezionare una squadra prima della metà di agosto, ed anzi considerando quando è riuscito a prendere in mano l’organico, i risultati ottenuti sono stati superiori ad ogni aspettativa. È però sicuro che se non si allunga la panchina alla prima sosta forzata del pezzo insostituibile di turno il reparto crolla e hai voglia di essere un buon tecnico, con i fichi secchi non si fanno nozze.

Guarderemo se questo gesto è una assunzione di responsabilità della società che saprà trovare un sostituto migliore o solo l’ennesimo atteggiamento di miope gestione dell’oggi fatto solo per prendere un po’ di tempo e tentare di tenere buono il “popolo” gialloazzuro che pretendeva delle “teste” per giustificare il magro bottino del 2008.

Che dire poi dei ragazzi che in campo vestono la maglia azzurra? Di sicuro uno su tutti si dovrebbe vergognare, ancor prima per i gesti da lui esternati domenica, nei confronti chi lo ha sempre sostenuto da Giulianova a Basssano, per il fatto che pur essendo un carrarino non si è impegnato a dovere. Poi un professionista certi gesti li evita a prescindere, nei confronti dei propri tifosi di fronte alla generale prestazione della squadra, diventano un insulto inaccettabile per qualsiasi piazza calcistica. Scusarsi a questo punto servirebbe a poco, avrebbe dovuto farlo in campo a fine partita, chiarire. Come possono testimoniare -uomini, prima ancora che giocatori, meritevoli di rispetto come- il capitano e il numero 1, i tifosi azzurri sono in grado di comunicare civilmente i propri pensieri e di sicuro un chiarimento sarebbe stato gradito. Non è avvenuto, peccato! Mussi potrà meditare sul proprio gesto e prendere le decisioni del caso, di chi manca di rispetto non al presidente o all’allenatore ma al motore stesso della passione che fa girare la palla, gli Ultrà.

Resta da attendere l’assurda decisione di far giocare un derby toscano ostile alla città di Carrara, al dei Marmi, dove lo ricordiamo con i debiti distinguo che si devono a due tifoserie non più gemellate, sia i tifosi Lucchesi che quelli Massesi hanno sempre , anche se i maniera diversa, provocato notevole disturbo all’ordine pubblico negli ultimi anni.

sabato 8 marzo 2008

è uscito il NUOVO numero dell'Eco Apuano!

In edicola il nuovo numero dell'Eco Apuano, mensile di ambiente cultura e satira,
anno 19 n°1 febbraio/marzo 2008 !

In questo numero:
Massa, Candidature.
Rom, per chi è l'emergenza.
La prima liberazione di Carrara 7-10 novembre 1944 Acura dell'ANPI di Carrara
Ordinaria domenica di follia istituzionale (l'intervista completa ai Barbudos Carrara 1996)
...e molto altro ancora.

Se non dovessi trovare il mensile in edicola scrivici, cercheremo nel possibile di provvedere!

mercoledì 5 marzo 2008

Álvaro Uribe e George Bush vogliono Ingrid Betancourt morta

Interessantissimo articolo
di Gennaro Carotenuto
di cui si consiglia fortemente la visione (clicca qui)




Il fatto saliente della crisi andina non sono i carrarmati. Il fatto politico saliente è che la Colombia (con la qualificata eccezione degli Stati Uniti) è completamente isolata nel continente. Ed è completamente isolata perché l’ha fatta grossa. Dal Cile al Brasile tutti temono la volontà di escalation militare e il tentativo di incendio della regione voluto da Bogotà ed esprimono tale preoccupazione alla OEA. L’altro fatto politicamente saliente è che, come avevamo anticipato già una settimana fa, il presidente colombiano Álvaro Uribe e quello statunitense George Bush stanno mettendo in atto una strategia che impedisce deliberatamente la liberazione dei sequestrati delle FARC, a partire da Ingrid Betancourt, e anzi ne auspica la morte.

