un Saluto a Matteo Bagnaresi Ultras del Parma e militante del Centro sociale Mariano Lupo scomparso domenica 30 Marzo.
ciao Bagna!
La voce telematica dei giovani antifascisti di Carrara
dal comunicato diramato deduciamo che:
o le poste hanno impiegato oltre 2 secoli a consegnare la missiva alla stampa locale,
o i nostri imprenditori hanno una strana idea della modernità.
Pare infatti che la sofferta decisione di licenziare un lavoratore sia cosa buona e giusta, un diritto delle aziende, che esercitano con sofferenza un atto necessario al buon funzionamento del sistema, mentre prendere le difese di sacrosanti diritti, ad esprimersi, a criticare, ad essere liberi, e prima ancora a pretendere sicurezza sui luoghi di lavoro, sia una cosa antica vecchia, fuori moda.
Adesso che di moda non siamo mai stati degli appassionati, al contrario di lor signori è cosa risaputa, sartorie ne bazzichiamo poche, con mille euro al mese non è così facile,
ma da qui a farci dare lezioni di modernità da dei padroni del vapore ce ne passa. Gli unici che sfidano il progresso e lo sviluppo dei tempi sono coloro che credono di poter giocare con le vite dei loro dipendenti come si trattasse di cose loro private. Il lavoro invece è la più sociale e pubblica delle attività perché è il fondamento della nostra Repubblica, come recita il primo articolo della costituzione. Sì il primo articolo di una Costituzione così obsoleta e fuori moda che da antifascisti pretendiamo ancora di difendere, perché uno degli ultimi baluardi, assieme allo statuto dei lavoratori, che permette a noi giovani di guardare al futuro, se non con serenità -vista la qualità dell’imprenditoria locale e del potere che i precedenti governi hanno messo loro in mano- almeno con un briciolo di speranza.
Giovani Antifascisti di Carrara
presenta
PRIME DONNE
Perché in politica non c'è spazio per il secondo sesso
Un libro di Ritanna Armeni,sarà presente l'autrice
16 marzo 2008 0re 16
Associazione Briciole
Via Cervara (angolo semaforo lampeggiante Via F.Martini)
Massa

Come giovani che si stanno per affacciare sul mondo del lavoro non possiamo che ritenere vergognoso l’atto compiuto dalla Porto spa nei confronti del Lavoratore Marco Andrea Bogazzi, a cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà.
Potersi esprimere sulle condizioni di lavoro è un diritto sacrosanto ed è il primo mezzo per combattere la piaga degli incidenti sul lavoro. Non è possibile che quando muoia un operaio Conf-industria e compari si dimostrino addolorati per l’accaduto, ma quando ci sono da mettere in pratica meccanismi seri e trasparenti di prevenzione, si passa all’ostruzionismo o peggio ancora alla persecuzione di quei soggetti che si battono per migliorare e rendere più sicuro l’ambiente di lavoro.
Le parole però in questi momenti non bastano e quindi chiediamo a tutti coloro che si sentono colpiti da questo osceno provvedimento di mobilitarsi, di partecipare al presidio di giovedì 13 Marzo alle ore 15:00 di fronte alla sede della Porto spa (viale da Verazzano), per non far passare sotto silenzio l’ennesimo atto di prepotenza ed arroganza degli “imprenditori”, perché tacere, far finta di non vedere, in certi casi equivale a sostenere gli atti dei potenti, e nessuno a questo punto può dire di non sapere.
Dimostriamo con i fatti che non ci strapperanno tanto facilmente 150 anni di conquiste sindacali,
Facciamo una scelta di parte :manifestiamo per la tutela dei diritti dei lavoratori, per tutelare i nostri diritti!
Giovani Comunisti Massa Carrara
Giovani Antifascisti!-Carrara
Dopo la sconfitta di Poggibonsi (9.3.07) si consolida una tendenza che sembrava solo un momentaneo sfasamento, e la squadra apuana “consolida” la posizione di pieni play-out.
