venerdì 16 gennaio 2009

Per chi non riesce ad andare a roma Presidio PER LA PALESTINA sabato ore 16 Piazza Menconi Marina di Carrara

Per quanti non fossero riusciti o non potessero andare a Roma L'ANPI di Carrara ha organizzato un presidio in favore del popolo palestinese per la Pace e la Giustizia in Palestina.

Sabato
ore 16
Piazza Menconi
Marina di Carrara

per chiedere:
-L’immediato cessate il fuoco
e il ritiro delle truppe di occupazione

-La fine del massacro in atto nella striscia di Gaza

L’ANPI come ente morale fedele al principio della Resistenza di ogni popolo oppresso, ribadisce con questa iniziativa, l’attaccamento alle Lotte di Liberazione per la difesa dei diritti e della Libertà, riportando all’attenzione di tutti,l’Articolo 11 della nostra Costituzione che pone come principio cardine che
L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA!

giovedì 15 gennaio 2009

Come i coloni israeliani educano alla convivenza i propri figli

eccovi un filmato che attesta come i coloni israeliani educhino i loro figli e quale sia il ruolo dell'esercito nella costruzione della reciproca accettazione

Senza Vergogna!

16:11 Olmert: "Miliziani di Hamas sparavano da sede Urnwa"

La sede Unrwa delle Nazioni Unite è stata bombardata dall'aviazione israeliana come risposta ad alcuni militanti di Hamas sparavano da lì. Lo ha detto il premier israeliano Ehud Olmert. "Le conseguenze però sono state tragiche e ce ne scusiamo", ha aggiunto. "Commenti senza senso" ha ribattuto John Ging, uno dei funzionari Onu presenti nell'edificio al momento dell'esplosione.

mercoledì 14 gennaio 2009

2 pullman da Massa Carrara per Roma


Il presidio permanente per la Palestina (Massa Carrara) ha organizzato due pullman per partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà sabato 17 a Roma. Per motivi organizzativi è importante fin da oggi comunicare le adesioni (al momento attuale sono circa 40). Il costo del viaggio è di 10 euro. La partenza è fissata per sabato alle ore 08.00 (ritrovo 07.30) in largo Matteotti a Massa (ex piazza delle corriere). Ci raccomandiamo la puntualità.
Per prenotazioni Massimo 33331154213
Marco 3400692837

saluti

presidio permanente per la palestina MassaCarrara

è già qualcosa, ma non basta!!!!!!

18:43 Croce rossa italiana si mobilita per aiuti

Croce Rossa Italiana si mobilita per l'emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza. Il Comitato centrale ha sollecitato l'intera struttura nazionale per la raccolta di beni da portare alla popolazione palestinese. Inoltre Croce Rossa fornirà, come da accordi con il ministero degli Esteri, il supporto logistico presso tutti i capoluoghi di provincia agli enti locali che vorranno contribuire alla raccolta dei materiali

un miltare democratico


E sì sembrava roba da anni '70-dell'ottocento- ma continua nelle forze armate l'impossibilità di esprimersi liberamente.
Riportiamo la storia del Maresciallo dell’Aeronautica Militare Italiana Luca Marco Comellini, un militare democratico, democristiano(!!!), che esprime le sue idee democraticamente, ma nell'Italia nel 2009 non c'è spazio per la libera espressione e pertanto sarà processato.
Avrà commesso qualcosa di grave? Avrà detto qualcosa di sconveniente od osceno per il sistema democratico? Nulla di tutto ciò. Il Maresciallo Luca Marco Commellini sarà processato per aver espresso liberamente suoi pensieri sulla condizione militare in Italia oggi, così il 28 agosto del 2007 è stato contestato al militare di aver divulgato per iscritto il proprio pensiero, di avere assunto un incarico nell'ambito di un partito politico e di aver presentato una petizione ai Presidenti del Parlamento.
L'obiettivo di Comellini? Avere liberi sindacati anche per i militari ed uno Statuto dei diritti dei militari sulla falsa riga di quello di tutti gli altri lavoratori italiani (e come già esiste in tantissimi paesi aderenti all’Unione Europea) .
Son queste richieste eversive?
Vi paionoi esternazioni degne di un processo?


Al fine di far sentire la propria voce, nel disinteresse di stampa e forze parlamentari il Maresciallo ha iniziato uno sciopero della fame che prosegue da una settimana.
A lui va la nostra solidarietà, che se condivisa può essere espressa attraverso questi mezzi:
1)Esprimere solidarietà al Maresciallo Comellini direttamente (3335350305 -3463778484
Tel/Fax.. 069943865)
2) Sollecitare la Presidenza della Repubblica ad intervenire urgentemente (il Presidente della Repubblica è anche Capo delle Forze Armate)scrivendo a https://servizi.quirinale.it/webmail/
3) Inviare lettere ai quotidiani per segnalare il grave caso.
4)Far circolare la notizia sul web e attraverso i vostri indirizzi di posta elettronica.
5)Esprimere alle Associazioni dei militari (Assodipro ASSODIPRO@ASSODIPRO.ORG ,Ficiesse segretariogenerale@ficiesse.org ) e alle riviste on-line dei militari (redazione@grnet.it per WWW.GRNET.IT , 53raffaele@tin.it per WWW.SOLDATO LIBERO.IT solo per citarne alcune) il pieno sostegno per quanto riguarda la rivendicazione,il bisogno del diritto ad avere liberi sindacati anche per i militari ed uno Statuto dei diritti dei militari sulla falsa riga di quello di tutti gli altri lavoratori italiani ( e come già esiste in tantissimi paesi aderenti all’Unione Europea) .

per saperne di più l'articolo dell'Amid (associazione militari democratici) clicca qui