Adesso è tutto chiaro. Secondo quanto ha denunciato il presidente ecuadoriano Rafael Correa le trattative con le FARC per portare alla liberazione di Ingrid Betancourt erano ad un passo dal raggiungere l’obbiettivo. Ha rincarato la dose il portavoce del Ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner: “Álvaro Uribe era a conoscenza del fatto che Raúl Reyes [che appena poche ore prima aveva parlato con il ministro stesso], era il mediatore (come già lo fu per anni nell’epoca di Pastrana)”, ed è per questo che si è preso il rischio di una crisi internazionale uccidendolo.

Quindi il governo colombiano ha innescato una cortina di fumo di menzogne, da quella della morte in combattimento di Reyes, facilmente svelata, i guerriglieri sono stati uccisi nel sonno, a quelle più fantasiose. Tra queste quella che Hugo Chávez starebbe addirittura finanziando la bomba atomica delle FARC. E’ evidente che quando c’è di mezzo il petrolio, gli Stati Uniti cercano sempre di accoppiare il pericolo atomico per trovare buone scuse per un’aggressione militare, diretta o per interposta persona.

Ieri non solo Ecuador e Venezuela, ma con durezza anche Brasile ed Argentina e perfino la moderatissima cilena Michelle Bachelet, solitamente distante dai governi integrazionisti, si sono schierati fermamente contro Bogotà. Lo hanno fatto appoggiando anche le decisioni più dure di Ecuador e Venezuela, come la rottura di relazioni diplomatiche con la Colombia, considerandole giustificate di fronte alla gravità dell’aggressione dell’esercito di Uribe. Questo è l’unico armato fino ai denti nella regione e il rapporto in spese militari tra Colombia e Venezuela, in cifra assoluta, è di 4 a 1, senza contare gli aiuti statunitensi al primo.

Tanto più resta isolato nel continente, tanto più Álvaro Uribe alza i toni e si appoggia a George Bush e alla traballante ideologia della guerra al terrorismo che dall’Afghanistan a Gaza, dall’Iraq alla selva colombiana ha raccolto solo fallimenti e lutti. Ieri, nel vertice della OEA (Organizzazione degli Stati Americani), convocato d’urgenza per discutere dello sconfinamento dell’esercito colombiano in Ecuador, solo un veto da guerra fredda opposto dagli Stati Uniti ha impedito una condanna senza appello della Colombia. Uribe non poteva essere più soddisfatto: “appoggiamo completamente il governo colombiano e il presidente Uribe”, ha affermato l’ambasciatore statunitense alla OEA. Tutto il resto per Uribe non conta.

Non è obbligatorio dar credito alla famiglia Betancourt, che disperatamente denuncia il “sabotaggio” di Uribe alla liberazione di Ingrid. Non è obbligatorio neanche dar credito a Correa quando dice che “la liberazione di Ingrid Betancourt era ad un passo”. Non è neanche obbligatorio dar credito a Chávez o al ministro francese Kouchner. Ma è obbligatorio dar credito ai fatti degli ultimi mesi. Di fronte a una sequenza di aperture da parte delle FARC, due liberazioni di sequestrati in gennaio e quattro in febbraio, e all’azione sempre più positiva di un concerto di paesi che, capitanati dall’odiato Chávez va dalla Francia all’Argentina, dall’Ecuador alla Svizzera, stava aprendo una prospettiva di pace, il regime colombiano ha prima fatto muro e poi è passato all’azione uccidendo l’uomo della mediazione. E lo ha fatto “internazionalizzando il conflitto” che è proprio quello che da oltre un decennio gli Stati Uniti vogliono (dal Plan Colombia in avanti) e soprattutto il Brasile vuole evitare.

In queste ore si possono leggere alcune rivalutazioni da parte di alcuni media, anche di sinistra, che in precedenza avevano scelto di stare con il neoliberale e narcoparamilitare regime colombiano, considerandolo un utile cordone sanitario verso quello bolivariano di Caracas. In questo caso non è questione di esprimere giudizi politici su Hugo Chávez e il suo movimento, i limiti, gli errori o i risultati conseguiti in questo decennio. In questo caso ci troviamo di fronte a due opzioni politiche chiare. Da una parte c’è il partito della guerra al terrorismo, quello di Uribe e Bush, dall’altra c’è quello della trattativa e della persecuzione di un difficile processo di pace in Colombia, che è quello dei governi integrazionisti latinoamericani.