3 punti in 8 gare un goal dall’inizio del nuovo anno, zero vittorie, questi i numeri della più sorprendente inversione di tendenza verificatasi nei campionati professionistici italiani. Dalle stelle alle stalle in 2 mesi. E pensare che il campionato del centenario era iniziato nel migliore dei modi dal punto di vista dei risultati e del gioco. Una Carrarese che così grintosa non si vedeva da anni, notevole infatti anche l’entusiasmo in città dopo i primi strabilianti risultati, entusiasmo che aveva fatto muovere centinaia di tifosi nelle prime trasferte, tifosi anche dopo i primi segnali di arresto non davano cenni di cedimento non facendo mai mancare il proprio sostegno in ogni occasione. Poi i primi risultati deludenti, complici anche arbitraggi un po’ così e un pizzico di sfortuna che non abbandona mai la compagine giallo azzurra, un campagna acquisti di gennaio incredibilmente risicata, e ora i nodi che vengono al pettine.
La contestazione sacrosanta ad una dirigenza incapace di rispondere alle esigenze contingenti (che poi è la prima caratteristica che si chiede a chi ha l’onore e l’onere della gestione di una società sportiva oramai secolare) e fin troppo tollerata per la totale assenza di programmazione (altro cardine della gestione di qualsiasi società). E così la parabola di una città trova la propria nemesi nella squadra cittadina, un gruppo che avrebbe grandi potenzialità, ma che causa di una guida imprenditoriale miope e concentrata solo sui risultati di bilancio immediati, si ritrova in fondo ad una classifica che vede davanti realtà di piccoli paese montani o sperduti tra le campagne toscane che si fa fatica a trovare sulla cartina, senza nessuna storia né tradizione sportiva di rilevo.
E così su chi si scarica la colpa di tali deludenti risultati?
sul mister Loris Beoni, il primo allenatore che aveva fatto vedere agli sportivi Carrarese il primo calcio decente, dopo anni di 0-0 (quando andava bene) e inguardabili prestazioni. Che aveva fatto sognare per la prima volta nella gestione Fontanili i Play-off.
Se la situazione è arrivata a questo punto la colpa del mister è minima se paragonata a chi da 5 anni è incapace di confezionare una squadra prima della metà di agosto, ed anzi considerando quando è riuscito a prendere in mano l’organico, i risultati ottenuti sono stati superiori ad ogni aspettativa. È però sicuro che se non si allunga la panchina alla prima sosta forzata del pezzo insostituibile di turno il reparto crolla e hai voglia di essere un buon tecnico, con i fichi secchi non si fanno nozze.
Guarderemo se questo gesto è una assunzione di responsabilità della società che saprà trovare un sostituto migliore o solo l’ennesimo atteggiamento di miope gestione dell’oggi fatto solo per prendere un po’ di tempo e tentare di tenere buono il “popolo” gialloazzuro che pretendeva delle “teste” per giustificare il magro bottino del 2008.
Che dire poi dei ragazzi che in campo vestono la maglia azzurra? Di sicuro uno su tutti si dovrebbe vergognare, ancor prima per i gesti da lui esternati domenica, nei confronti chi lo ha sempre sostenuto da Giulianova a Basssano, per il fatto che pur essendo un carrarino non si è impegnato a dovere. Poi un professionista certi gesti li evita a prescindere, nei confronti dei propri tifosi di fronte alla generale prestazione della squadra, diventano un insulto inaccettabile per qualsiasi piazza calcistica. Scusarsi a questo punto servirebbe a poco, avrebbe dovuto farlo in campo a fine partita, chiarire. Come possono testimoniare -uomini, prima ancora che giocatori, meritevoli di rispetto come- il capitano e il numero 1, i tifosi azzurri sono in grado di comunicare civilmente i propri pensieri e di sicuro un chiarimento sarebbe stato gradito. Non è avvenuto, peccato! Mussi potrà meditare sul proprio gesto e prendere le decisioni del caso, di chi manca di rispetto non al presidente o all’allenatore ma al motore stesso della passione che fa girare la palla, gli Ultrà.