martedì 13 gennaio 2009

LE PROPORZIONI DEL GENOCIDIO

Di Giuliano Marrucci

La nostra storia inizia nel gennaio del 2006. A Gaza si tengono le elezioni amministrative. Hamas conquista 77 seggi sui 118 disponibili. Secondo gli osservatori, tra cui l’ex presidente USA Jimmy Carter, si è trattato di elezioni libere e democratiche. Ma a quanto pare le elezioni libere e democratiche valgono solo quando il risultato è quello sperato, e così tutto il mondo occidentale, Unione Europea in testa, si affretta a dichiarare di non riconoscere la leggittimità del vincitore. D’altronde Hamas è il diavolo, lo dicono tutti, come ha fatto notare in un bell’articolo sul suo blog il prof. Domenico Losurdo. Losurdo cita alcuni editoriali apparsi recentemente. Il primo porta la firma di Piero Ostellino (corriere della sera, 29 dicembre). “L’articolo 7 della Carta di Hamas non propugna solo la distruzione di Israele, ma lo sterminio degli ebrei”. Qualche giorno dopo, il 3 gennaio, sul solito giornale, a rincarare è Ernesto Galli della Loggia secondo il quale “Hamas auspica l’eliminazione di tutti gli ebrei dalla faccia della terra”. Secondo la sua analisi, i «terroristi» palestinesi si propongono di liquidare la macchina bellica non solo di Israele ma anche degli Usa. Magari a suon di razzi qassam prodotti in garage (questa l’ho aggiunta io). Ambiziosi ‘sti fondamentalisti. In questa gara a chi la spara più grossa la Stampa non ha voluto rimanere indietro, e due giorni dopo, per voce del suo celebre editorialista Enzo Bettiza, ha dato la sua interpretazione della missione Piombo fuso: “E’ una drastica e violentissima operazione di gendarmeria di un Paese minacciato di sterminio da una setta che ha giurato di estirparlo dalla faccia della terra”.
Ovviamente Hamas non dice niente di tutto questo….ma a noi che ce frega, noi dobbiamo combattere il diavolo.
Il bello è che quando Al-Fatah ha capito che per l’occidente Hamas era il diavolo, non s’è lasciato sfuggire l’occasione ed ha cercato in tutti i modi di impedirgli di sostituirla al potere. Anzi, visto che c’era lei in prima linea a combattere contro il diavolo, ha pensato bene di farsi dare qualche aiutino. Ecco spiegata quella specie di guerra civile che si è consumata a gaza nei primi mesi del 2007, almeno fino al 14 giugno, quando contro tutto e tutti Hamas riesce comunque ad impadronirsi anche della sede militare dell’ANP e a ottenere così il controllo sull’intera striscia.
Una vittoria che alla popolazione civile costerà cara. Non passa manco una settimana che Israele dichiara la striscia di Gaza “entità ostile”. Il resto dell’occidente, ovviamente, si allinea; niente più aiuti umanitari per un popolo colpevole di aver eletto il partito sbagliato. E a Gaza senza aiuti umanitari non si va avanti. Perché Gaza è una striscia di terra lunga manco quaranta chilometri e larga meno di dieci. Un fazzoletto come quello che va da Livorno a Viareggio e nell’interno arriva a malapena a Pisa. Solo che ci vivono un milione e mezzo di abitanti. Più di un terzo in campi profughi, 8 in tutto. Come quello di Jabilya, un quartiere grosso come il C.E.P. ma con più di 100.000 abitanti. La disoccupazione supera il 50%, e per l’80% della popolazione il reddito non supera i due dollari al giorno. Troppa grazia per questo popolo di fondamentalisti. Per punirli come si deve ci vuole l’embargo: impietoso, totale. Tra i prodotti non permessi ci sono anche il caffè, il the, le sigarette, l’acqua, ogni sorta di attrezzatura medica….tutto. Sbaglia chi dice che Gaza è una prigione, ai detenuti il cibo si puo’ portare, i detenuti vanno curati. Più che una prigione Gaza è un grande, enorme campo di concentramento. Non lo dico io, e non lo dice neanche Amadinehjad. Lo dice il Cardinal Raffele Martino, presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace.
Ad esempio a Gaza ogni 1000 bambini che nascono ne muoiono circa 35 (in Israele, per fortuna, solo 4) e 1 bambino su 10 è affetto da ritardi della crescita, a causa della malnutrizione cronica.
Ora succede che tra questo milione e mezzo di persone che ogni giorno è costretto a subire ogni sorta di angherie, ovviamente, ce n’è qualcuna che si incazza. Se avessero a disposizione gli f-16 di Tsahal (l’esercito israeliano) magari penserebbero anche loro a un’attacco in grande stile. E invece non c’hanno niente, e quindi non trovano niente di meglio da fare che lanciare un po’ a casaccio in territorio israeliano della ferraglia assemblata alla meno peggio negli scantinati. Sono I famosi razzi qassam, roba più adatta ai botti di capodanno che non alla guerra. E infatti gli effetti sono modesti: nonostante ne vengano lanciati a centinaia, in due anni le vittime superano di poco la decina. Quanto basta comunque a Israele e al suo esercito, il quarto al mondo per tecnologia e potenza di fuoco, per sentirsi minacciati. E così, non contenta delle centinaia di palestinesi, in gran parte bambini, morti a causa dell’embargo, Israele comincia a dedicarsi anima e cuore a missioni di guerra e a cosiddetti assassinii mirati contro esponenti palestinesi giudicati particolarmente pericolosi per la sua sicurezza. Fino al primo marzo 2008, quando viene lanciata l’operazione “inverno-caldo”: Gaza viene invasa dai blindati e dagli f-16, tra i palestinesi si contano 112 morti e oltre 150 feriti. Da parte israeliana i numeri sono invece rispettivamente 3 e 7. Le proporzioni del genocidio vengono mantenute.
Intanto l’egitto comincia a lavorare ad un accordo di cessate il fuoco. L’accordo arriva a giugno, Hamas si dichiara disponibile a interrompere il lancio di razzi qassam in cambio di un’alleggerimento dell’embargo. Ma qualcuno non rispetta I patti. L’alleggerimento del blocco è soltanto di facciata. Dei 450 camion di aiuti umanitari previsti ogni giorno, Israele ne fa passare a malapena una settantina. I soliti “fondamentalisti” rispondono con qualche razzo (senza fare vittime), e Israele fa in modo che le proporzioni del genocidio vengano rispettate anche questa volta, le vittime sono una cinquantina, circa 20 soltanto a novembre.
E finalmente arriviamo a dicembre 2008. La tregua pattuita in giugno e mai rispettata sta per scadere. Hamas fa sapere che "non ci sarà nessun rinnovo della tregua senza un alleggerimento dell'assedio". Israele tace, e il 19 dicembre riecco apparire i razzi qassam. Per rispettare le proporzioni del genocidio Israele a questo punto decide di fare le cose in grande, e il 27 dicembre lancia l’operazione “piombo fuso”. In una sola giornata di bombardamenti i morti sono gia 200. “Obiettivi militari”, dicono da Israele. Ma anche se fossero in buona fede, e a breve le prove che non lo sono diventeranno evidenti, la storia degli obiettivi militari non regge. Quando si bombarda dal cielo, non regge mai, ma qui a Gaza men che meno. A Gaza le case sono costruite casualmente una arroccata sull’altra, non c’è verso di colpire un’obiettivo sensibile senza fare una carneficina. E infatti di carneficina si tratta. Una carneficina senza soccorritori, perché tra i primi “obiettivi sensibili” ci sono anche quei tunnel scavati dio solo sa come al confine con l’egitto e che soli permettevano di accaparrarsi qualche medicinale. Ma per la Livni “a Gaza non c’è nessuna emergenza umanitaria”. E noi gli dobbiamo credere sulla parola, visto che Israele non permette ai giornalisti di entrare a Gaza, o almeno non ai giornalisti che non stanno dalla sua parte e che non sono disposti a fare da altoparlante alla versione del suo esercito.
Anche le organizzazioni umanitarie non hanno vita facile.
Ad esempio il 31 dicembre, a 90 miglie nautiche da Gaza, in piene acque internazionali, 11 navi da guerra israeliane speronano tre volte una barca del Free Gaza Movement con a bordo 3 tonnellate di medicinali e del personale medico, impedendone l’arrivo a destinazione. Intato arrivano notizie di attacchi massicci ad ospedali, moschee ed abitazioni private. Ma non è ancora niente, perchè il 3 gennaio, quando ormai il bilancio delle vittime ha superato quota 400, un quarto dei quali bambini, Israele rilancia entrando a Gaza con I suoi tanks via terra.
Nel frattempo invitano I civili a ripararsi negli edifici delle scuole dell’ONU. Come la scuola “Fakura” di Jabaliya. Peccato che non appena I civili accettano l’offerta, tsahal la comincia a bombardare, mietendo 42 vittime. Il portavoce dell'Unrwa (Onu), Chris Gunness ha riferito che, in privato, alti ufficiali israeliani hanno ammesso che nella scuola che non era presente alcun miliziano.
Intanto esce un rapporto del New Weapons Research Committee, l’unica organizzazione ad avere un medico occidentale nella striscia. Secondo questo rapporto "si sta ripetendo nella Striscia ciò che è già avvenuto in Libano nel 2006, quando lo stato ebraico utilizzò nel conflitto contro l'organizzazione sciita Hezbollah il fosforo bianco, il Dense inert metal explosive (Dime) e gli ordigni termobarici, tre tipologie di strumenti di offesa riconoscibili per le caratteristiche delle ferite che provocano, nonché le bombe a grappolo e i proiettili all'uranio, che hanno lasciato tuttora sul terreno nel Paese dei cedri tracce di radioattività e ordigni inesplosi". Insomma, per Israele Piombo Fuso è anche un’opportunità da non farsi sfuggire per testare nuove armi.
Difficile a questo punto continuare a sostenere che non ci sia nessuna emergenza umanitaria.
Tant’è che “l'Unione delle Comunità ebraiche italiane e la Comunità ebraica di Roma - si legge in un comunicato - mettono a disposizione 300 mila euro in medicinali”, 200 mila dei quali destinati “ai bambini e alla gente di Gaza”. Riccardo Pacifici, presidente della comunità romana, che pochi giorni prima aveva espresso il suo pieno appoggio ai bombardamenti su Gaza, dichiara che come per ogni operazione umanitaria non intendono “dare un giudizio politico dei torti o delle ragioni dell'una o dell'altra parte”. Una dichiarazione che mette subito in moto I bollenti spiriti del sionismo internazionale.
Un certo Shimon Fargion, un ebreo italiano emigrato a Gerusalemme, ha attaccato violentemente Pacifici sia per quelle parole che suonano troppo equidistanti sia per aver speso soldi della comunità in soccorso dei civili palestinesi di Gaza.
Il manifesto riporta la risposta di Pacifici, intercettata chissà come, a queste accuse.
«Posso garantirvi - scrive - che la scelta tutta mediatica di far arrivare medicinali ai bambini palestinesi e israeliani era ed è solo utilizzata per quando da lunedì comincerà la nostra battaglia sui media a sostegno di Israele». E per il 10 aveva annunciato «un megaevento» da 1500 persone selezionate con l'ambasciatore di Israele «per spiegare le ragioni di Israele e il suo diritto a fare questa guerra». Pacifici giura che la Comunità romana non ha tirato fuori «neanche un euro» per quei medicinali, donati «da un'organizzazione ebraica internazionale». In una mail personale a Fargion il linguaggio di Pacifici diventa più terra-terra: «Caro testa di cazzo... dammi il tuo indirizzo così ti vengo a prendere a calci nel culo... io qui Per Israele mi faccio un gran culo e vivo sotto scorta... STRONZO... Sappi che ho fatto tutto insieme all'ambasciata d'Israele... Che cazzo ne sai cosa stiamo facendo? STRONZOOOOOOOO».
Nel frattempo il governo di Israele, per agevolare il lavoro delle organizzazioni umanitarie, decide di concedere un “corridoio” che consiste in un cessate il fuoco giornaliero di tre ore durante le quali soccorrere i feriti e trasportare le vittime. Peccato che Israele non sia minimamente intenzionata a rispettarlo, e infatti, solo per fare une dei tanti esempi possibili, il 9 gennaio due operatori della croce rossa internazionale vengono uccisi proprio mentre approfittavano di questo “varco” per soccorrere alcune vittime.
L’attacco alle organizzazioni umanitarie sembra diventare prassi consolidata quando anche John Ging, direttore dell’UNRWA, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati palestinesi, annuncia che le attività verranno sospese a tempo indeterminato, per protestare contro gli attacchi, da parte delle forze di occupazione israeliane, contro i suoi lavoratori e le sue strutture. Nel frattempo sempre la croce rossa internazionale emette un comunicato dai toni particolarmente accesi dove accusa l'esercito israeliano di non rispettare il diritto umanitario internazionale che obbliga alla cura e all'evacuazione dei feriti. Per 4 lunghi giorni l’esercito israeliano ha impedito di soccorrere i feriti intrappolati in una struttura dove erano stati fatti rifugiare 110 civili, per poi bombardarli accanitamente uccidendone una trentina.
Ad oggi le vittime hanno abbondantemente superato quota 800, un terzo dei quali bambini. I feriti si avvicinano a quota 4000, 500 con ogni probabilità non vedranno la fine di questo conflitto, anche perché per ora all’orizzonte fine non ce n’è. Navi Pillay, Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, denuncia "gravissime violazioni che possono costituire crimini di guerra".
La comunità internazionale è complice, anche la sinistra. Il Pd, domani mercoledi 14 gennaio, sarà rappresentato dall’ex segretario DS Fassino e da altri esponenti di prestigio all’iniziativa organizzata dall'Associazione parlamentare di Amicizia Italia-Israele al titolo «Con Israele, per la libertà, contro il terrorismo». Gli organizzatori ci tengono a farci sapere che «E' giunto il momento di manifestare pubblicamente il nostro sostegno alla democrazia israeliana impegnata in una dolorosa e difficile operazione di guerra contro il terrorismo di Hamas». Per fortuna anche dentro al PD c’è chi si dissocia, D’Alema in primis. Anche da queste fratture dovremmo partire per allargare il movimento. L’unica iniziativa concreta a livello internazionale l’ha presa il Venezuela dove Chavez pochi giorni fa ha cacciato l’ambasciatore israeliano.
Intanto la guerra continua, anche con una certa calma, e la propaganda pure. Venerdi scorso l’esercito israeliano ha lanciato decine di migliaia di volantini. Vi leggo la traduzione di uno
"Ai cittadini di Gaza. Prendetevi la responsabilità del vostro destino! A Gaza i terroristi e coloro che lanciano i razzi contro Israele rappresentano una minaccia per le vostre vite e per quelle delle vostre famiglie. Se desiderate aiutare la vostra famiglia e i vostri fratelli che si trovano a Gaza, tutto quello che dovete fare è chiamare il numero indicato di seguito e darci informazioni riguardo alle posizioni in cui si trovano i responsabili dei lanci dei razzi e le milizie terroriste che fanno di voi le prime vittime delle loro azioni. Evitare che vengano commesse atrocità è ora vostra responsabilità! Non esitate!.. E' garantita la più totale discrezione. Potete contattarci al seguente numero: 02-5839749.Oppure scriverci a questo indirizzo di posta elettronica per comunicarci qualunque informazione abbiate riguardo a qualsiasi attività terroristica: helpgaza2008@gmail.com ". il prefisso internazionale per israele è 00972, nel caso voleste dire ciao.
Noi, come da giorni chiude i suoi resoconti Vittorio Arrigoni, l’unico italiano presente nella striscia, restiamo umani.