Chi scrive ha più volte espresso un giudizio negativo delle FARC. Nonostante le peculiarità della situazione colombiana e la sterminata violenza della quale oligarchie e narcotraffico sono capaci, per la Colombia una guerriglia con quelle caratteristiche è una parte del problema e non la soluzione. Nonostante sia colpevole in maniera documentata forse del 5% della violenza nel paese, laddove il 95% è documentatamente responsabilità della narcopolitica e del terrorismo di Stato, la guerriglia non aiuta a risolvere i problemi del paese soprattutto quando si macchia di crimini come il sequestro di persona. Detto ciò le FARC esistono e sussistono tutte le condizioni date dal diritto internazionale per considerarle una forza belligerante. Solo l’ipocrisia della guerra al terrore impedisce di farlo. Anche adesso, di nuovo, delle due l’una, o si sta con il dialogo che può aprire una prospettiva di pace, o si sta con l’escalation e lo sterminio, ovvero con Uribe e Bush.

venerdì 29 febbraio 2008

NO ai 40 Licenziamenti!

Licenziamenti 40 famiglie senza futuro

Per l 'ennesima volta la zona di Massa Carrara è investita da una nuova ondata di licenziamenti.

A farne le spese la Cementeria di Carrara , 40 famiglie davanti allo spettro della MOBILITà e la conseguente DISOCCUPAZIONE. Sono ancora i lavoratori a pagare per scelte sbagliate di altri.Italcemente ha deciso unilateralmente di chiudere le attività in zona , pur trovandosi di fronte ad uno stabilimento modello. Malgrado tutti gli sforzi profusi nel progetto ''ZERO INFORTUNI'' ( 8 anni senza incidenti sul lavoro) ideato dall 'azineda e sposato pienamnete da tutte le maestranze , il pieno appoggio alla flessibilità interna per garantire un gruppo di lavoro di alta professionalità , riconosciuto poco più di un anno fa dalla sede centrale tutta , compresio il Consigliere Delegato , la chiusura anche per il 2007 , come i precedenti anni , del bilancio in attivo , non è bastato a garantirci un posto di lavoro , e adesso ci troviamo a dever pagare colpe non nostre.

NOI LOTTEREMO PER I NOSTRI DIRITTI E PE LA DIFESA DEL LAVORO, facendo leva sulla sensibilità di tutte le forze politiche , sindacali e di tutti i cittadini che hanno a cuore il destino dei lavoratori apuani e delle loro famiglie. In questo senso ci rivolgiamo a lei avvocato Lazzari pubblicando il nostro comunicato sul suo blog , certi che avrà la sensibilità di dare spazio alle nostre istanze.

RSU e LAVORATORI

ITALCEMENTI CARRARA

Continua la contestazione al Presidente della Carrarese Fontanili


Continua la contestazione al presidente della società Carrarese Calcio da parte dei Barbudos*Carrara 1996. Anche durante l'incontro Carrarese-Bellaria Igea Marina i supporter azzurri hanno disertato la Curva Nord Lauro Perini per dedicarsi ad un presidio di contestazione.