Resta da attendere l’assurda decisione di far giocare un derby toscano ostile alla città di Carrara, al dei Marmi, dove lo ricordiamo con i debiti distinguo che si devono a due tifoserie non più gemellate, sia i tifosi Lucchesi che quelli Massesi hanno sempre , anche se i maniera diversa, provocato notevole disturbo all’ordine pubblico negli ultimi anni.
Adesso è tutto chiaro. Secondo quanto ha denunciato il presidente ecuadoriano Rafael Correa le trattative con le FARC per portare alla liberazione di Ingrid Betancourt erano ad un passo dal raggiungere l’obbiettivo. Ha rincarato la dose il portavoce del Ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner: “Álvaro Uribe era a conoscenza del fatto che Raúl Reyes [che appena poche ore prima aveva parlato con il ministro stesso], era il mediatore (come già lo fu per anni nell’epoca di Pastrana)”, ed è per questo che si è preso il rischio di una crisi internazionale uccidendolo.
Quindi il governo colombiano ha innescato una cortina di fumo di menzogne, da quella della morte in combattimento di Reyes, facilmente svelata, i guerriglieri sono stati uccisi nel sonno, a quelle più fantasiose. Tra queste quella che Hugo Chávez starebbe addirittura finanziando la bomba atomica delle FARC. E’ evidente che quando c’è di mezzo il petrolio, gli Stati Uniti cercano sempre di accoppiare il pericolo atomico per trovare buone scuse per un’aggressione militare, diretta o per interposta persona.
Ieri non solo Ecuador e Venezuela, ma con durezza anche Brasile ed Argentina e perfino la moderatissima cilena Michelle Bachelet, solitamente distante dai governi integrazionisti, si sono schierati fermamente contro Bogotà. Lo hanno fatto appoggiando anche le decisioni più dure di Ecuador e Venezuela, come la rottura di relazioni diplomatiche con la Colombia, considerandole giustificate di fronte alla gravità dell’aggressione dell’esercito di Uribe. Questo è l’unico armato fino ai denti nella regione e il rapporto in spese militari tra Colombia e Venezuela, in cifra assoluta, è di 4 a 1, senza contare gli aiuti statunitensi al primo.
Tanto più resta isolato nel continente, tanto più Álvaro Uribe alza i toni e si appoggia a George Bush e alla traballante ideologia della guerra al terrorismo che dall’Afghanistan a Gaza, dall’Iraq alla selva colombiana ha raccolto solo fallimenti e lutti. Ieri, nel vertice della OEA (Organizzazione degli Stati Americani), convocato d’urgenza per discutere dello sconfinamento dell’esercito colombiano in Ecuador, solo un veto da guerra fredda opposto dagli Stati Uniti ha impedito una condanna senza appello della Colombia. Uribe non poteva essere più soddisfatto: “appoggiamo completamente il governo colombiano e il presidente Uribe”, ha affermato l’ambasciatore statunitense alla OEA. Tutto il resto per Uribe non conta.
Non è obbligatorio dar credito alla famiglia Betancourt, che disperatamente denuncia il “sabotaggio” di Uribe alla liberazione di Ingrid. Non è obbligatorio neanche dar credito a Correa quando dice che “la liberazione di Ingrid Betancourt era ad un passo”. Non è neanche obbligatorio dar credito a Chávez o al ministro francese Kouchner. Ma è obbligatorio dar credito ai fatti degli ultimi mesi. Di fronte a una sequenza di aperture da parte delle FARC, due liberazioni di sequestrati in gennaio e quattro in febbraio, e all’azione sempre più positiva di un concerto di paesi che, capitanati dall’odiato Chávez va dalla Francia all’Argentina, dall’Ecuador alla Svizzera, stava aprendo una prospettiva di pace, il regime colombiano ha prima fatto muro e poi è passato all’azione uccidendo l’uomo della mediazione. E lo ha fatto “internazionalizzando il conflitto” che è proprio quello che da oltre un decennio gli Stati Uniti vogliono (dal Plan Colombia in avanti) e soprattutto il Brasile vuole evitare.