giovedì 8 gennaio 2009

Quello che non sapete su Gaza

dal NYT (New York Times)

di Rashid Khalidi

Quasi tutto quello che siete stati portati a credere su Gaza è sbagliato. Alcuni punti essenziali sembrano mancare dal discorso, svoltosi per lo più sulla stampa, circa l’attacco di Israele alla striscia di Gaza.

Il popolo di Gaza
La maggioranza di chi vive a Gaza non è lì per scelta. Un milione e cinquecentomila persone stipate nelle 140 miglia quadrate della striscia di Gaza fanno parte per lo più di famiglie provenienti dai paesi e dai villaggi attorno a Gaza come Ashkelon e Beersheba. Vi furono condotte a Gaza dall’esercito israeliano nel 1948.

L’occupazione
Gli abitanti di Gaza vivono sotto l’occupazione israeliana dall’epoca della Guerra dei sei giorni (1967). Israele è tuttora considerata una forza di occupazione, anche se ha tolto le sue truppe e i suoi coloni dalla striscia nel 2005. Israele controlla ancora l’accesso all’area, l’import e l’export, e i movimenti di persone in ingresso e in uscita. Israele controlla lo spazio aereo e le coste di Gaza, e i suoi militari entrano nell’area a piacere. Come forza di occupazione, Israele ha la responsabilità di garantire il benessere della popolazione civile della striscia di Gaza (Quarta Convenzione di Ginevra).

Il blocco
Il blocco della striscia da parte di Israele, con l’appoggio degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, si è fatto sempre più serrato da quando Hamas ha vinto le elezioni per il Consiglio Legislativo Palestinese nel gennaio 2006. Carburante, elettricità, importazioni, esportazioni e movimento di persone in ingresso e in uscita dalla striscia sono stati lentamente strozzati, causando problemi che minacciano la sopravvivenza (igiene, assistenza medica, approvvigionamento d’acqua e trasporti).

Il blocco ha costretto molti alla disoccupazione, alla povertà e alla malnutrizione. Questo equivale alla punizione collettiva –col tacito appoggio degli Stati Uniti- di una popolazione civile che esercita i suoi diritti democratici.

Il cessate-il-fuoco
Togliere il blocco, insieme con la cessazione del lancio dei razzi, era uno dei punti chiave del cessate-il-fuoco fra Israele e Hamas nel giugno scorso. L’accordo portò a una riduzione dei razzi lanciati dalla striscia: dalle centinaia di maggio e giugno a meno di venti nei quattro mesi successivi (secondo stime del governo israeliano). Il cessate-il-fuoco venne interrotto quando le forze israeliane lanciarono un imponente attacco aereo e terrestre ai primi di novembre; sei soldati di Hamas vennero uccisi.

Crimini di guerra
Colpire civili, sia da parte di Hamas che di Israele, è potenzialmente un crimine di guerra. Ogni vita umana è preziosa. Ma i numeri parlano da soli: circa 700 palestinesi, per la maggior parte civili, sono stati uccisi da quando è esploso il conflitto alla fine dello scorso anno. Per contro, sono stati uccisi 12 israeliani, per la maggior parte soldati. Il negoziato è un modo molto più efficace per affrontare razzi e altre forme di violenza. Questo sarebbe successo se Israele avesse rispettato i termini del cessate-il-fuoco di giugno e tolto il suo blocco dalla striscia di Gaza.

Questa guerra contro la popolazione di Gaza non riguarda in realtà i razzi. Né riguarda il “ristabilire la deterrenza di Israele”, come la stampa israeliana vorrebbe farvi credere. Molto più rivelatrici le parole dette nel 2002 da Moshe Yaalon, allora capo delle Forze di Difesa israeliane:”Occorre far capire ai palestinesi nei recessi più profondi della loro coscienza che sono un popolo sconfitto.”

Perchè la stampa non può entrare a gaza?

