mercoledì 21 gennaio 2009

dalla stampa Israeliana, Haaretz

Il tempo dei virtuosi

di Gideon Levy

Haaretz, 9/1/2009

Questa guerra, forse più delle precedenti, mette a nudo i veri profondi stati d'animo della società israeliana. Razzismo e odio alzano la testa, così come l'impulso per la vendetta e la sete di sangue. L'inclinazione di coloro che comandano nelle Forze di Difesa Israeliane ora è “uccidere il più possibile”, come raccontano i corrispondenti militari alla televisione. E anche se il riferimento è ai combattenti di Hamas, questa propensione resta agghiacciante.

L'aggressione e la brutalità sfrenate si giustificano come “prestare attenzione”: lo spaventoso bilancio di sangue – circa 100 palestinesi morti per ogni israeliano ucciso non solleva alcuna obiezione, come se avessimo deciso che il loro sangue vale 100 volte meno del nostro, riconoscendo così il nostro innato razzismo.

Destroidi, nazionalisti, sciovinisti e militaristi sono i soli legittimi bon ton sulla piazza. Non infastiditeci con umanità e compassione. Solo ai margini del campo si può udire una voce di protesta – illegittima, ostracizzata e ignorata dai media – di un piccolo ma coraggioso gruppo di ebrei e di arabi. Accanto a tutto questo echeggia un altra voce, forse la peggiore di tutte: è quella dei virtuosi e degli ipocriti. Ari Shavit, mio collega, sembra esserne l'eloquente portavoce. Questa settimana, Shavit ha scritto su questo giornale (“Israele deve duplicare, triplicare, quadruplicare il suo aiuto medica a Gaza”, Haaretz, 7 Gennaio): “L'offensiva israeliana in Gaza è giustificata . . . . Solo un'iniziativa umanitaria immediata e generosa dimostrerà che anche durante la guerra brutale che ci è stata imposta ci siamo ricordati che dall'altra parte ci sono esseri umani.”

Per Shavit, che ha difeso la giustezza di questa guerra, insistendo che non dovesse essere perduta, il prezzo è irrilevante, come lo è il fatto che non ci sono vittorie in guerre così ingiuste. E osa, allo stesso tempo, predicare “mitezza”.

Desidera forse che uccidiamo senza tregua, e in seguito impiantiamo ospedali da campo e spediamo medicine per curare i feriti? Sa che una guerra contro una popolazione inerme, forse la più inerme al mondo, che non ha dove fuggire, può solo essere crudele e spregevole. Ma costoro vogliono sempre uscirne bene. Sganceremo bombe sulle abitazioni, e poi cureremo i feriti a Ichilov; bombarderemo miseri locali di rifugio nelle scuole dell'ONU, e poi riabiliteremo i disabili a Beit Lewinstein. Spareremo per poi piangere, uccideremo per poi deplorare, abbatteremo donne e bambini come macchine assassine automatiche, mantenendo pure la nostra dignità.

Il problema è che in questo modo proprio non funziona. Queste sono un'ipocrisia e un autocompiacimento sfacciati. Quelli che invocano in modo incendiario una violenza sempre maggiore, senza considerarne le conseguenze, dovrebbero almeno essere più onesti a questo riguardo.

È come volere la botte piena e la moglie ubriaca. La sola “purità” in questa guerra è la “purificazione dai terroristi”, che nella realtà significa causare spaventose tragedie. Ciò che accade a Gaza non è una calamità naturale, un terremoto o un'alluvione, in cui sarebbe nostro dovere e diritto tendere una mano per soccorrere i colpiti, mandare squadre di soccorso, come tanto amiamo fare. Fra tutte la peggiori sfortune, tutti i disastri che accadono adesso a Gaza sono causati dall'uomo: da noi. Non si può offrire aiuto con mani macchiate di sangue. Dalla brutalità non può nascere compassione.

Eppure ci sono ancora alcuni che vogliono l'uno e l'altro. Uccidere e distruggere indiscriminatamente e pure uscirne apparendo buoni, con la coscienza pulita. Andare avanti con i crimini di guerra senza percepire affatto il grave senso di colpa che dovrebbe accompagnarli. Ci vogliono nervi saldi. Chiunque giustifichi questa guerra giustifica anche tutti i suoi crimini. Chiunque la sostenga, credendo che i massacri compiuti siano giusti, non ha alcun diritto di parlare di moralità e mitezza. Non è possibile uccidere e nutrire nello stesso momento. Questa posizione rappresenta in modo fedele come pensano di base in modo doppio gli israeliani, da sempre. Commettere ogni ingiustizia, ma ritenersi puri. Uccidere, demolire, affamare, imprigionare e umiliare ed essere nel giusto; per non parlare dei virtuosi. I guerrafondai colmi di virtù non potranno permettersi questi lussi.

Chiunque giustifichi questa guerra ne giustifica anche ogni crimine. Chiunque la veda come una guerra difensiva deve essere moralmente responsabile delle sue conseguenze. Chiunque adesso incoraggi i politici e l'esercito a continuare sappia che dopo la guerra avrà il marchio di Caino sulla fronte. Tutti quelli che appoggiano la guerra ne sostengono pure l'orrore.

(testo inglese: http://www.haaretz.com/hasen/spages/1054158.html

traduzione di Andrea Piccinini e Paola Canarutto)

E’ in edicola il nuovo numero di “trentadue”, il primo del 2009


E’ in edicola il nuovo numero di “trentadue”, il primo del 2009

E’ interamente dedicato alla Strage di Bardine San Terenzo oggetto di una recente polemica che tendeva a presentarla come dovuta alla responsabilità dei partigiani che avrebbero avuto il torto di fare i partigiani, cioè di attaccare il nemico.



Sommario


Memorie divise
anche a Bardine
Polemiche e valutazioni del dopoguerra che sembravano superate, tornano di moda oggi.
L’uso pubblico della pseudostoria di pseudoscoop scandalistici, punta a creare nuovamente, come tra il ‘45 e il ‘60, un clima di delegittimzione e condanna della Resistenza madre della nostra Repubblica e della nostra democrazia, per giustificare la modifica in senso autoritario, della Costituzione, nell’agenda politica del governo
M. P.



I testimoni

Strage di San Terenzo
Molte insinuazioni
nessun fatto
Una certezza: si vuole infangare, per scopi politici,
la Resistenza
Parla uno che c’era
Giorgio Mori

La narrazione dello scontro
Giorgio Mori

Quando la belva ha sete di sangue...*
Spietata caccia e massacro di uomini, donne, bambini
Impiccagioni in massa con filo di ferro
I superstiti fuggono terrorizzati nei boschi *
Padre Lino Corrado Delle Piane

Da Sant’Anna a Bardine
Ecco perché io partigiano
sparavo e fuggivo
Il vento è cambiato: il rispetto e la riconoscenza per chi ha messo a rischio la sua vita per la libertà di tutti, hanno lasciato il campo alla diffamazione e alla ostilità
La disinvoltura e le analisi, le insinuazioni diffamatorie e il ricorso ai pettegolezzi storici e ai “si dice” hanno lo scopo di scrediatare la lotta di Liberazione e le radici democratiche e antifasciste della nostra Repubblica e della Carta Costituzionale e a rivalutare nazisti, fascisti e combattenti saloini al servizio dei nazisti.
di Giorgio Bocca

Gli alleati smentiscono l’attendismo


Valutazioni

Il sensazionalismo, grimaldello del revisionismo

Risposta ai partigiani dell’ANPI
Roberto Oligeri pres.Comitato vittime Civili di San Terenzo Monti

Contro i luoghi comuni
Alessandro Conti

Bardine e Valla
Al di là
dei si dice
Un giudizio storico meditato e spassionato che fa piazza pulita di pettegolezzi pseudostorici, insinuazioni calunniose, scoop in ritardo di decenni attraverso una rigorosa rassegna dei più recenti studi apparsi sulla vicenda
Massimo Michelucci

Intervista a Ferdinando de Leoni Presidente onorario nazionale Anpi
Una domanda che aleggia
Perché si ripresenta il disprezzo per la vita, che la resistenza ha combattuto nel fascismo? E cosa è necessario oggi per affrontarlo e scofiggerlo? Siamo immersi in un nuovo fascismo
Marianna de Leoni

martedì 20 gennaio 2009

Settimana di Mobilitazione per la Palestina aMassa Carrara



Ecco i primi Appuntamenti!
martedì 20 gennaio presidio sotto il comune di Massa dalle ore 17 alle ore 19.
Giovedì 22 gennaio nel pomeriggio presidio a Carrara in via Roma.
Venerdì 23 gennaio nel pomeriggio proiezione film e dibattito ridotto degli animosi Carrara (domani comunicheremo l'orario preciso).