In queste ore si possono leggere alcune rivalutazioni da parte di alcuni media, anche di sinistra, che in precedenza avevano scelto di stare con il neoliberale e narcoparamilitare regime colombiano, considerandolo un utile cordone sanitario verso quello bolivariano di Caracas. In questo caso non è questione di esprimere giudizi politici su Hugo Chávez e il suo movimento, i limiti, gli errori o i risultati conseguiti in questo decennio. In questo caso ci troviamo di fronte a due opzioni politiche chiare. Da una parte c’è il partito della guerra al terrorismo, quello di Uribe e Bush, dall’altra c’è quello della trattativa e della persecuzione di un difficile processo di pace in Colombia, che è quello dei governi integrazionisti latinoamericani.
Chi scrive ha più volte espresso un giudizio negativo delle FARC. Nonostante le peculiarità della situazione colombiana e la sterminata violenza della quale oligarchie e narcotraffico sono capaci, per la Colombia una guerriglia con quelle caratteristiche è una parte del problema e non la soluzione. Nonostante sia colpevole in maniera documentata forse del 5% della violenza nel paese, laddove il 95% è documentatamente responsabilità della narcopolitica e del terrorismo di Stato, la guerriglia non aiuta a risolvere i problemi del paese soprattutto quando si macchia di crimini come il sequestro di persona. Detto ciò le FARC esistono e sussistono tutte le condizioni date dal diritto internazionale per considerarle una forza belligerante. Solo l’ipocrisia della guerra al terrore impedisce di farlo. Anche adesso, di nuovo, delle due l’una, o si sta con il dialogo che può aprire una prospettiva di pace, o si sta con l’escalation e lo sterminio, ovvero con Uribe e Bush.
Licenziamenti 40 famiglie senza futuro
Per l 'ennesima volta la zona di Massa Carrara è investita da una nuova ondata di licenziamenti.
A farne le spese la Cementeria di Carrara , 40 famiglie davanti allo spettro della MOBILITà e la conseguente DISOCCUPAZIONE. Sono ancora i lavoratori a pagare per scelte sbagliate di altri.Italcemente ha deciso unilateralmente di chiudere le attività in zona , pur trovandosi di fronte ad uno stabilimento modello. Malgrado tutti gli sforzi profusi nel progetto ''ZERO INFORTUNI'' ( 8 anni senza incidenti sul lavoro) ideato dall 'azineda e sposato pienamnete da tutte le maestranze , il pieno appoggio alla flessibilità interna per garantire un gruppo di lavoro di alta professionalità , riconosciuto poco più di un anno fa dalla sede centrale tutta , compresio il Consigliere Delegato , la chiusura anche per il 2007 , come i precedenti anni , del bilancio in attivo , non è bastato a garantirci un posto di lavoro , e adesso ci troviamo a dever pagare colpe non nostre.
NOI LOTTEREMO PER I NOSTRI DIRITTI E PE LA DIFESA DEL LAVORO, facendo leva sulla sensibilità di tutte le forze politiche , sindacali e di tutti i cittadini che hanno a cuore il destino dei lavoratori apuani e delle loro famiglie. In questo senso ci rivolgiamo a lei avvocato Lazzari pubblicando il nostro comunicato sul suo blog , certi che avrà la sensibilità di dare spazio alle nostre istanze.
RSU e LAVORATORI
ITALCEMENTI CARRARA

Continua la contestazione al presidente della società Carrarese Calcio da parte dei Barbudos*Carrara 1996. Anche durante l'incontro Carrarese-Bellaria Igea Marina i supporter azzurri hanno disertato la Curva Nord Lauro Perini per dedicarsi ad un presidio di contestazione.
Di seguito il comunicato diffuso la settimana scorsa: 5 ANNI DI MERDA REDFOX GO HOME!!!