Quattro risposte semplicissime:


La Croce Rossa internazionale (Cicr) ha oggi accusato le forze israeliane a di avere ritardato l'accesso ai feriti in un quartiere di Gaza, tra cui quattro bambini che per quattro giorni sono rimasti in casa senza cibo e acqua accanto al cadavere della madre. Il Cicr sostiene che le forze dello stato ebraico rallentano i soccorsi e impediscono alle ambulanze di evacuare i feriti dalle zone colpite. "Quanto è accaduto è semplicemente scioccante", ha detto il responsabile del Cicr in Israele, Pierre Wettach. Le aumbulanze, ha aggiunto, sono state autorizzate a intervenire solo mercoledi, ossia quattro giorni dopo l'inizio dell'offensiva terrestre. "I militari israeliani dovevano sapere bene qual era la situazione ma non hanno fatto niente per soccorrere i feriti", ha proseguito Wettach. In un duro comunicato diffuso oggi a Ginevra, il Cicr sostiene che "in questa circostanza gli israeliani non hanno fatto fronte ai loro obblighi in base al diritto umanitario internazionale".


14:20 Israele colpisce convoglio Onu con aiuti durate la "tregua", morto l'autista

L'aviazione israeliana ha colpito un mezzo delle Nazioni Unite impegnato nella consegna di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza: l'autista del mezzo è rimasto ucciso, secondo quanto confermato da fonti dell'Onu. Il portavoce dell'organizzazione internazionale, Adnan Abu Hasna ha detto che l'incidente ha avuto luogo durante la pausa di tre ore dei bombardamenti, dichiarata da Israele per consentire la consegna degli aiuti. Il mezzo colpito portava le insegne e la bandiera dell'Onu quando è stato colpito nel nord di Gaza.

13:04 Times rilancia: Israele usa proiettili al fosforo bianco

Il Times di Londra rilancia: Israele sta usando proiettili al fosforo bianco - vietati da accordi internazionali in zone popolate da civili - nella sua offensiva a Gaza, e questo uso viene ora provato dalle ustioni sui corpi di vittime palestinesi e da immagini di tali munizioni che compaiono in foto delle stesse forze armate israeliane. Il quotidiano pubblica in particolare una foto dei presunti proiettili al fosforo bianco - di colore azzurro chiaro, contrassegnati dalla sigla M825A1, di fabbricazione americana - con un militare che ne sta maneggiando uno. Le munizioni vengono usate per creare schermi fumogeni a protezione delle truppe, ma la densità abitativa di Gaza rende probabile che il fosforo - che a contatto con la pelle prove gravissime ustioni, perchè è difficile da spegnere - finisca per colpire anche i civili.


12:26 Croce Rossa: "A Beit Lahiya cadaveri per le strade"

Cadaveri, a decine e decine, giacciono sulle strade e i feriti muoiono davanti gli occhi dei soldati israeliani che a distanza di pochi metri non fanno niente per soccorrerli": è solo una delle frasi del drammatico racconto di Ayad Nasr, portavoce della croce rossa internazionale riuscito ad entrare a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, dove infuriano da giorni i combattimenti tra le forze speciali israeliane e i miliziani palestinesi. In collegamento telefonico con la tv satellitare araba Al Jazeera, il rappresentante dell'organizzazione umanitaria ha lanciato "un pressante e urgente appello alle autorità israeliane per permettere alle nostre auto ambulanze di entrare nelle zone di Abraj Al Awda e Abraj Sheikh Zaid per raccogliere i feriti che molti di loro sono morti perchè nessuno ha prestato loro soccorso".

Sabato 10 gennaio ore 15.30 (Teatro Guglielmi Massa)

No all’aggressione
militare israeliana contro Gaza!
No al massacro del popolo palestinese!



SABATO 10 GENNAIO ORE 15.30 (TEATRO GUGLIELMI MASSA)

La cittadinanza democratica tutta della provincia di Massa Carrara è chiamata a scendere in piazza per manifestare solidarietà nei confronti del popolo palestinese che in questi giorni sta subendo la ferocia di un vile e in nessun modo giustificabile attacco militare, da parte dell’esercito israeliano.


Scenderemo in piazza per opporci al massacro di bambini palestinesi e per opporci al bombardamento di scuole, moschee, chiese e ospedali nella striscia di Gaza.

Scenderemo in piazza per dire no alla guerra e al razzismo, per rilanciare con forza gli ideali di pace, giustizia, uguaglianza e di fratellanza fra i popoli, che la Resistenza ha affermato.

Scenderemo in piazza per difendere e rivendicare quei diritti umani universalmente riconosciuti sulla carta ma che in Palestina vengono schiacciati sotto i cingoli dei carri armati.

Scenderemo in piazza per solidarizzare anche con tutti i democratici israeliani che in questo momento stanno subendo a loro volta questa guerra di aggressione alla Palestina.

Chiediamo con forza che l’aggressione militare di Israele contro il popolo palestinese cessi immediatamente!

Chiediamo con forza che venga fermato il massacro dei bambini palestinesi e che gli aiuti umanitari possano giungere alla popolazione della striscia di Gaza!

Chiediamo con forza che il governo italiano cessi immediatamente ogni tipo di collaborazione logistico militare con lo stato di Israele e che assuma verso di questo una posizione coerente con quelli che sono i valori e i principi fondanti della Carta Costituzionale della Repubblica Italiana!

Chiediamo con forza alle istituzioni locali che esprimano una condanna forte e chiara rispetto all’orribile massacro in atto nella striscia di Gaza, riaffermando così quei valori di giustizia pace e uguaglianza che hanno fatto della nostra città un simbolo indelebile della Resistenza!



“Il comportamento di Israele nel bombardare Gaza è semplicemente un atto di aggressione senza ritegno da parte di uno stato molto potente verso un territorio che occupa illegalmente. E’ giunto il momento di intervenire con fermezza se l’O.N.U. non vuole essere giustamente accusata di complicità per omissione. Gli attacchi aerei israeliani sulla striscia di Gaza rappresentano gravi e smisurate violazioni del diritto umanitario internazionale, così come definito dalle convenzioni di Ginevra, sia per quanto riguarda gli obblighi di una potenza occupante sia per disposizione delle leggi di guerra.”

Miguel d’Escoto Brockmann (Presidente dell’Assemblea Generale dell’O.N.U.)

presidio permanente

per la Palestina (Massa Carrra)

Aderiscono: Gruppo di sostegno al popolo palestinese (MS), Giovani musulmani d’Italia, Movimento per la qualità della vita, A.N.P.I. Giovani Massa, Associazione solidarietà proletaria, Comunità musulmana di Massa Carrara, Sinistra Critica, Skinheads Antifa (MS), Partito comunista dei lavoratori, Partito dei Carc sezioni provinciali (MS), Giovani comunisti Carrara, Associazione Archivi della Resistenza, Rete dei Comunisti, Punto Rosso, Coordinamento comunale P.R.C. Carrara, ARCI Carrara-Lunigiana, ANPI Massa Carrara, Accademia per la Pace (MS), Lotta e Unità, Cobas scuola (MS), C.S.A. La Comune






Hamas ha come obiettivo sterminare il popolo ebraico?

Da 12 giorni a questa parte un martellante mantra gira costantemente su tutti i mezzi di informazione che ci circondano (radio tv giornali blog ecc..)

"Hamas ha come obiettivo distruggere Israele" "Hamas ha come obiettivo distruggere Israele" "Hamas ha come obiettivo distruggere Israele" che presto si trasforma in "Hamas vuole massacrare tutti gli Ebrei" "Hamas vuole massacrare tutti gli Ebrei" "Hamas vuole massacrare tutti gli Ebrei" "Hamas vuole massacrare tutti gli Ebrei"ecc....

che immadiatamente si trasfomra in un tacito consenso al massacrao reale di utti i palestinesi che capitano a tiro nella striscia di Gaza.

Analizziamo lo stringente passaggio logico avvalorato sia da Fini che da Veltroni:

Hamas vuole eliminare lo stato sionista -razzista etnico e religioso ndr- di Israele (e fino qui...),

quindi vuole uccidere tutti gli israeliani,

quindi tutti gli ebrei,

quindi è legittimo combattere Hamas con le Armi

quindi è legittimo bombardare la striscia di Gaza

quindi uccidere tutti i palestinesi che abitano in zone sotto il controllo di Hamas è giusto perchè è l'unico modo per difende la vita degli Israeliani minacciati da qui pazzi integralisti (senza logica) di Hamas

Questo assurdo sillogismo parte da una costatazione reale, sì Hamas si oppone a che un entità etnico-religiosa e razzista comandi sulla palestina terra dei palestinesi da 2.000 anni in base ad un testo sacro, ma ogni altro passaggio è frutto della malafede e della disinformazione.