Domenica sera cena di sottoscrizione per sostenere le spese della campagna di Solidarietà in favore del popolo palestinese(domani vi comunicheremo la sede e gli orari).

Contro il malcostume nelle università non serve sparare nel mucchio

Contro il malcostume nelle università non serve sparare nel mucchio
Su “Panorama” del 15 gennaio, cogliendo l’occasione dell’uscita del libro di Davide Carlucci e Antonio Castaldo dal titolo “Un paese di baroni”, vengono pubblicati gli stralci di una discussione (tutt’oggi online) a cui partecipai lo scorso marzo sul blog della Rete Nazionale dei Ricercatori Precari in cui dibattemmo in maniera anche animata del malcostume imperante nelle università italiane. Fu una discussione molto intensa in cui ebbi modo di confrontarmi con la rabbia e la frustrazione dei nostri migliori cervelli ancora esclusi da un sistema inquinato. In quella circostanza si parlò anche della mia condizione di ricercatore “figlio d’arte” e quindi potenzialmente parte di quel sistema che a parole diciamo tutti di voler combattere. Naturalmente “Panorama” pubblica una selezione ben congeniata di quella discuss ione per cercare di screditare, attraverso me, quel partito che oggi stiamo cercando faticosamente di ricostruire. Colpire un soggetto collettivo cercando di delegittimare la dignità di chi vi partecipa è un vecchio metodo fascista a cui i giornali della destra italiana sono piuttosto avvezzi. Mi riempiono dunque di gioia le decine di email di solidarietà ricevute proprio da parte di quei precari che allora parteciparono alla discussione e che oggi sono disgustati dalla strumentalizzazione di cui essi stessi si sentono vittime.
Dal giornale di Belpietro non mi sarei aspettato di meglio; mi spiace invece che due giornalisti bravi e di cultura democratica scelgano di pubblicare parte di quel dibattito assolutamente pubblico (dunque lo scoop dell’acqua calda) a conclusione di un libro che parla di altro e cioè dei tanti casi di truffa, abusi di potere e criminalità organizzata che si verificano negli atenei italiani. In questo senso il lavoro di Carlucci e Castaldo sarebbe in parte meritorio anche se crediamo che una battaglia contro certi casi di malcostume non si possa realizzare sparando nel mucchio, mostrando una triste subalternità alla cultura giustizialista e scandalistica oggi imperante nella società italiana.
La questione degli accessi all’università è un problema serio che va affrontato nell’ambito di una battaglia di sistema che sia in primo luogo battaglia culturale oltre che politica. Per questa ragione, nell’Onda, ci siamo battuti e ci battiamo contro le finte riforme della Gelmini che per nulla ledono certi abusi e anzi ne sollecitano la proliferazione. Io stesso avrei potuto tirarmi indietro da quel dibattito, come avrebbe fatto qualsiasi politico più prudente. Ma decisi di parteciparvi, trasferendolo anche sul mio blog personale, proprio per denunciare certe dinamiche. All’università tutti hanno un padre e una madre a prescindere dal cognome che portano. Poi per fortuna esiste anche una comunità scientifica (meglio se internazionale) che valuta i tuoi lavori in maniera spesso anonima e allora il merito (o demerito) di ognuno può e mergere.
Dire che essere cresciuto in una casa di intellettuali mi abbia favorito in termini di conoscenze e competenze è quasi un’ovvietà. Per questo lottiamo per l’eguaglianza e ci spaventa chi parla a sproposito non di merito (che va sempre valorizzato) ma di meritocrazia, che presuppone la logica di un sistema competitivo in cui si trascurano le disuguaglianze di partenza di cui sopra; un sistema dunque in cui io, figlio di professore, o amico di professore, o protetto da professore, posso diventare professore, mentre altri sono destinati quasi per diritto naturale a rimanere fuori. Sono innamorato del mio mestiere almeno quanto lo sono della lotta per una società di eguali, l’uno e l’altra compongono la mia identità. Rivendicherò sempre la mia scelta politica, intellettuale e professionale che intrapresi in autonomia di giudizio. Ecco il grande privilegio di essere nato in quel contesto. A quindici anni avevo già gli strumenti per stabilire le mie aspirazioni. In fondo a tredici cominciai a fare politica tra i giovani del partito comunista.
Per questa ragione continuerò a lottare con le unghie e con i denti per una università di massa e di qualità fino a quando le mie compagne e i miei compagni, che sono la famiglia che ho scelto, riterranno opportuno che io possa e debba farlo. Per una università dove chiunque possa essere messo nelle condizioni di accedere alla conoscenza per riprodurre conoscenza. Perché così cresce una società democratica. Combatterò al fianco di studenti, ricercatori e docenti per una università dove nessuno sia pregiudizialmente escluso, né il figlio di professore, che non può essere privato della possibilità di fare lo stesso mestiere del padre o della madre per qualche strano vizio genetico, né il figlio dell’operaio a cui non deve essere negato il diritto all’emancipazione sociale. Sono certo che, con Rifond azione Comunista e attraverso la vitalità espressa dai movimenti, questo disegno utopico diventa una possibilità.
Fabio de Nardis
Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC-Se

Bilancio di un massacro

Col ritiro graduale e unilaterale di Israele dalla Striscia arriva il momento di scrivere qualche breve ragionamento sul complesso degli eventi che hanno investito quel lembo di Palestina.
Dopo Mesi di embargo e blocco ad un'area tra le più popolose del pianeta, il governo di Israele ha pensato bene di rispondere alle provocazioni di Hamas (il lancio dei Kassam sul sud dello stato Israliano) con una imponente operazione militare. Dispiego di ogni arma a disposizione droni teleguidati, elicotteri d'assalto, navi, caccia bombardieri, artiglieria di terra, tank e fanteria d'assalto. oltre 20 giorni di "operazioni". Migliaia di feriti oltre 1.200 morti palestinesi. Centinaia i Bambini trucidati le donne e i vecchi massacrati. Migliaia di episodi di saccheggio furto e cominciano a uscire anche storie raccapriccianti di omicidi a sangue freddo, senza contare il numero incalcolabile di violazioni ad ogni norma internazionale che regola i conflitti. Paradosso nel paradosso, perché se è assurdo regolare un conflitto con delle regole scritte, ancora più assurdo è utilizzare la categoria di conflitto in questa situazione. Ma tant'è.
Di fronte a questo prezzo altissimo si dovrebbe supporre che per lo meno il fine realizzato fosse altrettanto alto e strategico. Ammettendo come legittimo lo scopo di questo "conflitto"- cosa che è ben lungi da esser tale- , quali vantaggi ne ha riportato lo stato di Israele?

-è diminuita la capacità di Hamas di lanciare Razzi verso lo stato di Israele?
-è diminuita la capacità di controllo di Hamas sulla striscia di Gaza?
-è migliorata la situazione di sicurezza per lo stato di Israele e per i suoi cittadini?
-diminuirà il contrabbando e la capacità di riarmarsi di Hamas?
-sono modificate in meglio le condizioni di pace con i palestinesi?

a livello internazionale
- Israele è uscita rafforzata da questo conflitto?
- Sono aumentati gli amici dello stato di Israele?


I fatti di queste ore parlano da soli.
Di sicuro Israele si è macchiato di osceni crimini contro l'umanità e ne dovrà rispondere, anche per dimostrare la sua eventuale innocenza.
Il rifiuto ad essere sottoposta ad un giudizio imparziale intenzionale corrisponderà ad una dichiarazione di colpevolezza, e i paesi che riconoscono il diritto internazionale ne dovranno tenere di conto.

Vedremo se Obama sarà migliore del suo predecessore, non dal colore della palle ma da come saprà comportarsi di fronte a questo ulteriore grave affronto alla giustizia ed al diritto internazionale.

venerdì 16 gennaio 2009

Per chi non riesce ad andare a roma Presidio PER LA PALESTINA sabato ore 16 Piazza Menconi Marina di Carrara

Per quanti non fossero riusciti o non potessero andare a Roma L'ANPI di Carrara ha organizzato un presidio in favore del popolo palestinese per la Pace e la Giustizia in Palestina.

Sabato
ore 16
Piazza Menconi
Marina di Carrara

per chiedere:
-L’immediato cessate il fuoco
e il ritiro delle truppe di occupazione

-La fine del massacro in atto nella striscia di Gaza

L’ANPI come ente morale fedele al principio della Resistenza di ogni popolo oppresso, ribadisce con questa iniziativa, l’attaccamento alle Lotte di Liberazione per la difesa dei diritti e della Libertà, riportando all’attenzione di tutti,l’Articolo 11 della nostra Costituzione che pone come principio cardine che
L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA!

giovedì 15 gennaio 2009

Come i coloni israeliani educano alla convivenza i propri figli

eccovi un filmato che attesta come i coloni israeliani educhino i loro figli e quale sia il ruolo dell'esercito nella costruzione della reciproca accettazione

Senza Vergogna!