Già dalla gara casalinga contro il Viareggio è stata presa una sofferta e inevitabile decisione,diserteremo tutte le partite interne della nostra squadra.
Invitiamo tutti a seguire la nostra iniziativa! Ogni domenica al “Dei Marmi” ci ritroveremo sotto la tribuna a chiedere a gran voce le dimissioni di Fontanili e la messa in vendita della maggioranza societaria!
Vecchio stile B.C. '96 C.N.L.P. 10/2/08
Qui invece riportiamo il comunicato di chiarificazione dopo due vergognosi articoli apparsi sulla cronaca locale dopo la prima domenica di contestazione durante la partita con il Viareggio:
Comunicato BARBUDOS CARRARA 1996
Con questo comunicato vogliamo chiarire alcuni punti riportati oggi dai due quotidiani locali in merito alla nostra contestazione annunciata fin dalla gara con il Bassano; vero e’ che la nostra protesta e’ stata aspra e forte nei toni; vero anche il tentativo di entrare in tribuna , ma qui teniamo a precisare, senza nessuna forzatura o forma di violenza, in quanto i cancelli erano solo accostati. Si voleva solo entrare alla mezzora dalla fine (ogni domenica sappiamo bene che in ogni settore vengono fatti entrare i cosiddetti portoghesi!) e posizionarci in tribuna per contestare il presidente in maniera decisa ma soprattutto pacifica! Questa cosa ci è stata impedita dalle forze dell’ ordine, in maniera del tutto tranquilla senza alcun momento di tensione,con la motivazione che senza biglietto non si può entrate neanche a 5 minuti dalla fine. Così siamo rimasti fuori ed abbiamo contestato fino all’ uscita del presidente e della squadra! L episodio della “bottiglia” , che poi era solo, secondo quanto ci risulta, una coppetta da spumante, e’ accaduto a fine partita quando alcuni tifosi si sono mischiati a noi. L’episodio non e’ imputabile a nessun membro del nostro gruppo! Stessa cosa vale per i sassi lanciati dal viale XX settembre: noi non ci siamo mai mossi dalla zona antistante alla tribuna, come le forze dell’ ordine sanno bene. Noi ci abbiamo messo la faccia anche questa volta! Noi non siamo codardi che agiscono alle spalle degli altri!
Per concludere vogliamo smentire le dichiarazioni riportate sulla Nazione firmate Barbudos: abbiamo solo detto che continueremo a restare fuori in occasione delle partite casalinghe, presenziando al contrario in trasferta, e citando Giulianova (solo 7 Ultras al seguito) come pessima figura da parte della curva nord lauro Perini tutta. Noi compresi! (non del Cuit come erroneamente riportato). Il resto delle dichiarazioni sono state estrapolate dai commenti fra tifosi , senza sapere se facenti parte del nostro gruppo o no. E’ vero di problemi tra noi gruppi della curva ma niente spaccature.
L’autore del libro non era ancora nato quando la sconfitta della vertenza sindacale alla FIAT del 1980, culminata con la marcia dei quarantamila, chiudeva il ciclo di lotte iniziati nel 1968, ma il libro in questione parla soprattutto a loro, i giovani nati sotto le macerie del Muro di Berlino. Una discussione a cuore aperto tra tre generazioni di militanti, sognatori, organizzatori, che tutt’oggi riflettono sulle possibilità del cambiamento.
Apre la discussione Marcello Palagi curatore della presentazione, e protagonista in prima persona del movimento degli anni 70. La sua relazione pone una serie di questioni chiave nell’analisi del Movimento sessantottino: l’incapacità dei protagonisti di comprendere che il movimento stava chiudendo l’epoca dell’entrata del proletariato sulla scena mondiale; lo schematismo e il dogmatismo dei giovani che in maturità diviene riformismo, reazione, oppure delusione, disperazione.