Qualcuno ha mai verificato tutto ciò? non è difficile esistono i fatti la storia la cronaca - che dice che l'unica minaccia reale all'esiustenza di un popolo è proprio l'esewrcito israleinao che ha massacrato ad oggi 700 Palestinesi- e sopratutto lo statuto di Hamas, eccolo qui cliccate e leggete con i vostri occhi "clicca qui"

Riportiamo per intero il secondo capitolo quello degli obiettivi, tradotto dal Centro per gli studi sulle nuove religioni (cesnur.org)

Capitolo II

Obiettivi

Motivazioni e obiettivi

Articolo 9

Il Movimento di Resistenza Islamico si è sviluppato in un tempo in cui l’islam si è allontanato dalla vita quotidiana. Così i giudizi sono stati rovesciati, i concetti sono diventati confusi e i valori sono stati trasformati; il male prevale, l’oppressione e l’oscurità infuriano, e i codardi si sono trasformati in tigri. Patrie sono state usurpate, popoli sono stati espulsi dalle loro terre o sono caduti riversi nell’umiliazione ovunque sulla Terra. Lo stato di verità è sparito, sostituito da uno stato di malvagità. Nulla è rimasto al suo posto, perché quando l’islam è assente dalla scena, tutto cambia. E queste sono le nostre motivazioni.

Quanto agli obiettivi: combattere il male, schiacciarlo, e vincerlo cosicché la verità possa prevalere; le patrie ritornino ai loro legittimi proprietari; la chiamata alla preghiera si oda dalle moschee, proclamando l’istituzione di uno Stato islamico. Così il popolo e le cose torneranno ciascuno al suo posto legittimo. E l’aiuto si chiederà ad Allah.

“Se Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, la Terra sarebbe certamente corrotta, ma Allah è pieno di grazia per le creature” (Corano 2, 251).

Articolo 10

Mentre il Movimento di Resistenza Islamico crea un suo specifico sentiero, offre sostegno ai miseri e difesa a tutti gli oppressi, con tutte le sue forze. Non risparmierà alcuno sforzo per stabilire la verità e sconfiggere la menzogna, in parole e opere, qui e dovunque possa arrivare ed esercitare la sua influenza."


Dov'è la dichiarazione di proncipio di massacro?

Dove si legge l'odio antiebraico?

ma analizziamo altri passaggi:

F. I membri di altre religioni

Articolo 31

Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento umanistico. Si occupa dei diritti umani, e si impegna a mantenere la tolleranza islamica nei confronti dei seguaci di altre religioni. È ostile solo a coloro che mostrano ostilità nei riguardi dell’islam, si mettono di traverso al suo cammino per arrestarlo o ostacolano i suoi sforzi.

All’ombra dell’islam, è possibile ai seguaci delle tre religioni – islam, cristianesimo ed ebraismo – coesistere in pace e sicurezza.


Dove sta l'intolleranza qui?

Pubblichiamo adesso un bell'articolo sui falsi storici e la strumentalità della loro creazione a firma del Prof. Domenico Losurdo:

I «Protocolli dei Savi dell’Islam» ovvero come si costruiscono le leggende nere

Sfogliando su Internet le reazioni al mio ultimo libro (Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Carocci 2008), accanto a commenti largamente positivi si notano altri contrassegnati da incredulità: è mai possibile che le infamie attribuite a Stalin e accreditate da un consenso generale siano per lo più il risultato di distorsioni e a volte di vere e proprie falsificazioni storiche?

A questi lettori in particolare voglio suggerire una riflessione a partire dalla cronaca di questi giorni. E’ sotto gli occhi di tutti la tragedia del popolo palestinese a Gaza, prima affamato dal blocco e ora invaso e massacrato dalla terribile macchina da guerra israeliana. Vediamo come reagiscono i grandi organi di «informazione». Sul «Corriere della Sera» del 29 dicembre l’editoriale di Piero Ostellino sentenzia: «L’articolo 7 della Carta di Hamas non propugna solo la distruzione di Israele, ma lo sterminio degli ebrei, così come sostiene il presidente iraniano Ahmadinejad». Vale la pena di notare che, pur facendo un’affermazione estremamente grave, il giornalista non riporta alcuna citazione testuale: esige di essere creduto sulla parola.

Qualche giorno dopo (3 gennaio) sullo stesso quotidiano incalza Ernesto Galli della Loggia. Per la verità, egli non parla più di Ahmadinejad. Forse si deve esser reso conto dell’infortunio del suo collega. Dopo Israele l’Iran è il paese in Medio Oriente che ospita il maggior numero di ebrei (20 mila), ed essi non sembrano subire persecuzioni. In ogni caso, i palestinesi dei territori occupati potrebbero solo invidiare la sorte degli ebrei che vivono in Iran, i quali ultimi non solo non sono stati sterminati ma non devono neppure fronteggiare la minaccia del «trasferimento», che i sionisti più radicali progettano per gli arabi israeliani.

Ovviamente, Galli della Loggia sorvola su tutto ciò. Si limita a tacere su Ahmadinejad. In compenso rincara la dose su un altro punto essenziale: Hamas non si limita a esigere «lo sterminio degli ebrei» israeliani, come sostiene Ostellino. Occorre non fermarsi a metà strada nella denuncia delle malefatte dei barbari: «Hamas auspica l’eliminazione di tutti gli ebrei dalla faccia della terra» («Corriere della Sera» del 3 gennaio). Anche in questo caso non viene apportato uno straccio di dimostrazione: il rigore scientifico è l’ultima delle preoccupazioni di Galli della Loggia, al quale però bisogna riconoscere il coraggio di sfidare il ridicolo: secondo la sua analisi, i «terroristi» palestinesi si propongono di liquidare la macchina bellica non solo di Israele ma anche degli Usa, in modo da portare a termine le infamie di cui l’editorialista del «Corriere della Sera» denuncia l’ampiezza planetaria. Peraltro, chi è in grado di infliggere una disfatta decisiva alla solitaria superpotenza mondiale, oltre che a Israele, può ben aspirare al dominio mondiale. Insomma: è come se Galli della Loggia avesse finalmente portato alla luce I protocolli dei Savi dell’Islam!

E come a suo tempo I protocolli dei Savi di Sion, anche I protocolli dei Savi dell’Islam valgono ormai come verità acquisita e non bisognosa di alcuna dimostrazione. Su «La Stampa» del 5 gennaio Enzo Bettiza chiarisce subito il reale significato dei bombardamenti massicci da Israele scatenati dal cielo, dal mare e dalla terra, col ricorso peraltro ad armi vietate dalle convenzioni internazionali, contro una popolazione sostanzialmente indifesa: «E’ una drastica e violentissima operazione di gendarmeria di un Paese minacciato di sterminio da una setta che ha giurato di estirparlo dalla faccia della terra».

Questa tesi, ossessivamente ripetuta, si colloca nell’ambito di una tradizione ben precisa. Tra Sette e Ottocento il mite abate Grégoire si batteva per l’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi: ecco che dai proprietari di schiavi è bollato quale leader dei «biancofagi», i neri barbari e smaniosi di pascersi della carne degli uomini bianchi. Qualche decennio più tardi qualcosa di simile avveniva negli Stati Uniti: gli abolizionisti, spesso di fede cristiana e di orientamento non-violento, esigevano «la completa distruzione dell’istituto della schiavitù»; essi erano prontamente accusati di voler sterminare la razza bianca. Ancora a metà del Novecento, in Sudafrica i campioni dell’apartheid negavano i diritti politici ai neri, con l’argomento che l’eventuale governo nero avrebbe significato lo sterminio sistematico dei coloni bianchi e dei bianchi nel loro complesso.

La leggenda nera in voga ai giorni nostri è particolarmente ridicola: più volte Hamas ha accennato alla possibilità di un compromesso, se Israele accettasse di ritornare ai confini del 1967. Come tutti sanno o dovrebbero sapere, a rendere sempre più problematica e forse ormai impossibile la soluzione dei due Stati è l’espansione ininterrotta delle colonie israeliane nei territori occupati. E comunque, la sostituzione dell’odierno Israele quale «Stato degli ebrei» con uno Stato binazionale, che abbracci al tempo stesso ebrei e palestinesi garantendo loro eguaglianza di diritti, non comporterebbe in alcun modo lo sterminio degli ebrei, esattamente come la distruzione dello Stato razziale bianco prima nel sud degli Usa e poi in Sudafrica non ha certo significato l’annientamento dei bianchi. In realtà, coloro che idealmente agitano I protocolli dei savi dell’Islam mirano a trasformare le vittime in carnefici e i carnefici in vittime.