16:11 Olmert: "Miliziani di Hamas sparavano da sede Urnwa"

La sede Unrwa delle Nazioni Unite è stata bombardata dall'aviazione israeliana come risposta ad alcuni militanti di Hamas sparavano da lì. Lo ha detto il premier israeliano Ehud Olmert. "Le conseguenze però sono state tragiche e ce ne scusiamo", ha aggiunto. "Commenti senza senso" ha ribattuto John Ging, uno dei funzionari Onu presenti nell'edificio al momento dell'esplosione.

mercoledì 14 gennaio 2009

2 pullman da Massa Carrara per Roma


Il presidio permanente per la Palestina (Massa Carrara) ha organizzato due pullman per partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà sabato 17 a Roma. Per motivi organizzativi è importante fin da oggi comunicare le adesioni (al momento attuale sono circa 40). Il costo del viaggio è di 10 euro. La partenza è fissata per sabato alle ore 08.00 (ritrovo 07.30) in largo Matteotti a Massa (ex piazza delle corriere). Ci raccomandiamo la puntualità.
Per prenotazioni Massimo 33331154213
Marco 3400692837

saluti

presidio permanente per la palestina MassaCarrara

è già qualcosa, ma non basta!!!!!!

18:43 Croce rossa italiana si mobilita per aiuti

Croce Rossa Italiana si mobilita per l'emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza. Il Comitato centrale ha sollecitato l'intera struttura nazionale per la raccolta di beni da portare alla popolazione palestinese. Inoltre Croce Rossa fornirà, come da accordi con il ministero degli Esteri, il supporto logistico presso tutti i capoluoghi di provincia agli enti locali che vorranno contribuire alla raccolta dei materiali

un miltare democratico


E sì sembrava roba da anni '70-dell'ottocento- ma continua nelle forze armate l'impossibilità di esprimersi liberamente.
Riportiamo la storia del Maresciallo dell’Aeronautica Militare Italiana Luca Marco Comellini, un militare democratico, democristiano(!!!), che esprime le sue idee democraticamente, ma nell'Italia nel 2009 non c'è spazio per la libera espressione e pertanto sarà processato.
Avrà commesso qualcosa di grave? Avrà detto qualcosa di sconveniente od osceno per il sistema democratico? Nulla di tutto ciò. Il Maresciallo Luca Marco Commellini sarà processato per aver espresso liberamente suoi pensieri sulla condizione militare in Italia oggi, così il 28 agosto del 2007 è stato contestato al militare di aver divulgato per iscritto il proprio pensiero, di avere assunto un incarico nell'ambito di un partito politico e di aver presentato una petizione ai Presidenti del Parlamento.
L'obiettivo di Comellini? Avere liberi sindacati anche per i militari ed uno Statuto dei diritti dei militari sulla falsa riga di quello di tutti gli altri lavoratori italiani (e come già esiste in tantissimi paesi aderenti all’Unione Europea) .
Son queste richieste eversive?
Vi paionoi esternazioni degne di un processo?


Al fine di far sentire la propria voce, nel disinteresse di stampa e forze parlamentari il Maresciallo ha iniziato uno sciopero della fame che prosegue da una settimana.
A lui va la nostra solidarietà, che se condivisa può essere espressa attraverso questi mezzi:
1)Esprimere solidarietà al Maresciallo Comellini direttamente (3335350305 -3463778484
Tel/Fax.. 069943865)
2) Sollecitare la Presidenza della Repubblica ad intervenire urgentemente (il Presidente della Repubblica è anche Capo delle Forze Armate)scrivendo a https://servizi.quirinale.it/webmail/
3) Inviare lettere ai quotidiani per segnalare il grave caso.
4)Far circolare la notizia sul web e attraverso i vostri indirizzi di posta elettronica.
5)Esprimere alle Associazioni dei militari (Assodipro ASSODIPRO@ASSODIPRO.ORG ,Ficiesse segretariogenerale@ficiesse.org ) e alle riviste on-line dei militari (redazione@grnet.it per WWW.GRNET.IT , 53raffaele@tin.it per WWW.SOLDATO LIBERO.IT solo per citarne alcune) il pieno sostegno per quanto riguarda la rivendicazione,il bisogno del diritto ad avere liberi sindacati anche per i militari ed uno Statuto dei diritti dei militari sulla falsa riga di quello di tutti gli altri lavoratori italiani ( e come già esiste in tantissimi paesi aderenti all’Unione Europea) .

per saperne di più l'articolo dell'Amid (associazione militari democratici) clicca qui