Ne emerge un sessantotto sconfitto che è in grado tuttavia di generare profonde modifiche nei rapporti quotidiani: la fine dell’autoritarismo nella sfera pubblica, la libertà sessuale. Eventi, la cui portata si palesa nell’attacco a cui vengono oggi sottoposti.
Il libro vuole parlare di tutti coloro che ci hanno provato, riportando grandi vittorie, ma che non sono riusciti a realizzare completamente i loro progetti di cambiamento. In particolare Daniele ha deciso di parlare di un periodo storico pesante, il sessantotto, che ha visto condensarsi speranze, grandi avanzamenti di diritti sociali, ma che non ha portato a compimento quell’assalto al cielo che descriveva il rivoluzionario sovietico Lenin. Questa narrazione non ha la pretesa di esaurire l’argomento, al contrario ha come primo obiettivo quello di cominciare una discussione per rispondere alle pressanti domande dei giovani cresciuti nei famigerati anni 80-90: “Come si possono unire bisogni degli strati sociali più deboli e attività politica? Come mai oggi la distanza tra queste istanze è così grande? È proprio finita la storia (come storia di lotta di classe)?”
La sala del ridotto degli animosi è al completo e seguono numerosi, come i convenuti, gli interventi, alcuni richiamando ad “antiche” polemiche tra situazionisti e organizzativisti altri cercando di trovare una lezione dai fatti e di fare tesoro delle esperienze dei “padri”, perché se è vero che la generazione attuale vive un pesante momento di riflusso, è vero anche che dispone di molti più dati empirici per aprire un discorso critico su quelle esperienze.

Recentemente la stampa ha dedicato ampio spazio alla giornata del ricordo ed alle relative polemiche suscitate da alcune esternazioni di politici locali; tale attenzione, invece di produrre nuovi elementi di chiarezza storica su tali fatti, ha creato ulteriori confusioni se non addirittura falsificazioni. Alcuni settori della politica non perdono occasione per strumentalizzare le tragedie verificatesi alla fine del secondo conflitto mondiale sul confine orientale per alimentare squallide polemiche tutte locali. Tali interventi non solo non concordano tra loro sull’entità e le dimensioni della tragedia( si vedano gli articoli comparsi domenica sul quotidiano locale La Nazione nella cronaca di Massa e in quella di Carrara), ma omettono vistosamente di ricordare cosa accadde tra il 1920 e il 1941 in Dalmazia ed in Istria e quali orrendi crimini perpetrò l’Esercito italiano tra il 1941 e il 1943, e quello repubblichino tra il ‘43 e il ’45, anni in cui il regime fascista si comportò con quelle popolazioni (si vedano a titolo di esempio la circolare Roatta, e la gestione del lager dell'isola di Rab) come i Nazisti occupanti fecero da noi (S.Anna di Stazzema, Vinca, Bergiola, Forno ecc....)
Se proprio si vuole parlare di morti "di serie B" sul confine orientale (oscena definizione che mutuiamo dai suddetti articoli), dobbiamo anche parlare delle popolazioni slovene e croate e di tutti i popoli invasi che hanno subìto decine di migliaia di uccisioni e deportazioni ingiustificate soto occupazioni fascista. Se in questi anni è da rilevare qualcosa di “vergognoso” (anche qui i termini sono presi a prestito) nella celebrazione della “ giornata del ricordo” allora bisogna citare la completa rimozione delle colpe della politica colonialista e razzista del regime, che ha infangato con queste sue azioni vili il tricolore italiano.
Come Antifascisti Apuani non possiamo che dirci disgustati da tali basse strumentalizzazioni e speriamo che le autorità locali sappiano valutare opportunamente da quali scopi siano mosse e comportarsi di conseguenza.
G.C.; F.G.C.I.; G.S.; Giovani Antifascisti di Carrara.Anche Roma quest'anno ha fatto la sua parte contro revisionismo e l'utilizzazione strumentale dei morti civili Italiani sul confine orientale.