Di seguito il comunicato diffuso la settimana scorsa:

UNITI CONTESTIAMOLO
Siamo al quinto anno della gestione Fontanili è giunto il momento di tirare le somme e guardare in faccia la triste realtà.
I risultati ottenuti dagli azzurri in tutto questo tempo,sono a dir poco deludenti e vergognosi,la tifoseria tutta vive momenti di profonda disaffezione verso la squadra;la stagione in corso che ha detta della società doveva essere quella del rilancio si sta rivelando fallimentare sotto tutti i punti di vista esattamente come quelle degli anni passati.
I sogni di gloria promessi in estate e sbandierati ai quattro venti dalla società si stanno rivelando l'ennesima bugia raccontata dal presidente Fontanili,con il solo intento di calmare una piazza oramai esasperata.
Il mercato di riparazione di gennaio era l'ultima occasione per andare a colmare le lacune evidenti nell'organico della squadra,ma nulla è stato fatto,segnale evidente di un immobilismo societario che non potrà mai portare al raggiungimento dell'obbiettivo che tutti i tifosi si aspettano...IL RITORNO IN C1!!!
Bel modo per festeggiare il centenario! 3 play-out in 4 anni,promesse mai mantenute, risultati attesi e mai arrivati,rose smembrate senza senso.
I risultati di questa precarietà generalizzata sono sotto gli occhi di tutti e sono imputabili ad una sola persona...il presidente REDFOX FONTANILI!
Non possiamo continuare ad assistere impassibili al declino della nostra Carrarese.

5 ANNI DI MERDA REDFOX GO HOME!!!

Già dalla gara casalinga contro il Viareggio è stata presa una sofferta e inevitabile decisione,diserteremo tutte le partite interne della nostra squadra.
Invitiamo tutti a seguire la nostra iniziativa! Ogni domenica al “Dei Marmi” ci ritroveremo sotto la tribuna a chiedere a gran voce le dimissioni di Fontanili e la messa in vendita della maggioranza societaria!

Vecchio stile B.C. '96 C.N.L.P. 10/2/08


Qui invece riportiamo il comunicato di chiarificazione dopo due vergognosi articoli apparsi sulla cronaca locale dopo la prima domenica di contestazione durante la partita con il Viareggio:


Comunicato BARBUDOS CARRARA 1996

Con questo comunicato vogliamo chiarire alcuni punti riportati oggi dai due quotidiani locali in merito alla nostra contestazione annunciata fin dalla gara con il Bassano; vero e’ che la nostra protesta e’ stata aspra e forte nei toni; vero anche il tentativo di entrare in tribuna , ma qui teniamo a precisare, senza nessuna forzatura o forma di violenza, in quanto i cancelli erano solo accostati. Si voleva solo entrare alla mezzora dalla fine (ogni domenica sappiamo bene che in ogni settore vengono fatti entrare i cosiddetti portoghesi!) e posizionarci in tribuna per contestare il presidente in maniera decisa ma soprattutto pacifica! Questa cosa ci è stata impedita dalle forze dell’ ordine, in maniera del tutto tranquilla senza alcun momento di tensione,con la motivazione che senza biglietto non si può entrate neanche a 5 minuti dalla fine. Così siamo rimasti fuori ed abbiamo contestato fino all’ uscita del presidente e della squadra! L episodio della “bottiglia” , che poi era solo, secondo quanto ci risulta, una coppetta da spumante, e’ accaduto a fine partita quando alcuni tifosi si sono mischiati a noi. L’episodio non e’ imputabile a nessun membro del nostro gruppo! Stessa cosa vale per i sassi lanciati dal viale XX settembre: noi non ci siamo mai mossi dalla zona antistante alla tribuna, come le forze dell’ ordine sanno bene. Noi ci abbiamo messo la faccia anche questa volta! Noi non siamo codardi che agiscono alle spalle degli altri!

Per concludere vogliamo smentire le dichiarazioni riportate sulla Nazione firmate Barbudos: abbiamo solo detto che continueremo a restare fuori in occasione delle partite casalinghe, presenziando al contrario in trasferta, e citando Giulianova (solo 7 Ultras al seguito) come pessima figura da parte della curva nord lauro Perini tutta. Noi compresi! (non del Cuit come erroneamente riportato). Il resto delle dichiarazioni sono state estrapolate dai commenti fra tifosi , senza sapere se facenti parte del nostro gruppo o no. E’ vero di problemi tra noi gruppi della curva ma niente spaccature.