martedì 13 gennaio 2009

LE PROPORZIONI DEL GENOCIDIO

Di Giuliano Marrucci

La nostra storia inizia nel gennaio del 2006. A Gaza si tengono le elezioni amministrative. Hamas conquista 77 seggi sui 118 disponibili. Secondo gli osservatori, tra cui l’ex presidente USA Jimmy Carter, si è trattato di elezioni libere e democratiche. Ma a quanto pare le elezioni libere e democratiche valgono solo quando il risultato è quello sperato, e così tutto il mondo occidentale, Unione Europea in testa, si affretta a dichiarare di non riconoscere la leggittimità del vincitore. D’altronde Hamas è il diavolo, lo dicono tutti, come ha fatto notare in un bell’articolo sul suo blog il prof. Domenico Losurdo. Losurdo cita alcuni editoriali apparsi recentemente. Il primo porta la firma di Piero Ostellino (corriere della sera, 29 dicembre). “L’articolo 7 della Carta di Hamas non propugna solo la distruzione di Israele, ma lo sterminio degli ebrei”. Qualche giorno dopo, il 3 gennaio, sul solito giornale, a rincarare è Ernesto Galli della Loggia secondo il quale “Hamas auspica l’eliminazione di tutti gli ebrei dalla faccia della terra”. Secondo la sua analisi, i «terroristi» palestinesi si propongono di liquidare la macchina bellica non solo di Israele ma anche degli Usa. Magari a suon di razzi qassam prodotti in garage (questa l’ho aggiunta io). Ambiziosi ‘sti fondamentalisti. In questa gara a chi la spara più grossa la Stampa non ha voluto rimanere indietro, e due giorni dopo, per voce del suo celebre editorialista Enzo Bettiza, ha dato la sua interpretazione della missione Piombo fuso: “E’ una drastica e violentissima operazione di gendarmeria di un Paese minacciato di sterminio da una setta che ha giurato di estirparlo dalla faccia della terra”.
Ovviamente Hamas non dice niente di tutto questo….ma a noi che ce frega, noi dobbiamo combattere il diavolo.
Il bello è che quando Al-Fatah ha capito che per l’occidente Hamas era il diavolo, non s’è lasciato sfuggire l’occasione ed ha cercato in tutti i modi di impedirgli di sostituirla al potere. Anzi, visto che c’era lei in prima linea a combattere contro il diavolo, ha pensato bene di farsi dare qualche aiutino. Ecco spiegata quella specie di guerra civile che si è consumata a gaza nei primi mesi del 2007, almeno fino al 14 giugno, quando contro tutto e tutti Hamas riesce comunque ad impadronirsi anche della sede militare dell’ANP e a ottenere così il controllo sull’intera striscia.
Una vittoria che alla popolazione civile costerà cara. Non passa manco una settimana che Israele dichiara la striscia di Gaza “entità ostile”. Il resto dell’occidente, ovviamente, si allinea; niente più aiuti umanitari per un popolo colpevole di aver eletto il partito sbagliato. E a Gaza senza aiuti umanitari non si va avanti. Perché Gaza è una striscia di terra lunga manco quaranta chilometri e larga meno di dieci. Un fazzoletto come quello che va da Livorno a Viareggio e nell’interno arriva a malapena a Pisa. Solo che ci vivono un milione e mezzo di abitanti. Più di un terzo in campi profughi, 8 in tutto. Come quello di Jabilya, un quartiere grosso come il C.E.P. ma con più di 100.000 abitanti. La disoccupazione supera il 50%, e per l’80% della popolazione il reddito non supera i due dollari al giorno. Troppa grazia per questo popolo di fondamentalisti. Per punirli come si deve ci vuole l’embargo: impietoso, totale. Tra i prodotti non permessi ci sono anche il caffè, il the, le sigarette, l’acqua, ogni sorta di attrezzatura medica….tutto. Sbaglia chi dice che Gaza è una prigione, ai detenuti il cibo si puo’ portare, i detenuti vanno curati. Più che una prigione Gaza è un grande, enorme campo di concentramento. Non lo dico io, e non lo dice neanche Amadinehjad. Lo dice il Cardinal Raffele Martino, presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace.
Ad esempio a Gaza ogni 1000 bambini che nascono ne muoiono circa 35 (in Israele, per fortuna, solo 4) e 1 bambino su 10 è affetto da ritardi della crescita, a causa della malnutrizione cronica.
Ora succede che tra questo milione e mezzo di persone che ogni giorno è costretto a subire ogni sorta di angherie, ovviamente, ce n’è qualcuna che si incazza. Se avessero a disposizione gli f-16 di Tsahal (l’esercito israeliano) magari penserebbero anche loro a un’attacco in grande stile. E invece non c’hanno niente, e quindi non trovano niente di meglio da fare che lanciare un po’ a casaccio in territorio israeliano della ferraglia assemblata alla meno peggio negli scantinati. Sono I famosi razzi qassam, roba più adatta ai botti di capodanno che non alla guerra. E infatti gli effetti sono modesti: nonostante ne vengano lanciati a centinaia, in due anni le vittime superano di poco la decina. Quanto basta comunque a Israele e al suo esercito, il quarto al mondo per tecnologia e potenza di fuoco, per sentirsi minacciati. E così, non contenta delle centinaia di palestinesi, in gran parte bambini, morti a causa dell’embargo, Israele comincia a dedicarsi anima e cuore a missioni di guerra e a cosiddetti assassinii mirati contro esponenti palestinesi giudicati particolarmente pericolosi per la sua sicurezza. Fino al primo marzo 2008, quando viene lanciata l’operazione “inverno-caldo”: Gaza viene invasa dai blindati e dagli f-16, tra i palestinesi si contano 112 morti e oltre 150 feriti. Da parte israeliana i numeri sono invece rispettivamente 3 e 7. Le proporzioni del genocidio vengono mantenute.
Intanto l’egitto comincia a lavorare ad un accordo di cessate il fuoco. L’accordo arriva a giugno, Hamas si dichiara disponibile a interrompere il lancio di razzi qassam in cambio di un’alleggerimento dell’embargo. Ma qualcuno non rispetta I patti. L’alleggerimento del blocco è soltanto di facciata. Dei 450 camion di aiuti umanitari previsti ogni giorno, Israele ne fa passare a malapena una settantina. I soliti “fondamentalisti” rispondono con qualche razzo (senza fare vittime), e Israele fa in modo che le proporzioni del genocidio vengano rispettate anche questa volta, le vittime sono una cinquantina, circa 20 soltanto a novembre.
E finalmente arriviamo a dicembre 2008. La tregua pattuita in giugno e mai rispettata sta per scadere. Hamas fa sapere che "non ci sarà nessun rinnovo della tregua senza un alleggerimento dell'assedio". Israele tace, e il 19 dicembre riecco apparire i razzi qassam. Per rispettare le proporzioni del genocidio Israele a questo punto decide di fare le cose in grande, e il 27 dicembre lancia l’operazione “piombo fuso”. In una sola giornata di bombardamenti i morti sono gia 200. “Obiettivi militari”, dicono da Israele. Ma anche se fossero in buona fede, e a breve le prove che non lo sono diventeranno evidenti, la storia degli obiettivi militari non regge. Quando si bombarda dal cielo, non regge mai, ma qui a Gaza men che meno. A Gaza le case sono costruite casualmente una arroccata sull’altra, non c’è verso di colpire un’obiettivo sensibile senza fare una carneficina. E infatti di carneficina si tratta. Una carneficina senza soccorritori, perché tra i primi “obiettivi sensibili” ci sono anche quei tunnel scavati dio solo sa come al confine con l’egitto e che soli permettevano di accaparrarsi qualche medicinale. Ma per la Livni “a Gaza non c’è nessuna emergenza umanitaria”. E noi gli dobbiamo credere sulla parola, visto che Israele non permette ai giornalisti di entrare a Gaza, o almeno non ai giornalisti che non stanno dalla sua parte e che non sono disposti a fare da altoparlante alla versione del suo esercito.
Anche le organizzazioni umanitarie non hanno vita facile.
Ad esempio il 31 dicembre, a 90 miglie nautiche da Gaza, in piene acque internazionali, 11 navi da guerra israeliane speronano tre volte una barca del Free Gaza Movement con a bordo 3 tonnellate di medicinali e del personale medico, impedendone l’arrivo a destinazione. Intato arrivano notizie di attacchi massicci ad ospedali, moschee ed abitazioni private. Ma non è ancora niente, perchè il 3 gennaio, quando ormai il bilancio delle vittime ha superato quota 400, un quarto dei quali bambini, Israele rilancia entrando a Gaza con I suoi tanks via terra.
Nel frattempo invitano I civili a ripararsi negli edifici delle scuole dell’ONU. Come la scuola “Fakura” di Jabaliya. Peccato che non appena I civili accettano l’offerta, tsahal la comincia a bombardare, mietendo 42 vittime. Il portavoce dell'Unrwa (Onu), Chris Gunness ha riferito che, in privato, alti ufficiali israeliani hanno ammesso che nella scuola che non era presente alcun miliziano.
Intanto esce un rapporto del New Weapons Research Committee, l’unica organizzazione ad avere un medico occidentale nella striscia. Secondo questo rapporto "si sta ripetendo nella Striscia ciò che è già avvenuto in Libano nel 2006, quando lo stato ebraico utilizzò nel conflitto contro l'organizzazione sciita Hezbollah il fosforo bianco, il Dense inert metal explosive (Dime) e gli ordigni termobarici, tre tipologie di strumenti di offesa riconoscibili per le caratteristiche delle ferite che provocano, nonché le bombe a grappolo e i proiettili all'uranio, che hanno lasciato tuttora sul terreno nel Paese dei cedri tracce di radioattività e ordigni inesplosi". Insomma, per Israele Piombo Fuso è anche un’opportunità da non farsi sfuggire per testare nuove armi.
Difficile a questo punto continuare a sostenere che non ci sia nessuna emergenza umanitaria.
Tant’è che “l'Unione delle Comunità ebraiche italiane e la Comunità ebraica di Roma - si legge in un comunicato - mettono a disposizione 300 mila euro in medicinali”, 200 mila dei quali destinati “ai bambini e alla gente di Gaza”. Riccardo Pacifici, presidente della comunità romana, che pochi giorni prima aveva espresso il suo pieno appoggio ai bombardamenti su Gaza, dichiara che come per ogni operazione umanitaria non intendono “dare un giudizio politico dei torti o delle ragioni dell'una o dell'altra parte”. Una dichiarazione che mette subito in moto I bollenti spiriti del sionismo internazionale.
Un certo Shimon Fargion, un ebreo italiano emigrato a Gerusalemme, ha attaccato violentemente Pacifici sia per quelle parole che suonano troppo equidistanti sia per aver speso soldi della comunità in soccorso dei civili palestinesi di Gaza.
Il manifesto riporta la risposta di Pacifici, intercettata chissà come, a queste accuse.
«Posso garantirvi - scrive - che la scelta tutta mediatica di far arrivare medicinali ai bambini palestinesi e israeliani era ed è solo utilizzata per quando da lunedì comincerà la nostra battaglia sui media a sostegno di Israele». E per il 10 aveva annunciato «un megaevento» da 1500 persone selezionate con l'ambasciatore di Israele «per spiegare le ragioni di Israele e il suo diritto a fare questa guerra». Pacifici giura che la Comunità romana non ha tirato fuori «neanche un euro» per quei medicinali, donati «da un'organizzazione ebraica internazionale». In una mail personale a Fargion il linguaggio di Pacifici diventa più terra-terra: «Caro testa di cazzo... dammi il tuo indirizzo così ti vengo a prendere a calci nel culo... io qui Per Israele mi faccio un gran culo e vivo sotto scorta... STRONZO... Sappi che ho fatto tutto insieme all'ambasciata d'Israele... Che cazzo ne sai cosa stiamo facendo? STRONZOOOOOOOO».
Nel frattempo il governo di Israele, per agevolare il lavoro delle organizzazioni umanitarie, decide di concedere un “corridoio” che consiste in un cessate il fuoco giornaliero di tre ore durante le quali soccorrere i feriti e trasportare le vittime. Peccato che Israele non sia minimamente intenzionata a rispettarlo, e infatti, solo per fare une dei tanti esempi possibili, il 9 gennaio due operatori della croce rossa internazionale vengono uccisi proprio mentre approfittavano di questo “varco” per soccorrere alcune vittime.
L’attacco alle organizzazioni umanitarie sembra diventare prassi consolidata quando anche John Ging, direttore dell’UNRWA, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati palestinesi, annuncia che le attività verranno sospese a tempo indeterminato, per protestare contro gli attacchi, da parte delle forze di occupazione israeliane, contro i suoi lavoratori e le sue strutture. Nel frattempo sempre la croce rossa internazionale emette un comunicato dai toni particolarmente accesi dove accusa l'esercito israeliano di non rispettare il diritto umanitario internazionale che obbliga alla cura e all'evacuazione dei feriti. Per 4 lunghi giorni l’esercito israeliano ha impedito di soccorrere i feriti intrappolati in una struttura dove erano stati fatti rifugiare 110 civili, per poi bombardarli accanitamente uccidendone una trentina.
Ad oggi le vittime hanno abbondantemente superato quota 800, un terzo dei quali bambini. I feriti si avvicinano a quota 4000, 500 con ogni probabilità non vedranno la fine di questo conflitto, anche perché per ora all’orizzonte fine non ce n’è. Navi Pillay, Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, denuncia "gravissime violazioni che possono costituire crimini di guerra".
La comunità internazionale è complice, anche la sinistra. Il Pd, domani mercoledi 14 gennaio, sarà rappresentato dall’ex segretario DS Fassino e da altri esponenti di prestigio all’iniziativa organizzata dall'Associazione parlamentare di Amicizia Italia-Israele al titolo «Con Israele, per la libertà, contro il terrorismo». Gli organizzatori ci tengono a farci sapere che «E' giunto il momento di manifestare pubblicamente il nostro sostegno alla democrazia israeliana impegnata in una dolorosa e difficile operazione di guerra contro il terrorismo di Hamas». Per fortuna anche dentro al PD c’è chi si dissocia, D’Alema in primis. Anche da queste fratture dovremmo partire per allargare il movimento. L’unica iniziativa concreta a livello internazionale l’ha presa il Venezuela dove Chavez pochi giorni fa ha cacciato l’ambasciatore israeliano.
Intanto la guerra continua, anche con una certa calma, e la propaganda pure. Venerdi scorso l’esercito israeliano ha lanciato decine di migliaia di volantini. Vi leggo la traduzione di uno
"Ai cittadini di Gaza. Prendetevi la responsabilità del vostro destino! A Gaza i terroristi e coloro che lanciano i razzi contro Israele rappresentano una minaccia per le vostre vite e per quelle delle vostre famiglie. Se desiderate aiutare la vostra famiglia e i vostri fratelli che si trovano a Gaza, tutto quello che dovete fare è chiamare il numero indicato di seguito e darci informazioni riguardo alle posizioni in cui si trovano i responsabili dei lanci dei razzi e le milizie terroriste che fanno di voi le prime vittime delle loro azioni. Evitare che vengano commesse atrocità è ora vostra responsabilità! Non esitate!.. E' garantita la più totale discrezione. Potete contattarci al seguente numero: 02-5839749.Oppure scriverci a questo indirizzo di posta elettronica per comunicarci qualunque informazione abbiate riguardo a qualsiasi attività terroristica: helpgaza2008@gmail.com ". il prefisso internazionale per israele è 00972, nel caso voleste dire ciao.
Noi, come da giorni chiude i suoi resoconti Vittorio Arrigoni, l’unico italiano presente nella striscia, restiamo umani.