Non meno grottesche e non meno strumentali sono le mitologie oggi in voga in relazione a Stalin e al movimento comunista nel suo complesso. Si prenda la tesi dell’«olocausto della fame» ovvero della «carestia terroristica» che l’Unione sovietica avrebbe imposto al popolo ucraino negli anni ’30. A sostegno di questa tesi non c’è e non viene apportata alcuna prova. Ma non è neppure questo il punto essenziale. La leggenda nera diffusa in modo pianificato ai tempi di Reagan e nel momento culminante della guerra fredda serve a mettere in ombra il fatto che la «carestia terroristica» rimproverata a Stalin è da secoli messa in atto dall’Occidente liberale in particolare contro i popoli coloniali o che esso vorrebbe ridurre in condizioni coloniali o semicoloniali.

E’ quello che ho cercato di dimostrare nel mio libro. Subito dopo la grande rivoluzione nera che alla fine del Settecento a Santo Domingo/Haiti spezzava al tempo stesso le catene del dominio coloniale e dell’istituto della schiavitù, gli Stati Uniti rispondevano per bocca di Thomas Jefferson, dichiarando di voler ridurre all’inedia (starvation) il paese che aveva avuto la sfrontatezza di abolire la schiavitù. Questa medesima vicenda si è riproposta nel Novecento. Già subito dopo l’ottobre 1917, Herbert Hoover, in quel momento alto esponente dell’amministrazione Wilson e più tardi presidente degli Usa, agitava in modo esplicito la minaccia della «fame assoluta» e della «morte per inedia» non solo contro la Russia sovietica ma contro tutti popoli inclini a lasciarsi contagiare dalla rivoluzione bolscevica. Agli inizi degli anni ’60 un collaboratore dell’amministrazione Kennedy, e cioè Walt W. Rostow, si vantava per il fatto che gli Stati Uniti erano rusciti a ritardare per «decine di anni» lo sviluppo economico della Repubblica Popolare Cinese!

E’ una politica che continua ancora oggi: è noto a tutti che l’imperalismo cerca di strangolare economicamente Cuba e possibilmente di ridurla alla condizione di Gaza, dove gli oppressori possono esercitare il loro potere di vita e di morte, prima ancora che coi bombardamenti terroristici, già col controllo delle risorse vitali.

Siamo così ritornati alla Palestina. Prima di subire l’orrore che sta subendo in questi giorni, il popolo di Gaza era stato colpito da una prolungata politica che cercava di affamarlo, assetarlo, privarlo della luce elettrica, delle medicine, di ridurlo ad una condizione di sfinimento e di disperazione. Tanto più che il governo di Tel Aviv si riservava il diritto di procedere come al solito, nonostante la «tregua», alle esecuzioni extragiudiziarie dei suoi nemici. E cioè, prima ancora di essere invasa da un esercito simile ad un gigantesco e sperimentato plotone di esecuzione, Gaza era già oggetto di una politica di aggressione e di guerra. Sennonché, una concentrata potenza di fuoco multimediale è scatenata soprattutto in Occidente per annientare ogni resistenza critica alla tesi falsa e bugiarda, secondo cui Israele sarebbe in questi giorni impegnata in un’operazione di autodifesa: che nessuno osi mettere in dubbio l’autenticità dei «Protocolli dei Savi dell’Islam»!

E’ così che si costruiscono le leggende nere, quella che oggi suggella la tragedia del popolo palestinese (il popolo-martire per eccellenza dei giorni nostri), così come quelle che, dipingendo Stalin comne un mostro e riducendo a storia criminale la vicenda iniziata con la rivoluzione d’Ottobre, intendono privare i popoli oppressi di ogni speranza o prospettiva di emancipazione.

Domenico Losurdo

6 gennaio 2009

mercoledì 7 gennaio 2009

...è Hamas il problema?



L'esercito di Israele uccide 700 persone in 10 giorni, un terzo sotto i 16 anni e il problema per Frattini è Hamas. Forse perché i suoi militanti provano a muoversi quando vengono bersagliati dal fuoco israeliano? Forse perché cercano di schivare i colpi?

Se una cosa è chiara è che le parole non hanno più alcun significato.

lunedì 5 gennaio 2009

Crimine di Guerra

Fosforo bianco lanciato su Fallujia 2004

Bombardamenti Israeliano sulla striscia di Gaza


Se non bastasse il buonsenso (bombardare l'area più densamente popolata della terrà è unh crimine contro l'umanità), o la matrematica (oltre 500 le vittime palestinesi in 8 giorni di manovre) adesso arriva anche quel giornale comunista del Time a darci ragione e le immagini dell'altra agenzia comunista internazionale che è la Ruters.
Il time infatti indica stamani che Israele sta bombardando la striscia con munizioni a fosforo bianco mentre la ruters pubblica la seconda immagine ripoprtata qui sopra.
Confrontate con la prima immagine di Fallujia 2004 -quando gli stessi USA ammisero l'utilizzo di Fosforo Bianco per sterminare la popolazione ribelle della città Irakena- con la seconda diffusa dalla Ruters.


È lecito usare il fosforo bianco in guerra? Riportiamo il parere di Peter Kaiser, portavoce dell' agenzia dell' Onu sul divieto di uso, produzione e stoccaggio di armi chimiche al quale Maurizio Torrealta ha chiesto se il Fosforo è una sostanza proibita....

Traduzione del video pubblicatoda Rainews 24 (clicca qui):
"No, il fosforo bianco non è proibito dalla convenzione sulle armi chimiche nel contesto delle operazioni belliche, purché non si faccia ricorso a tale sostanza per le sue proprietà tossiche. Un esempio: il fosforo bianco normalmente è utilizzato per produrre fumogeni che mascherino i movimenti e questo è considerato un uso legittimo nel rispetto della convenzione. Ma se le proprietà tossiche o caustiche del fosforo bianco vengono utilizzate come un'arma, allora è proibito. La convenzione è infatti è strutturata in modo che ogni elemento chimico che venga usato contro l'uomo o gli animali che provoca danni o la morte a causa delle proprietà tossiche è considerata un'arma chimica. Quindi non importa di quale sostanza si parli, ma se lo scopo è quello di causare danni con le proprietà tossiche, allora è un comportamento proibito."

Israele si comporta da peggior stato canaglia.

domenica 4 gennaio 2009

La Palestina chiama


Da 8 giorni l'esercito Israeliano massacra la popolazione della striscia di Gaza.
Oltre 400 i morti tra i Palestinesi e da ieri è cominciata l'offensiva terrestre, proprio nel giorno della mobilitazione internazionale. Da ogni angolo del pianeta si è levato un grido di protesta, ma ai nostri politicanti interessa solo l'icolumità dei pezzi di stoffa bianchi orlati di blu.

Con la Palestina nel cuore non possiamo che unirci al coro di proteste contro lo stato di Israele, contro la barbarie della guerra, copntro l'ipocrita e colpevole immobilismo della comunità internazionale!

venerdì 2 gennaio 2009

Solidarietà all'RDA May Day

Solidarietà ai comapgni Antifascisti di La Spezia!

Il 25 aprile 2008, la Rete contro la precarietà della Spezia ha deciso di ricordare la Liberazione, organizzando un presidio per riaffermare l’importanza dei valori e delle idee antifasciste e di resistenza, in una società come quella odierna in cui grazie alle politiche dei partiti di centro destra e centro sinistra l’autoritarismo, il razzismo e la paura governano sovrani.
Prevedibile e banale è arrivata l’ennesima provocazione da parte di 3 loschi fasci figuri (Mammi, Procaccini e un terzo camerata) che spintonando, brandendo cinture, minacciando di morte, pretendevano di passare nel mezzo del presidio.
Ma così non è andata… ed i nostri prodi per cavarsi dall’impiccio hanno dovuto invocare l’aiuto della polizia, che complice e asservita ha fatto disperde il gruppo degli antifascisti.

Ma quel 25 Aprile per noi che eravamo in piazza è stato davvero la festa della liberazione dai fascisti e dal fascismo e dall’arroganza di chi crede che la resistenza e le pratiche dei partigiani siano lettera morta e che invece l’ideologia fascista con le sue pratiche fatte di sopraffazione e di aggressione di pochi nei confronti di molti, come sono i presidi contro i campi Rom e le ronde contro gli immigrati, complici i partiti tutti e il loro revisionismo social democratico, possa in modo indisturbato tornare a trionfare.
Alla violenza squadrista invece questa volta è stato risposto.