- 12 ANNI ORGOGLIOSAMENTE ULTIRAS -

giovedì 28 febbraio 2008

Un angolo di Cielo Carrara 23 febbraio 2007

Un dialogo a tre voci raccontando il passato per capire il presente.

L’autore del libro non era ancora nato quando la sconfitta della vertenza sindacale alla FIAT del 1980, culminata con la marcia dei quarantamila, chiudeva il ciclo di lotte iniziati nel 1968, ma il libro in questione parla soprattutto a loro, i giovani nati sotto le macerie del Muro di Berlino. Una discussione a cuore aperto tra tre generazioni di militanti, sognatori, organizzatori, che tutt’oggi riflettono sulle possibilità del cambiamento.

Apre la discussione Marcello Palagi curatore della presentazione, e protagonista in prima persona del movimento degli anni 70. La sua relazione pone una serie di questioni chiave nell’analisi del Movimento sessantottino: l’incapacità dei protagonisti di comprendere che il movimento stava chiudendo l’epoca dell’entrata del proletariato sulla scena mondiale; lo schematismo e il dogmatismo dei giovani che in maturità diviene riformismo, reazione, oppure delusione, disperazione.

Ne emerge un sessantotto sconfitto che è in grado tuttavia di generare profonde modifiche nei rapporti quotidiani: la fine dell’autoritarismo nella sfera pubblica, la libertà sessuale. Eventi, la cui portata si palesa nell’attacco a cui vengono oggi sottoposti.

Segue l’intervento dell’autore il giovane storico Antonio Imperatore, alias Daniele Maffione, che chiarisce fin da subito come lui, napoletano, sia stato colpito dalla storia carrarese. A partire dalle figure di partigiani come quella di Minozzi* per arrivare alla peculiarità del movimento operaio apuano.

Il libro vuole parlare di tutti coloro che ci hanno provato, riportando grandi vittorie, ma che non sono riusciti a realizzare completamente i loro progetti di cambiamento. In particolare Daniele ha deciso di parlare di un periodo storico pesante, il sessantotto, che ha visto condensarsi speranze, grandi avanzamenti di diritti sociali, ma che non ha portato a compimento quell’assalto al cielo che descriveva il rivoluzionario sovietico Lenin. Questa narrazione non ha la pretesa di esaurire l’argomento, al contrario ha come primo obiettivo quello di cominciare una discussione per rispondere alle pressanti domande dei giovani cresciuti nei famigerati anni 80-90: “Come si possono unire bisogni degli strati sociali più deboli e attività politica? Come mai oggi la distanza tra queste istanze è così grande? È proprio finita la storia (come storia di lotta di classe)?”

Ed è Giorgio Lindi, il sessantottino intervistato nell’opera, che tenta un primo approccio a queste questione facendo con alcune precisazioni riguardo la particolare composizione del movimento nella città di Carrara. A differenza di molte altre realtà il sessantotto apuano fu aperto da giovani proletari e non da studenti. Continua poi con la narrazione di eventi chiave di quegli anni, la fuoriuscita dal PCI di gran parte della componente giovanile, la contestazione alla Bussola dispersa dalla forza pubblica a colpi di pistola, l’organizzazione in quattro e quattr’otto di una colonna di macchine da Carrara per dare man forte agli operai torinesi repressi con violenza dalla polizia, il tentativo di organizzare una rete tra le esperienze simili fuori dal PCI, i dissidi le frammentazioni tra i gruppi nella visione di prospettiva ma anche l’unità nei cortei e negli obbiettivi pratici immediati.

La sala del ridotto degli animosi è al completo e seguono numerosi, come i convenuti, gli interventi, alcuni richiamando ad “antiche” polemiche tra situazionisti e organizzativisti altri cercando di trovare una lezione dai fatti e di fare tesoro delle esperienze dei “padri”, perché se è vero che la generazione attuale vive un pesante momento di riflusso, è vero anche che dispone di molti più dati empirici per aprire un discorso critico su quelle esperienze.

Se una lezione si può trarre da questa presentazione, è quella che alla modernità, caratterizzata da passività e conformismo, non si può rispondere con formule magiche.