giovedì 8 gennaio 2009

Quello che non sapete su Gaza

dal NYT (New York Times)

di Rashid Khalidi

Quasi tutto quello che siete stati portati a credere su Gaza è sbagliato. Alcuni punti essenziali sembrano mancare dal discorso, svoltosi per lo più sulla stampa, circa l’attacco di Israele alla striscia di Gaza.

Il popolo di Gaza
La maggioranza di chi vive a Gaza non è lì per scelta. Un milione e cinquecentomila persone stipate nelle 140 miglia quadrate della striscia di Gaza fanno parte per lo più di famiglie provenienti dai paesi e dai villaggi attorno a Gaza come Ashkelon e Beersheba. Vi furono condotte a Gaza dall’esercito israeliano nel 1948.

L’occupazione
Gli abitanti di Gaza vivono sotto l’occupazione israeliana dall’epoca della Guerra dei sei giorni (1967). Israele è tuttora considerata una forza di occupazione, anche se ha tolto le sue truppe e i suoi coloni dalla striscia nel 2005. Israele controlla ancora l’accesso all’area, l’import e l’export, e i movimenti di persone in ingresso e in uscita. Israele controlla lo spazio aereo e le coste di Gaza, e i suoi militari entrano nell’area a piacere. Come forza di occupazione, Israele ha la responsabilità di garantire il benessere della popolazione civile della striscia di Gaza (Quarta Convenzione di Ginevra).

Il blocco
Il blocco della striscia da parte di Israele, con l’appoggio degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, si è fatto sempre più serrato da quando Hamas ha vinto le elezioni per il Consiglio Legislativo Palestinese nel gennaio 2006. Carburante, elettricità, importazioni, esportazioni e movimento di persone in ingresso e in uscita dalla striscia sono stati lentamente strozzati, causando problemi che minacciano la sopravvivenza (igiene, assistenza medica, approvvigionamento d’acqua e trasporti).

Il blocco ha costretto molti alla disoccupazione, alla povertà e alla malnutrizione. Questo equivale alla punizione collettiva –col tacito appoggio degli Stati Uniti- di una popolazione civile che esercita i suoi diritti democratici.

Il cessate-il-fuoco
Togliere il blocco, insieme con la cessazione del lancio dei razzi, era uno dei punti chiave del cessate-il-fuoco fra Israele e Hamas nel giugno scorso. L’accordo portò a una riduzione dei razzi lanciati dalla striscia: dalle centinaia di maggio e giugno a meno di venti nei quattro mesi successivi (secondo stime del governo israeliano). Il cessate-il-fuoco venne interrotto quando le forze israeliane lanciarono un imponente attacco aereo e terrestre ai primi di novembre; sei soldati di Hamas vennero uccisi.

Crimini di guerra
Colpire civili, sia da parte di Hamas che di Israele, è potenzialmente un crimine di guerra. Ogni vita umana è preziosa. Ma i numeri parlano da soli: circa 700 palestinesi, per la maggior parte civili, sono stati uccisi da quando è esploso il conflitto alla fine dello scorso anno. Per contro, sono stati uccisi 12 israeliani, per la maggior parte soldati. Il negoziato è un modo molto più efficace per affrontare razzi e altre forme di violenza. Questo sarebbe successo se Israele avesse rispettato i termini del cessate-il-fuoco di giugno e tolto il suo blocco dalla striscia di Gaza.

Questa guerra contro la popolazione di Gaza non riguarda in realtà i razzi. Né riguarda il “ristabilire la deterrenza di Israele”, come la stampa israeliana vorrebbe farvi credere. Molto più rivelatrici le parole dette nel 2002 da Moshe Yaalon, allora capo delle Forze di Difesa israeliane:”Occorre far capire ai palestinesi nei recessi più profondi della loro coscienza che sono un popolo sconfitto.”

Perchè la stampa non può entrare a gaza?

Quattro risposte semplicissime:


La Croce Rossa internazionale (Cicr) ha oggi accusato le forze israeliane a di avere ritardato l'accesso ai feriti in un quartiere di Gaza, tra cui quattro bambini che per quattro giorni sono rimasti in casa senza cibo e acqua accanto al cadavere della madre. Il Cicr sostiene che le forze dello stato ebraico rallentano i soccorsi e impediscono alle ambulanze di evacuare i feriti dalle zone colpite. "Quanto è accaduto è semplicemente scioccante", ha detto il responsabile del Cicr in Israele, Pierre Wettach. Le aumbulanze, ha aggiunto, sono state autorizzate a intervenire solo mercoledi, ossia quattro giorni dopo l'inizio dell'offensiva terrestre. "I militari israeliani dovevano sapere bene qual era la situazione ma non hanno fatto niente per soccorrere i feriti", ha proseguito Wettach. In un duro comunicato diffuso oggi a Ginevra, il Cicr sostiene che "in questa circostanza gli israeliani non hanno fatto fronte ai loro obblighi in base al diritto umanitario internazionale".


14:20 Israele colpisce convoglio Onu con aiuti durate la "tregua", morto l'autista

L'aviazione israeliana ha colpito un mezzo delle Nazioni Unite impegnato nella consegna di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza: l'autista del mezzo è rimasto ucciso, secondo quanto confermato da fonti dell'Onu. Il portavoce dell'organizzazione internazionale, Adnan Abu Hasna ha detto che l'incidente ha avuto luogo durante la pausa di tre ore dei bombardamenti, dichiarata da Israele per consentire la consegna degli aiuti. Il mezzo colpito portava le insegne e la bandiera dell'Onu quando è stato colpito nel nord di Gaza.