E' stato infatti impedita l'iniziativa al Brancaccio organizzata dal blocco studentesco, l'organizzazione studentesca della Fiamma. (leggi qui)
I revisionisti locali, dal momento che le comunali quest'anno si svolgeranno a Massa, hanno pensato bene di disertare la presenza nel comune di Carrara.
- Ma come dopo il pandemonio dello scorso hanno?
-e sì le strumentalizzazioni si usano così, quando fanno comodo.
Per fare un po' di chiarezza su questa data così tanto discussa pubblichiamo il testo del volantino che lo scorso anno venne distribuito a Carrara in occasione della provocazione-strumentalizzazione neo fascista.
Nei due video della BBc (nota emittente comunista anglosassone) datati 1982 potrete trovare più dettagliate descrizioni della circolare Roatta, del Lager tutto Italiano di Rab e delle altre epiche imprese del Regio Esercito Italiano (non delle camice nere).
Foibe e Fascismo
"Ecco che cosa significa parlare delle foibe: chiamare in causa il complesso di situazioni cumulatesi nell'arco di un ventennio con l'esasperazione di violenza e di lacerazioni politiche, militari, sociali concentratesi in particolare nella fase più acuta della Seconda guerra mondiale". Enzo Collotti
L'Italia, dopo la fine della Prima guerra mondiale, ingloba nel proprio territorio 327 mila sloveni e 152 mila croati, scegliendo l'assimilazione forzata e brutale. Se si leggono i rapporti dei prefetti e dei gerarchi fascisti, questa campagna viene descritta con differenti locuzioni: "assimilazione", "italianizzazione", "nazionalizzazione", "bonifica etnica", "epurazione etnica". Ma il significato è lo stesso: annientamento di un popolo.
"Il fascismo cercò di realizzare nella Venezia Giulia un vero e proprio programma di distruzione integrale dell'identità nazionale slovena e croata " [Commissione storica Italo-Slovena]. Nel 1941 non erano più le squadracce a usare violenze sulle popolazioni slave, ma l'esercito italiano, il quale, in base alla famigerata circolare
- 13 mila uccisi, fra partigiani e civili;
- 26 mila deportati in campi di concentramento; come l’isola Arbe dove le vittime slovene furono tra le 3 e le 4 mila.
- 83 condanne a morte, 434 ergastoli, 2695 pene detentive (in totale 25.459 anni).
Senza questi dati è gioco facile parlare di “barbarie comunista” e “terrore titino anti-italiano”, al fine neanche troppo mascherato, di accusare
La manovra evidentemente è quella di sporcare la memoria della Resistenza e di riabilitare il ruolo della repubblichina filo nazista, come unico baluardo a difesa della patria, per poter almeno equiparare, non potendo ribaltare del tutto, l’ideologia razzista fascista agli ideali di eguaglianze e libertà di cui si sono fatti carico tanti giovani Partigiani.
Come ANTIFASCISTI non possiamo tollerare tale becera e demagogica operazione, e facciamo appello alla spirito che da secoli anima la popolazione Carrarese perché non cada in tale inaccettabile provocazione.
Il modo migliore per rispondere è ribadire la realtà dei fatti:
chi oggi ostenta il tricolore ed utilizza strumentalmente la tragedia del confine orientale estrapolandola da ogni contesto storico farebbe bene a guardare a quanti italiani sono stati massacrati dai militi della repubblica sociale e dai loro alleati nella nostra sola provincia che tanto eroicamente e duramente ha risposto all’invasione nazista ed alla dittatura fascista.
CARRARA è ANTI-FASCISTA
P.S. Non uno solo dei generali italiani che hanno operato nei Balcani, tra il 1941 e il
P.P.S. I dati divulgati sono stati diffusi dallo storico Angelo Del Boca e sono disponibili in versione più dettagliata presso l’indirizzo: http://www.resistenze.org/sito/os/ip/osip6b16.htm
Diffidate delle cifre strampalate pretendete sempre la fonte!
per saperne ancora di +: http://www.fisicamente.net/index-634.htm