Forse si può ancora guardare ed imparare da quei sessantottini che, anche se sconfitti, sono ancora in grado di parlare e confrontarsi in un progetto comune con le generazioni più giovani, una sorta di filo rosso che lega la vittoria nel ’17, le battaglie del ’36, la resistenza del ’43 fino ad arrivare al ‘68.

martedì 19 febbraio 2008

1968-2008 40 anni


SABATO 23 febbraio, ore 18
presso il ridotto del Teatro degli animosi in Carrara
si terrà la presentazione del libro:
Un angolo di cielo
dal 1968 ai figli del Muro
di Daniele Maffione
Interverranno:
Marcello Palagi - Direttore del periodico Ecoapuano
Maria Rita Rasetto - Presidente del Circolo d'iniziativa culturale
carrarese
Luca Galeazzi - Editore
Giorgio Lindi - sessantottino e dirigente nazionale A.N.P.I.
Sarà presente l'autore del libro


Comunicato Stampa dell'RDA mayday (SP)

IN RELAZIONE A QUANTO ACCADUTO NELLA MATTINATA DEL 13/2/2008 NEI PRESSI
DELLE AREE DISMESSE DELL'ENEL IN ZONA "PIANAZZE" E ALL' ARTICOLO RIPORTATO SULLA CRONACA SPEZZINA IN DATA 14/2/2008 INTITOLATO " BLITZ NEL CENTRO SOCIALE , 5 ARRESTI" .

VOGLIAMO COMUNICARE CHE ALL'INTERNO DEI LOCALI OCCUPATI DAL C.S.O.A. RDA MAYDAY NON E' AVVENUTO NESSUN BLITZ .

L' "OPERAZIONE" SI E' SVOLTA IN ALTRI VICINI CAPANNONI ABBANDONATI E MAI
RIUTILIZZATI NE' DALL' ENEL NE' DAL COMUNE..TENIAMO A SOTTOLINEARE E A DENUNCIARE IL MECCANISMO MEDIATICO , DI CUI L'ARTICOLO IN QUESTIONE NE E' ESEMPIO , CHE PORTA A ENFATIZZARE MEDIOCRI OPERAZIONI (VIOLENTE E DISPENDIOSE) DI POLIZIA CHE SI RISOLVONO CON IL SEQUESTRO DI 5 GRAMMI DI HASHISH E ALL'ARRESTO DI 4 IMMIGRATI , SPACCIANDOLE PER GIGANTESCHE AZIONI CONTRO LA CRIMINALITA' (DIS)ORGANIZZATA , E A CRIMINALIZZARE LUOGHI DI AGIBILITA' POLITICA COME I CENTRI SOCIALI .

L'EX MENSA DEGLI OPERAI , DOVE VIVE L' RDAMAYDAY , E' UN PUNTO DI AGGREGAZIONE LIBERO E NON E' UN LUOGO DI SPACCIO.
IL CENTRO SOCIALE OCCUPATO E AUTOGESTITO , NON IL "CIRCOLO" ( COME E' STATO DEFINITO NELL' ARTICOLO) , VALORIZZA I MOMENTI DI SCAMBIO E CONFRONTO TRA LE PERSONE ATTRAVERSO LA MUSICA , LA POLITICA , IL CINEMA E ALTRE ATTIVITA' (CHE FATICOSAMENTE STIAMO RIMETTENDO IN PIEDI DOPO IL TAGLIO DELL'ENERGIA ELETTRICA CHE GIA' ABBIAMO DENUNCIATO L'ANNO PASSATO), CON L'INTENTO DI FORNIRE OCCASIONI DI CRESCITA CULTURALE E SOCIALE .
RIVENDICHIAMO ANCORA UNA VOLTA IL NOSTRO DIRITTO DI ESISTERE , COME LUOGO DI RITROVO CONTRO OGNI LOGICA DI PROFITTO.
RDAMAYDAY ESISTE E RESISTE. PRETENDIAMO PERTANTO , LA RETTIFICA DI QUANTO ASSERITO IN DATA 14 FEBBRAIO IN MERITO AI FATTI ACCADUTI IL GIORNO PRIMA.