13:04 Times rilancia: Israele usa proiettili al fosforo bianco

Il Times di Londra rilancia: Israele sta usando proiettili al fosforo bianco - vietati da accordi internazionali in zone popolate da civili - nella sua offensiva a Gaza, e questo uso viene ora provato dalle ustioni sui corpi di vittime palestinesi e da immagini di tali munizioni che compaiono in foto delle stesse forze armate israeliane. Il quotidiano pubblica in particolare una foto dei presunti proiettili al fosforo bianco - di colore azzurro chiaro, contrassegnati dalla sigla M825A1, di fabbricazione americana - con un militare che ne sta maneggiando uno. Le munizioni vengono usate per creare schermi fumogeni a protezione delle truppe, ma la densità abitativa di Gaza rende probabile che il fosforo - che a contatto con la pelle prove gravissime ustioni, perchè è difficile da spegnere - finisca per colpire anche i civili.


12:26 Croce Rossa: "A Beit Lahiya cadaveri per le strade"

Cadaveri, a decine e decine, giacciono sulle strade e i feriti muoiono davanti gli occhi dei soldati israeliani che a distanza di pochi metri non fanno niente per soccorrerli": è solo una delle frasi del drammatico racconto di Ayad Nasr, portavoce della croce rossa internazionale riuscito ad entrare a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, dove infuriano da giorni i combattimenti tra le forze speciali israeliane e i miliziani palestinesi. In collegamento telefonico con la tv satellitare araba Al Jazeera, il rappresentante dell'organizzazione umanitaria ha lanciato "un pressante e urgente appello alle autorità israeliane per permettere alle nostre auto ambulanze di entrare nelle zone di Abraj Al Awda e Abraj Sheikh Zaid per raccogliere i feriti che molti di loro sono morti perchè nessuno ha prestato loro soccorso".

Sabato 10 gennaio ore 15.30 (Teatro Guglielmi Massa)

No all’aggressione
militare israeliana contro Gaza!
No al massacro del popolo palestinese!



SABATO 10 GENNAIO ORE 15.30 (TEATRO GUGLIELMI MASSA)

La cittadinanza democratica tutta della provincia di Massa Carrara è chiamata a scendere in piazza per manifestare solidarietà nei confronti del popolo palestinese che in questi giorni sta subendo la ferocia di un vile e in nessun modo giustificabile attacco militare, da parte dell’esercito israeliano.


Scenderemo in piazza per opporci al massacro di bambini palestinesi e per opporci al bombardamento di scuole, moschee, chiese e ospedali nella striscia di Gaza.

Scenderemo in piazza per dire no alla guerra e al razzismo, per rilanciare con forza gli ideali di pace, giustizia, uguaglianza e di fratellanza fra i popoli, che la Resistenza ha affermato.

Scenderemo in piazza per difendere e rivendicare quei diritti umani universalmente riconosciuti sulla carta ma che in Palestina vengono schiacciati sotto i cingoli dei carri armati.

Scenderemo in piazza per solidarizzare anche con tutti i democratici israeliani che in questo momento stanno subendo a loro volta questa guerra di aggressione alla Palestina.

Chiediamo con forza che l’aggressione militare di Israele contro il popolo palestinese cessi immediatamente!

Chiediamo con forza che venga fermato il massacro dei bambini palestinesi e che gli aiuti umanitari possano giungere alla popolazione della striscia di Gaza!

Chiediamo con forza che il governo italiano cessi immediatamente ogni tipo di collaborazione logistico militare con lo stato di Israele e che assuma verso di questo una posizione coerente con quelli che sono i valori e i principi fondanti della Carta Costituzionale della Repubblica Italiana!

Chiediamo con forza alle istituzioni locali che esprimano una condanna forte e chiara rispetto all’orribile massacro in atto nella striscia di Gaza, riaffermando così quei valori di giustizia pace e uguaglianza che hanno fatto della nostra città un simbolo indelebile della Resistenza!



“Il comportamento di Israele nel bombardare Gaza è semplicemente un atto di aggressione senza ritegno da parte di uno stato molto potente verso un territorio che occupa illegalmente. E’ giunto il momento di intervenire con fermezza se l’O.N.U. non vuole essere giustamente accusata di complicità per omissione. Gli attacchi aerei israeliani sulla striscia di Gaza rappresentano gravi e smisurate violazioni del diritto umanitario internazionale, così come definito dalle convenzioni di Ginevra, sia per quanto riguarda gli obblighi di una potenza occupante sia per disposizione delle leggi di guerra.”

Miguel d’Escoto Brockmann (Presidente dell’Assemblea Generale dell’O.N.U.)

presidio permanente

per la Palestina (Massa Carrra)

Aderiscono: Gruppo di sostegno al popolo palestinese (MS), Giovani musulmani d’Italia, Movimento per la qualità della vita, A.N.P.I. Giovani Massa, Associazione solidarietà proletaria, Comunità musulmana di Massa Carrara, Sinistra Critica, Skinheads Antifa (MS), Partito comunista dei lavoratori, Partito dei Carc sezioni provinciali (MS), Giovani comunisti Carrara, Associazione Archivi della Resistenza, Rete dei Comunisti, Punto Rosso, Coordinamento comunale P.R.C. Carrara, ARCI Carrara-Lunigiana, ANPI Massa Carrara, Accademia per la Pace (MS), Lotta e Unità, Cobas scuola (MS), C.S.A. La Comune






Hamas ha come obiettivo sterminare il popolo ebraico?

Da 12 giorni a questa parte un martellante mantra gira costantemente su tutti i mezzi di informazione che ci circondano (radio tv giornali blog ecc..)

"Hamas ha come obiettivo distruggere Israele" "Hamas ha come obiettivo distruggere Israele" "Hamas ha come obiettivo distruggere Israele" che presto si trasforma in "Hamas vuole massacrare tutti gli Ebrei" "Hamas vuole massacrare tutti gli Ebrei" "Hamas vuole massacrare tutti gli Ebrei" "Hamas vuole massacrare tutti gli Ebrei"ecc....

che immadiatamente si trasfomra in un tacito consenso al massacrao reale di utti i palestinesi che capitano a tiro nella striscia di Gaza.

Analizziamo lo stringente passaggio logico avvalorato sia da Fini che da Veltroni:

Hamas vuole eliminare lo stato sionista -razzista etnico e religioso ndr- di Israele (e fino qui...),

quindi vuole uccidere tutti gli israeliani,

quindi tutti gli ebrei,

quindi è legittimo combattere Hamas con le Armi

quindi è legittimo bombardare la striscia di Gaza

quindi uccidere tutti i palestinesi che abitano in zone sotto il controllo di Hamas è giusto perchè è l'unico modo per difende la vita degli Israeliani minacciati da qui pazzi integralisti (senza logica) di Hamas

Questo assurdo sillogismo parte da una costatazione reale, sì Hamas si oppone a che un entità etnico-religiosa e razzista comandi sulla palestina terra dei palestinesi da 2.000 anni in base ad un testo sacro, ma ogni altro passaggio è frutto della malafede e della disinformazione.

Qualcuno ha mai verificato tutto ciò? non è difficile esistono i fatti la storia la cronaca - che dice che l'unica minaccia reale all'esiustenza di un popolo è proprio l'esewrcito israleinao che ha massacrato ad oggi 700 Palestinesi- e sopratutto lo statuto di Hamas, eccolo qui cliccate e leggete con i vostri occhi "clicca qui"

Riportiamo per intero il secondo capitolo quello degli obiettivi, tradotto dal Centro per gli studi sulle nuove religioni (cesnur.org)

Capitolo II

Obiettivi

Motivazioni e obiettivi

Articolo 9

Il Movimento di Resistenza Islamico si è sviluppato in un tempo in cui l’islam si è allontanato dalla vita quotidiana. Così i giudizi sono stati rovesciati, i concetti sono diventati confusi e i valori sono stati trasformati; il male prevale, l’oppressione e l’oscurità infuriano, e i codardi si sono trasformati in tigri. Patrie sono state usurpate, popoli sono stati espulsi dalle loro terre o sono caduti riversi nell’umiliazione ovunque sulla Terra. Lo stato di verità è sparito, sostituito da uno stato di malvagità. Nulla è rimasto al suo posto, perché quando l’islam è assente dalla scena, tutto cambia. E queste sono le nostre motivazioni.

Quanto agli obiettivi: combattere il male, schiacciarlo, e vincerlo cosicché la verità possa prevalere; le patrie ritornino ai loro legittimi proprietari; la chiamata alla preghiera si oda dalle moschee, proclamando l’istituzione di uno Stato islamico. Così il popolo e le cose torneranno ciascuno al suo posto legittimo. E l’aiuto si chiederà ad Allah.

“Se Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, la Terra sarebbe certamente corrotta, ma Allah è pieno di grazia per le creature” (Corano 2, 251).

Articolo 10

Mentre il Movimento di Resistenza Islamico crea un suo specifico sentiero, offre sostegno ai miseri e difesa a tutti gli oppressi, con tutte le sue forze. Non risparmierà alcuno sforzo per stabilire la verità e sconfiggere la menzogna, in parole e opere, qui e dovunque possa arrivare ed esercitare la sua influenza."