E così, visto che i picchiatori fascisti con l’avvallo di tutti i sinceri democratici siedono comodamente e naturalmente nella grande caserma della democrazia, in comune come in parlamento, e l’olio di ricino è poco politically correct e poco digeribile per le loro nuove frequentazioni, per difendersi il fascista Mammi ed i suoi compari si sono fatti confidenti della polizia e della magistratura, dimostrando una perfetta conoscenza delle regole del gioco democratico, con l’obbiettivo di trasformare l’antifascismo in un problema si, ma di ordine pubblico, da disbrigare nella aule di un tribunale.

Come se le pratiche antifasciste e di resistenza potessero essere giudicate attraverso il codice penale, come se la lotta e l’opposizione al fascismo possa essere considerata giusta a seconda dei periodi storici.
Ma questo si chiama revisionismo e non antifascismo.
E forse proprio questo è il pensiero della giunta comunale (PD, Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Socialisti Democratici) che, mai solerte come in quei giorni nelle sue dichiarazioni pubbliche, ha definito un atto di resistenza contro i fascisti una violenza inqualificabile, che va al di fuori dei binari della civiltà democratica e che offende l’intera comunità.

Di fronte a simili affermazioni non possiamo che constatare che l’antifascismo istituzionale è scomparso per sempre, e augurarci che i nostri cari amministratori inizino a fare i conti con il loro ipocrita antifascismo mediatico e smettano una volta per tutte di usare parole, persone e vite infangandole e svuotandole di significato, dal momento che siedono con i vecchi e nuovi fascisti ogni giorno nelle sale del governo e si spartiscono con loro fette di potere.
Ci piacerebbe che una volta per tutte ammettessero che hanno stretto un
patto di sangue con i partiti che dichiaratamente si richiamano al fascismo, non tanto per i loro altissimi ideali di democraticità e di rispetto delle
differenti posizioni, ma perché loro per primi non hanno nessuna difficoltà a mischiarsi con i nuovi e vecchi picchiatori e servi del Capitale, e perché non riescono a trovare nessuna divergenza ideologica fra il loro fascismo democratico di centro sinistra che fa costruire lager per immigrati, città con eserciti per le strade, leggi sul decoro urbano e provvedimenti populisti, e quello di centro destra che invece di usare la carota usa il manganello.

Quelli e quelle che ricordano e si oppongono, e che riconoscono in Forza
Nuova,la Destra, Casa Pound gli eredi più stupidi,più evidenti, più beceri e più diretti del fascismo del ventennio, mache sanno che gli eredi più pericolosi stanno nel PD e nella sua politica populista e sinceramente democratica.

RETE CONTRO LA
PRECARIETA'/RDA MAY DAY c.s.o.a.

sabato 20 dicembre 2008

Respinto il presidio razzista dei neofasisti a Turano


Si dicono fieri e coraggiosi difensori dell'italica purezza, ardimentosi combattenti contro l'invasione degli impuri, ma sabato scorso a Turano non si è presentato nessuno. Forse avevano di meglio da fare, forse mangiare carote, o forse cominciano a capire che sotto le vette delle Apuane non si passa tanto facilmente.
Così la settimana successiva sono riusciti a farla franca, alla loro maniera: approfittando di un corteo regionale a Pistoia hanno organizzato un presidio in tutta segretezza (a parte aver avvertito questura). Se qualcuno aveva dei dubbi...

mercoledì 1 ottobre 2008

è nato 32!

E' uscito il primo numero di "trentadue".
No, non stiamo dando i numeri è il nuovo Giornale mensile di cronaca, politica, ecologia, della zona Apuana!

In questo numero

Zona Franca Urbana
Degrado sociale? Nella Zona
Industriale? di Ottopassi pag. 3

Intervista a Simone Caffaz
Consociativismo e poteri forti
La spaccatura in Forza Italia pag. 4

Massa:Botteghe del Mondo
Prima la persona e l’etica
di Ida Tesconi pag. 5

Carrara, teatro d’avanguardia
Polverone sulle polveri
SOS Carrara pag. 6

Marina: la guerra dei parcheggi
di Alessandro Bandoni pag. 7

La Cina è lontana
Intervista a Paolo Seletti 8

Massa
Ma dove vanno le sinistre? pag. 9

Destre Disagio ma in crescita pag.9

Privacy? Solo per ricchi pag. 10

Donna o signora, l’Almirante? pag. 10

Giulio Andreani Chi controlla le finanze del comune di Massa Woody Guthrie pag. 11

Sagre. Liberisti monopolisti pag. 11

Cos’è una notizia?Un operatore che morde il suo assistito? pag. 11 W. G.

Sceriffi, decoro, proibizionismo totale pag. 11

Emergenza sicurezza in Piazza Duomo?
di G. L. pag. 12

Come si finisce su un albero. Intervista ai titolari del chiosco di Piazza d’Armi

Speciale Sant’Anna e Spike Lee“
da pag. 13 a pag. 20
Per la verità storica di Giorgio Lindi pag. 13

Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee”
Un falso storico offende la Resistenza
di Giovanni Cipollini pag. 13

Politica delle stragi a cura di R: A. pag. 16

Le responsabilità della strage di Sant’Anna pag 16

Inchiesta tra i giovani
Fascismo? Boh! pag. 19

Contro i silenzi
Sezioni A.N.P.I. di Pietrasanta, Massa, Carrara pag. 19

Da Spike Lee all’assolutismo
intervista a Claudio Grassi pag. 20

Biennale
Niente, … altro che scultura
di Marianna de Leoni pag. 21

Convivere ... con successo di L. C. pag. 23

Compie dieci anni.
La scuola di teatro Blanca pag. 24

Così si distrugge la buona scuola
di Lilith pag. 26

Scuola 2008 - 1923, da Gelmini a Gentile
di Luciano Giglio pag. 26

La volontaria e il volontariato di Paolo M. Puntoni pag. 27

Sarah Palin, Petrolio, patria e pregiudizi
di Alessandro Bandoni pag. 28

Razzismo. Svolta antropologica pag. 28

Mama Africa Terza edizione a cura dell’Arci pag 29

Lettere commenti e documenti pag. 30

La satira. Zero in condotta di Rossocampo pag 31

Guzzanti. La satira si processa, eccome! pag. 31

Impronte. Presunzione di colpevolezza del Collettivo Carrara pag. 31

L’articolo degli altri
Italia Ku klux klan
di Annamaria Rivera pag 32

Le Beatitudini dal vangelo
della Casa delle Libertà pag. 32

Rom e sinti. Capri espiatori nei secoli
di Fiorenzo Fasoli pag. 32

martedì 30 settembre 2008

L'11 OTTOBRE A ROMA!