SALUTI
RDAMAYDAY 19/2/2008

giovedì 14 febbraio 2008

CARICA RAGAZZE!


Scontri a Roma tra Manifestanti in difesa dei diritti delle donne e Polizia che cerca di impedire il corteo spontaneo auto-organizzato.






Ecco l'appello promosso!

Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta!

L'offensiva clericale contro le donne - spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.

Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere "cose", terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.

Lo scorso 24 novembre centomila donne - completamente autorganizzate - hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l'arroganza ipocrita di "difendere la vita". Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi - da qualunque pulpito provengano - di mettere a rischio l'autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l'ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.

Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l'insegnamento dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).
Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi".

lunedì 11 febbraio 2008

Polemiche sulla giornata del ricordo


Brave gente all'opera...Italiani in Jugoslavia 1942



Recentemente la stampa ha dedicato ampio spazio alla giornata del ricordo ed alle relative polemiche suscitate da alcune esternazioni di politici locali; tale attenzione, invece di produrre nuovi elementi di chiarezza storica su tali fatti, ha creato ulteriori confusioni se non addirittura falsificazioni. Alcuni settori della politica non perdono occasione per strumentalizzare le tragedie verificatesi alla fine del secondo conflitto mondiale sul confine orientale per alimentare squallide polemiche tutte locali. Tali interventi non solo non concordano tra loro sull’entità e le dimensioni della tragedia( si vedano gli articoli comparsi domenica sul quotidiano locale La Nazione nella cronaca di Massa e in quella di Carrara), ma omettono vistosamente di ricordare cosa accadde tra il 1920 e il 1941 in Dalmazia ed in Istria e quali orrendi crimini perpetrò l’Esercito italiano tra il 1941 e il 1943, e quello repubblichino tra il ‘43 e il ’45, anni in cui il regime fascista si comportò con quelle popolazioni (si vedano a titolo di esempio la circolare Roatta, e la gestione del lager dell'isola di Rab) come i Nazisti occupanti fecero da noi (S.Anna di Stazzema, Vinca, Bergiola, Forno ecc....)

Se proprio si vuole parlare di morti "di serie B" sul confine orientale (oscena definizione che mutuiamo dai suddetti articoli), dobbiamo anche parlare delle popolazioni slovene e croate e di tutti i popoli invasi che hanno subìto decine di migliaia di uccisioni e deportazioni ingiustificate soto occupazioni fascista. Se in questi anni è da rilevare qualcosa di “vergognoso” (anche qui i termini sono presi a prestito) nella celebrazione della “ giornata del ricordo” allora bisogna citare la completa rimozione delle colpe della politica colonialista e razzista del regime, che ha infangato con queste sue azioni vili il tricolore italiano.

Come Antifascisti Apuani non possiamo che dirci disgustati da tali basse strumentalizzazioni e speriamo che le autorità locali sappiano valutare opportunamente da quali scopi siano mosse e comportarsi di conseguenza.

G.C.; F.G.C.I.; G.S.; Giovani Antifascisti di Carrara.

sabato 9 febbraio 2008

FOIBE, la giornata del ricordo...


Lager di Rab




la circolare "Roatta"



Anche Roma quest'anno ha fatto la sua parte contro revisionismo e l'utilizzazione strumentale dei morti civili Italiani sul confine orientale.
E' stato infatti impedita l'iniziativa al Brancaccio organizzata dal blocco studentesco, l'organizzazione studentesca della Fiamma. (leggi qui)

I revisionisti locali, dal momento che le comunali quest'anno si svolgeranno a Massa, hanno pensato bene di disertare la presenza nel comune di Carrara.
- Ma come dopo il pandemonio dello scorso hanno?
-e sì le strumentalizzazioni si usano così, quando fanno comodo.