Dov'è la dichiarazione di proncipio di massacro?

Dove si legge l'odio antiebraico?

ma analizziamo altri passaggi:

F. I membri di altre religioni

Articolo 31

Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento umanistico. Si occupa dei diritti umani, e si impegna a mantenere la tolleranza islamica nei confronti dei seguaci di altre religioni. È ostile solo a coloro che mostrano ostilità nei riguardi dell’islam, si mettono di traverso al suo cammino per arrestarlo o ostacolano i suoi sforzi.

All’ombra dell’islam, è possibile ai seguaci delle tre religioni – islam, cristianesimo ed ebraismo – coesistere in pace e sicurezza.


Dove sta l'intolleranza qui?

Pubblichiamo adesso un bell'articolo sui falsi storici e la strumentalità della loro creazione a firma del Prof. Domenico Losurdo:

I «Protocolli dei Savi dell’Islam» ovvero come si costruiscono le leggende nere

Sfogliando su Internet le reazioni al mio ultimo libro (Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Carocci 2008), accanto a commenti largamente positivi si notano altri contrassegnati da incredulità: è mai possibile che le infamie attribuite a Stalin e accreditate da un consenso generale siano per lo più il risultato di distorsioni e a volte di vere e proprie falsificazioni storiche?

A questi lettori in particolare voglio suggerire una riflessione a partire dalla cronaca di questi giorni. E’ sotto gli occhi di tutti la tragedia del popolo palestinese a Gaza, prima affamato dal blocco e ora invaso e massacrato dalla terribile macchina da guerra israeliana. Vediamo come reagiscono i grandi organi di «informazione». Sul «Corriere della Sera» del 29 dicembre l’editoriale di Piero Ostellino sentenzia: «L’articolo 7 della Carta di Hamas non propugna solo la distruzione di Israele, ma lo sterminio degli ebrei, così come sostiene il presidente iraniano Ahmadinejad». Vale la pena di notare che, pur facendo un’affermazione estremamente grave, il giornalista non riporta alcuna citazione testuale: esige di essere creduto sulla parola.

Qualche giorno dopo (3 gennaio) sullo stesso quotidiano incalza Ernesto Galli della Loggia. Per la verità, egli non parla più di Ahmadinejad. Forse si deve esser reso conto dell’infortunio del suo collega. Dopo Israele l’Iran è il paese in Medio Oriente che ospita il maggior numero di ebrei (20 mila), ed essi non sembrano subire persecuzioni. In ogni caso, i palestinesi dei territori occupati potrebbero solo invidiare la sorte degli ebrei che vivono in Iran, i quali ultimi non solo non sono stati sterminati ma non devono neppure fronteggiare la minaccia del «trasferimento», che i sionisti più radicali progettano per gli arabi israeliani.

Ovviamente, Galli della Loggia sorvola su tutto ciò. Si limita a tacere su Ahmadinejad. In compenso rincara la dose su un altro punto essenziale: Hamas non si limita a esigere «lo sterminio degli ebrei» israeliani, come sostiene Ostellino. Occorre non fermarsi a metà strada nella denuncia delle malefatte dei barbari: «Hamas auspica l’eliminazione di tutti gli ebrei dalla faccia della terra» («Corriere della Sera» del 3 gennaio). Anche in questo caso non viene apportato uno straccio di dimostrazione: il rigore scientifico è l’ultima delle preoccupazioni di Galli della Loggia, al quale però bisogna riconoscere il coraggio di sfidare il ridicolo: secondo la sua analisi, i «terroristi» palestinesi si propongono di liquidare la macchina bellica non solo di Israele ma anche degli Usa, in modo da portare a termine le infamie di cui l’editorialista del «Corriere della Sera» denuncia l’ampiezza planetaria. Peraltro, chi è in grado di infliggere una disfatta decisiva alla solitaria superpotenza mondiale, oltre che a Israele, può ben aspirare al dominio mondiale. Insomma: è come se Galli della Loggia avesse finalmente portato alla luce I protocolli dei Savi dell’Islam!

E come a suo tempo I protocolli dei Savi di Sion, anche I protocolli dei Savi dell’Islam valgono ormai come verità acquisita e non bisognosa di alcuna dimostrazione. Su «La Stampa» del 5 gennaio Enzo Bettiza chiarisce subito il reale significato dei bombardamenti massicci da Israele scatenati dal cielo, dal mare e dalla terra, col ricorso peraltro ad armi vietate dalle convenzioni internazionali, contro una popolazione sostanzialmente indifesa: «E’ una drastica e violentissima operazione di gendarmeria di un Paese minacciato di sterminio da una setta che ha giurato di estirparlo dalla faccia della terra».

Questa tesi, ossessivamente ripetuta, si colloca nell’ambito di una tradizione ben precisa. Tra Sette e Ottocento il mite abate Grégoire si batteva per l’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi: ecco che dai proprietari di schiavi è bollato quale leader dei «biancofagi», i neri barbari e smaniosi di pascersi della carne degli uomini bianchi. Qualche decennio più tardi qualcosa di simile avveniva negli Stati Uniti: gli abolizionisti, spesso di fede cristiana e di orientamento non-violento, esigevano «la completa distruzione dell’istituto della schiavitù»; essi erano prontamente accusati di voler sterminare la razza bianca. Ancora a metà del Novecento, in Sudafrica i campioni dell’apartheid negavano i diritti politici ai neri, con l’argomento che l’eventuale governo nero avrebbe significato lo sterminio sistematico dei coloni bianchi e dei bianchi nel loro complesso.

La leggenda nera in voga ai giorni nostri è particolarmente ridicola: più volte Hamas ha accennato alla possibilità di un compromesso, se Israele accettasse di ritornare ai confini del 1967. Come tutti sanno o dovrebbero sapere, a rendere sempre più problematica e forse ormai impossibile la soluzione dei due Stati è l’espansione ininterrotta delle colonie israeliane nei territori occupati. E comunque, la sostituzione dell’odierno Israele quale «Stato degli ebrei» con uno Stato binazionale, che abbracci al tempo stesso ebrei e palestinesi garantendo loro eguaglianza di diritti, non comporterebbe in alcun modo lo sterminio degli ebrei, esattamente come la distruzione dello Stato razziale bianco prima nel sud degli Usa e poi in Sudafrica non ha certo significato l’annientamento dei bianchi. In realtà, coloro che idealmente agitano I protocolli dei savi dell’Islam mirano a trasformare le vittime in carnefici e i carnefici in vittime.

Non meno grottesche e non meno strumentali sono le mitologie oggi in voga in relazione a Stalin e al movimento comunista nel suo complesso. Si prenda la tesi dell’«olocausto della fame» ovvero della «carestia terroristica» che l’Unione sovietica avrebbe imposto al popolo ucraino negli anni ’30. A sostegno di questa tesi non c’è e non viene apportata alcuna prova. Ma non è neppure questo il punto essenziale. La leggenda nera diffusa in modo pianificato ai tempi di Reagan e nel momento culminante della guerra fredda serve a mettere in ombra il fatto che la «carestia terroristica» rimproverata a Stalin è da secoli messa in atto dall’Occidente liberale in particolare contro i popoli coloniali o che esso vorrebbe ridurre in condizioni coloniali o semicoloniali.

E’ quello che ho cercato di dimostrare nel mio libro. Subito dopo la grande rivoluzione nera che alla fine del Settecento a Santo Domingo/Haiti spezzava al tempo stesso le catene del dominio coloniale e dell’istituto della schiavitù, gli Stati Uniti rispondevano per bocca di Thomas Jefferson, dichiarando di voler ridurre all’inedia (starvation) il paese che aveva avuto la sfrontatezza di abolire la schiavitù. Questa medesima vicenda si è riproposta nel Novecento. Già subito dopo l’ottobre 1917, Herbert Hoover, in quel momento alto esponente dell’amministrazione Wilson e più tardi presidente degli Usa, agitava in modo esplicito la minaccia della «fame assoluta» e della «morte per inedia» non solo contro la Russia sovietica ma contro tutti popoli inclini a lasciarsi contagiare dalla rivoluzione bolscevica. Agli inizi degli anni ’60 un collaboratore dell’amministrazione Kennedy, e cioè Walt W. Rostow, si vantava per il fatto che gli Stati Uniti erano rusciti a ritardare per «decine di anni» lo sviluppo economico della Repubblica Popolare Cinese!

E’ una politica che continua ancora oggi: è noto a tutti che l’imperalismo cerca di strangolare economicamente Cuba e possibilmente di ridurla alla condizione di Gaza, dove gli oppressori possono esercitare il loro potere di vita e di morte, prima ancora che coi bombardamenti terroristici, già col controllo delle risorse vitali.

Siamo così ritornati alla Palestina. Prima di subire l’orrore che sta subendo in questi giorni, il popolo di Gaza era stato colpito da una prolungata politica che cercava di affamarlo, assetarlo, privarlo della luce elettrica, delle medicine, di ridurlo ad una condizione di sfinimento e di disperazione. Tanto più che il governo di Tel Aviv si riservava il diritto di procedere come al solito, nonostante la «tregua», alle esecuzioni extragiudiziarie dei suoi nemici. E cioè, prima ancora di essere invasa da un esercito simile ad un gigantesco e sperimentato plotone di esecuzione, Gaza era già oggetto di una politica di aggressione e di guerra. Sennonché, una concentrata potenza di fuoco multimediale è scatenata soprattutto in Occidente per annientare ogni resistenza critica alla tesi falsa e bugiarda, secondo cui Israele sarebbe in questi giorni impegnata in un’operazione di autodifesa: che nessuno osi mettere in dubbio l’autenticità dei «Protocolli dei Savi dell’Islam»!

E’ così che si costruiscono le leggende nere, quella che oggi suggella la tragedia del popolo palestinese (il popolo-martire per eccellenza dei giorni nostri), così come quelle che, dipingendo Stalin comne un mostro e riducendo a storia criminale la vicenda iniziata con la rivoluzione d’Ottobre, intendono privare i popoli oppressi di ogni speranza o prospettiva di emancipazione.

Domenico Losurdo

6 gennaio 2009

mercoledì 7 gennaio 2009

...è Hamas il problema?



L'esercito di Israele uccide 700 persone in 10 giorni, un terzo sotto i 16 anni e il problema per Frattini è Hamas. Forse perché i suoi militanti provano a muoversi quando vengono bersagliati dal fuoco israeliano? Forse perché cercano di schivare i colpi?

Se una cosa è chiara è che le parole non hanno più alcun significato.

lunedì 5 gennaio 2009

Crimine di Guerra

Fosforo bianco lanciato su Fallujia 2004

Bombardamenti Israeliano sulla striscia di Gaza


Se non bastasse il buonsenso (bombardare l'area più densamente popolata della terrà è unh crimine contro l'umanità), o la matrematica (oltre 500 le vittime palestinesi in 8 giorni di manovre) adesso arriva anche quel giornale comunista del Time a darci ragione e le immagini dell'altra agenzia comunista internazionale che è la Ruters.
Il time infatti indica stamani che Israele sta bombardando la striscia con munizioni a fosforo bianco mentre la ruters pubblica la seconda immagine ripoprtata qui sopra.
Confrontate con la prima immagine di Fallujia 2004 -quando gli stessi USA ammisero l'utilizzo di Fosforo Bianco per sterminare la popolazione ribelle della città Irakena- con la seconda diffusa dalla Ruters.


È lecito usare il fosforo bianco in guerra? Riportiamo il parere di Peter Kaiser, portavoce dell' agenzia dell' Onu sul divieto di uso, produzione e stoccaggio di armi chimiche al quale Maurizio Torrealta ha chiesto se il Fosforo è una sostanza proibita....

Traduzione del video pubblicatoda Rainews 24 (clicca qui):
"No, il fosforo bianco non è proibito dalla convenzione sulle armi chimiche nel contesto delle operazioni belliche, purché non si faccia ricorso a tale sostanza per le sue proprietà tossiche. Un esempio: il fosforo bianco normalmente è utilizzato per produrre fumogeni che mascherino i movimenti e questo è considerato un uso legittimo nel rispetto della convenzione. Ma se le proprietà tossiche o caustiche del fosforo bianco vengono utilizzate come un'arma, allora è proibito. La convenzione è infatti è strutturata in modo che ogni elemento chimico che venga usato contro l'uomo o gli animali che provoca danni o la morte a causa delle proprietà tossiche è considerata un'arma chimica. Quindi non importa di quale sostanza si parli, ma se lo scopo è quello di causare danni con le proprietà tossiche, allora è un comportamento proibito."

Israele si comporta da peggior stato canaglia.

domenica 4 gennaio 2009

La Palestina chiama


Da 8 giorni l'esercito Israeliano massacra la popolazione della striscia di Gaza.
Oltre 400 i morti tra i Palestinesi e da ieri è cominciata l'offensiva terrestre, proprio nel giorno della mobilitazione internazionale. Da ogni angolo del pianeta si è levato un grido di protesta, ma ai nostri politicanti interessa solo l'icolumità dei pezzi di stoffa bianchi orlati di blu.

Con la Palestina nel cuore non possiamo che unirci al coro di proteste contro lo stato di Israele, contro la barbarie della guerra, copntro l'ipocrita e colpevole immobilismo della comunità internazionale!

venerdì 2 gennaio 2009

Solidarietà all'RDA May Day

Solidarietà ai comapgni Antifascisti di La Spezia!

Il 25 aprile 2008, la Rete contro la precarietà della Spezia ha deciso di ricordare la Liberazione, organizzando un presidio per riaffermare l’importanza dei valori e delle idee antifasciste e di resistenza, in una società come quella odierna in cui grazie alle politiche dei partiti di centro destra e centro sinistra l’autoritarismo, il razzismo e la paura governano sovrani.
Prevedibile e banale è arrivata l’ennesima provocazione da parte di 3 loschi fasci figuri (Mammi, Procaccini e un terzo camerata) che spintonando, brandendo cinture, minacciando di morte, pretendevano di passare nel mezzo del presidio.
Ma così non è andata… ed i nostri prodi per cavarsi dall’impiccio hanno dovuto invocare l’aiuto della polizia, che complice e asservita ha fatto disperde il gruppo degli antifascisti.

Ma quel 25 Aprile per noi che eravamo in piazza è stato davvero la festa della liberazione dai fascisti e dal fascismo e dall’arroganza di chi crede che la resistenza e le pratiche dei partigiani siano lettera morta e che invece l’ideologia fascista con le sue pratiche fatte di sopraffazione e di aggressione di pochi nei confronti di molti, come sono i presidi contro i campi Rom e le ronde contro gli immigrati, complici i partiti tutti e il loro revisionismo social democratico, possa in modo indisturbato tornare a trionfare.
Alla violenza squadrista invece questa volta è stato risposto.

E così, visto che i picchiatori fascisti con l’avvallo di tutti i sinceri democratici siedono comodamente e naturalmente nella grande caserma della democrazia, in comune come in parlamento, e l’olio di ricino è poco politically correct e poco digeribile per le loro nuove frequentazioni, per difendersi il fascista Mammi ed i suoi compari si sono fatti confidenti della polizia e della magistratura, dimostrando una perfetta conoscenza delle regole del gioco democratico, con l’obbiettivo di trasformare l’antifascismo in un problema si, ma di ordine pubblico, da disbrigare nella aule di un tribunale.

Come se le pratiche antifasciste e di resistenza potessero essere giudicate attraverso il codice penale, come se la lotta e l’opposizione al fascismo possa essere considerata giusta a seconda dei periodi storici.
Ma questo si chiama revisionismo e non antifascismo.
E forse proprio questo è il pensiero della giunta comunale (PD, Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Socialisti Democratici) che, mai solerte come in quei giorni nelle sue dichiarazioni pubbliche, ha definito un atto di resistenza contro i fascisti una violenza inqualificabile, che va al di fuori dei binari della civiltà democratica e che offende l’intera comunità.

Di fronte a simili affermazioni non possiamo che constatare che l’antifascismo istituzionale è scomparso per sempre, e augurarci che i nostri cari amministratori inizino a fare i conti con il loro ipocrita antifascismo mediatico e smettano una volta per tutte di usare parole, persone e vite infangandole e svuotandole di significato, dal momento che siedono con i vecchi e nuovi fascisti ogni giorno nelle sale del governo e si spartiscono con loro fette di potere.
Ci piacerebbe che una volta per tutte ammettessero che hanno stretto un
patto di sangue con i partiti che dichiaratamente si richiamano al fascismo, non tanto per i loro altissimi ideali di democraticità e di rispetto delle
differenti posizioni, ma perché loro per primi non hanno nessuna difficoltà a mischiarsi con i nuovi e vecchi picchiatori e servi del Capitale, e perché non riescono a trovare nessuna divergenza ideologica fra il loro fascismo democratico di centro sinistra che fa costruire lager per immigrati, città con eserciti per le strade, leggi sul decoro urbano e provvedimenti populisti, e quello di centro destra che invece di usare la carota usa il manganello.

Quelli e quelle che ricordano e si oppongono, e che riconoscono in Forza
Nuova,la Destra, Casa Pound gli eredi più stupidi,più evidenti, più beceri e più diretti del fascismo del ventennio, mache sanno che gli eredi più pericolosi stanno nel PD e nella sua politica populista e sinceramente democratica.

RETE CONTRO LA
PRECARIETA'/RDA MAY DAY c.s.o.a.