Per fare un po' di chiarezza su questa data così tanto discussa pubblichiamo il testo del volantino che lo scorso anno venne distribuito a Carrara in occasione della provocazione-strumentalizzazione neo fascista.



Nei due video della BBc (nota emittente comunista anglosassone) datati 1982 potrete trovare più dettagliate descrizioni della circolare Roatta, del Lager tutto Italiano di Rab e delle altre epiche imprese del Regio Esercito Italiano (non delle camice nere).

Foibe e Fascismo

"Ecco che cosa significa parlare delle foibe: chiamare in causa il complesso di situazioni cumulatesi nell'arco di un ventennio con l'esasperazione di violenza e di lacerazioni politiche, militari, sociali concentratesi in particolare nella fase più acuta della Seconda guerra mondiale". Enzo Collotti

L'Italia, dopo la fine della Prima guerra mondiale, ingloba nel proprio territorio 327 mila sloveni e 152 mila croati, scegliendo l'assimilazione forzata e brutale. Se si leggono i rapporti dei prefetti e dei gerarchi fascisti, questa campagna viene descritta con differenti locuzioni: "assimilazione", "italianizzazione", "nazionalizzazione", "bonifica etnica", "epurazione etnica". Ma il significato è lo stesso: annientamento di un popolo.

"Il fascismo cercò di realizzare nella Venezia Giulia un vero e proprio programma di distruzione integrale dell'identità nazionale slovena e croata " [Commissione storica Italo-Slovena]. Nel 1941 non erano più le squadracce a usare violenze sulle popolazioni slave, ma l'esercito italiano, il quale, in base alla famigerata circolare 3C, emessa il 1/3/42 dal gen. Roatta, potevano impiegare ogni mezzo per piegare la resistenza degli sloveni. I risultati di questa condotta sono tristemente noti:

- 13 mila uccisi, fra partigiani e civili;

- 26 mila deportati in campi di concentramento; come l’isola Arbe dove le vittime slovene furono tra le 3 e le 4 mila.

- 83 condanne a morte, 434 ergastoli, 2695 pene detentive (in totale 25.459 anni).

Senza questi dati è gioco facile parlare di “barbarie comunista” e “terrore titino anti-italiano”, al fine neanche troppo mascherato, di accusare la RESISTERNZA italiana di connivenze con tali odiosi fenomeni.

La manovra evidentemente è quella di sporcare la memoria della Resistenza e di riabilitare il ruolo della repubblichina filo nazista, come unico baluardo a difesa della patria, per poter almeno equiparare, non potendo ribaltare del tutto, l’ideologia razzista fascista agli ideali di eguaglianze e libertà di cui si sono fatti carico tanti giovani Partigiani.

Come ANTIFASCISTI non possiamo tollerare tale becera e demagogica operazione, e facciamo appello alla spirito che da secoli anima la popolazione Carrarese perché non cada in tale inaccettabile provocazione.

Il modo migliore per rispondere è ribadire la realtà dei fatti:

chi oggi ostenta il tricolore ed utilizza strumentalmente la tragedia del confine orientale estrapolandola da ogni contesto storico farebbe bene a guardare a quanti italiani sono stati massacrati dai militi della repubblica sociale e dai loro alleati nella nostra sola provincia che tanto eroicamente e duramente ha risposto all’invasione nazista ed alla dittatura fascista.

CARRARA è ANTI-FASCISTA

P.S. Non uno solo dei generali italiani che hanno operato nei Balcani, tra il 1941 e il 1943, ha pagato per i suoi crimini (soltanto Belgrado ne aveva richiesti 750). Così come nessun generale o gerarca fascista ha pagato per le stragi, le deportazioni, l'uso dei gas in Etiopia e in Libia.

P.P.S. I dati divulgati sono stati diffusi dallo storico Angelo Del Boca e sono disponibili in versione più dettagliata presso l’indirizzo: http://www.resistenze.org/sito/os/ip/osip6b16.htm

Diffidate delle cifre strampalate pretendete sempre la fonte!


per saperne ancora di +: http://www.fisicamente.net/index-634.htm