Ordine del giorno sull'11 Ottobre, approvato dal Coordinamento nazionale GC

In questi primi mesi di attività il governo Berlusconi ha già eroso alcuni dei pilastri fondamentali della nostra Costituzione democratica. Il decreto sicurezza, che con le schedature e le impronte ai rom, adulti e bambini, e l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, ha alimentato in misure intollerabili i fenomeni di razzismo e sessismo (come ci dimostrano gli assalti ai campi rom, la vicenda di Abdul Guibrè, ucciso qualche giorno fa a Milano, le aggressioni ai gay nelle strade di diverse città italiane). La «manovra finanziaria» che, a fronte di una crisi economica mondiale senza precedenti, aggrava le condizioni materiali di vita dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani, non intervenendo sul «caro vita» e nello stesso tempo riducendo le risorse per i beni pubblici. Il federalismo stesso, che si prospetta minaccioso poiché contribuisce a tagliare risorse ai Comuni spingendoli a ridurre i servizi sociali, a privatizzare le municipalizzate e ad alienare il patrimonio pubblico. L’attacco concentrico al contratto collettivo nazionale e al ruolo del sindacato, come dimostra la vicenda Alitalia. Il disegno di legge Aprea, che trasforma le scuole in fondazioni, con l’ingresso dei privati nei C.d.A.
Si tratta di un vero e proprio «laboratorio» di politiche di destra, aggressive e populiste, avallato in tutto dalla Confindustria, che trova crescente consenso facendo leva sulle paure e le insicurezze degli strati sofferenti della popolazione.
A questo non si è contrapposta sino ad ora alcuna reale opposizione parlamentare. Non quella del Pd, che ha scelto una linea emendativa, che considera Berlusconi un avversario normale, non comprendendo la eccezionalità e la profondità della modificazione intervenuta nel Paese (un vero e proprio «regime leggero», come lo ha definito Fausto Bertinotti sull’ultimo numero di Alternative), e che spesso gli si è contrapposto scavalcandolo a destra, come sui temi della violenza negli stadi e del rapporto tra Italia e Libia.
Non l’Italia dei Valori, da un lato imbrigliata nel puro giustizialismo e dall’altro lato – sul terreno delle proposte di carattere economico e sociale – ancorata ad una prospettiva classicamente moderata e conservatrice.
Qui si colloca il ruolo di Rifondazione Comunista e del fronte ampio della sinistra alternativa. Nelle settimane scorse è stato promosso un appello – lanciato attraverso la grande assemblea del Brancaccio del 14 settembre – teso ad attivare forze per una mobilitazione di lungo periodo contro il governo Berlusconi e le politiche della Confindustria. Un appello, cui il Prc ha immediatamente aderito, compilato allo scopo di segnare un colpo dopo il disastro di aprile e di ricostruire, nella pratica del conflitto di piazza, un fronte largo di opposizione.
La manifestazione dell'11 ottobre nasce dalla volontà di ricostruire una presenza adeguata della sinistra – e in particolare del Prc – nell’agenda del conflitto politico e sociale, e per questo individua con chiarezza le priorità di lotta: razzismo e pace, lavoro, caro-vita e salari, scuola, autodeterminazione delle donne e lotta alla violenza maschile, lotta contro le leggi ad personam e il rischio di uno snaturamento anticostituzionale della nostra democrazia.
Per dare voce e corpo ai problemi concreti che coinvolgono la vita quotidiana di donne e uomini, comunità e soggetti a cui vogliamo dare rappresentanza politica una manifestazione non è sufficiente. Ma oggi, in questo stato di crisi e regressione democratica, la manifestazione dell’11 ottobre risulta essenziale.
Essenziale per il Paese, per i lavoratori, i giovani precari, i disoccupati, ed essenziale per il nostro Partito, che ha pagato – con la sconfitta traumatica di aprile – tutta la fragilità del progetto dell’Arcobaleno e la sua incapacità di provare una qualche utilità sociale e di suscitare rapporti di «connessione sentimentale» con il nostro elettorato.
A questa manifestazione aderiamo convintamente come Giovani Comuniste/i, lavorando per mobilitare il più ampio numero di compagne e compagni e per costruire in piazza un nostro spezzone (che abbia per tema innanzitutto l’opposizione alla riforma Gelmini, al ddl Aprea e ai tagli di Tremonti) aperto a tutte/i coloro che condividono con noi la volontà di aprire una fase di conflitto sociale e politico, in primo luogo nelle scuole, nelle università, nei luoghi del lavoro precario e in tutti gli spazi della nostra generazione.

Simone Oggionni
Amedeo Babusci
Iacopo Di Gaspero
Daniele Maffione
Alessandro Serra

venerdì 26 settembre 2008

continuiamo a seguire la storia della famiglia Rom pestata e denunciata a Bussolego (VR) Ancora in carcere le vittime del pestaggio!

Pestati e denunciati, rimangono in carcere

di Paola Bonatelli

su Il Manifesto del 24/09/2008



Non finisce l'odissea dei rom malmenati dai cc

Potrebbe essere Garage Olimpo o il Cile di Pinochet ma anche Guantanamo o Bolzaneto. Invece, più prosaicamente, si tratta di Bussolengo, un paesotto sulla strada che da Verona conduce al lago di Garda. E' lì, nella piazza delle giostre, che il 5 settembre scorso tre famiglie italiane con un sacco di ragazzini e roulotte al seguito si incontrano per pranzare in compagnia. Particolare essenziale: sono rom. Fanno parte di una famiglia allargata, genitori, figli minori e figli grandi già con famiglia, fratelli con mogli e bambini, amici. Prima arrivano i vigili municipali che li invitano ad andarsene. Non è forse Bussolengo la patria di quei consiglieri comunali che considerano un obiettivo delle istituzioni locali (dall'allegato alla deliberazione n. 24 del 29 aprile 2008) «l'eliminazione della sosta degli zingari sul nostro territorio»? Ma i vigili se ne vanno rassicurati, le famiglie si fermano solo il tempo di mangiare insieme. Poi arrivano i carabinieri e lo scenario cambia. Le testimonianze dei rom, trasformatesi in regolare denuncia e attualmente oggetto di due inchieste, una della Procura di Verona, l'altra interna ai carabinieri, sono agghiaccianti. Un crescendo di inaudita violenza fisica e verbale, botte, insulti e minacce prima nella piazza, dove i carabinieri avrebbero distrutto anche l'interno delle roulottes, poi, in caserma, vere e proprie torture, ancora botte e due ragazzi minorenni della famiglia Campos sottoposti alla tristemente famosa «tortura dell'acqua» (i testi delle denunce, impressionanti quelle dei tre fratelli Campos, e le foto dei corpi seviziati su http://sucardrom.blogspot.com e sul sito del settimanale Carta). Il tutto termina con l'arresto di tre componenti del gruppo, Angelo Campos e la moglie Sonia, e Denis Rossetto. Sono accusati di resistenza, la donna anche di tentato furto dell'arma di un militare. Secondo il rapporto dei carabinieri (il testo sempre sul sito citato), i rom li avrebbero prima derisi rifiutandosi di consegnare i documenti, poi aggrediti, e ci sarebbe stata anche una fuga con tanto di inseguimento fino ad un paese vicino. Ma il calvario dei rom è appena cominciato, alleviato soltanto dalle molte manifestazioni di solidarietà, che hanno a loro volta suscitato l'interesse dei media e di alcuni esponenti politici. Ieri si è tenuta la seconda udienza del processo ai tre arrestati - alla prima udienza, celebrata a porte chiuse il 16 settembre scorso, le associazioni che lavorano con i rom e parecchie decine di attivisti erano tenuti a bada dalle forze dell'ordine - conclusasi con l'ordine di scarcerazione per la signora Sonia, mentre i due uomini restano in carcere. Il processo è stato rinviato al 30 settembre. Fuori dal tribunale c'è una piccola folla, i parenti degli imputati, le associazioni che tutelano le popolazioni rom e sinte - Neve Gipe, Sucardrom, il gruppo ecclesiale veronese fra i sinti e i rom - gli attivisti antirazzisti cittadini, il consigliere comunale di Mantova Iuri Del Bar, sinto, eletto per il Prc, il consigliere del Pdci Graziano Perini, Piero Pettenò, consigliere regionale di Rifondazione e Renato Cardazzo, dirigente nazionale Prc. Sono tutti visibilmente sconvolti, in parte sconcertati per il prolungarsi del processo e della detenzione dei due rom. Gli avvocati difensori hanno scelto la linea del patteggiamento e si discute della scelta: «Il rischio che si sta correndo - sostiene Carlo Berini di Sucardrom - è lo stesso che abbiamo già visto a Lecco (il caso del presunto rapimento di una bambina da parte di una donna rom, ndr ). Le persone patteggiano per uscire dal carcere. La Procura generale di Lecco ha invalidato il primo processo perché ha capito che il patteggiamento era forzato, l'ammissione di colpa non giustificata da fatti chiari e certi. Confidiamo che la Procura di Verona, che sta affrontando in maniera decisa l'accusa formulata dai carabinieri, affronti con altrettanta forza le accuse presentate dai rom». Piero Pettenò pone l'accento sul clima generale: «E' una vicenda inaudita - dice - ma simbolica rispetto a ciò che si vive nel Paese, Veneto e Verona in prima fila. Chi è vittima diventa responsabile, io sono stato in carcere a trovare i rom e raccontano tutti gli stessi gravissimi fatti, su cui chiediamo sia fatta piena luce. Bisogna rompere il muro di omertà». «E dire chiaramente - interviene Cardazzo - come del resto ha già scritto il Times , che ci sono infiltrazioni di stampo neonazista nelle forze dell'ordine del nostro Paese». Nel comunicato di Prc, Comunisti italiani, Circolo Pink e La Chimica, diffuso ieri in serata, la domanda è: se i rom incarcerati non avessero denunciato i carabinieri di Bussolengo sarebbero adesso in libertà?


Che aggiungere?

manca molto all'arrvo dei colonelli?

dopo Genova sapevamo che la fiducia era a l minimo, adesso non ci sono più parole.

Ci sarà pur un giudice a Berlino, ops a Bussoleno!


venerdì 19 settembre 2008

non tutti sono degli "zio tom"


"I neri van bene quando c'è da raccogliere i pomodori a 500 lire il quintale,perchè son robusti, van bene a morire giù da un ponteggio perchè son mansueti, a rimanere schiacciati alla pressa, perchè non protestano.
Van bene quelli istruiti che però vendono gli accendini perchè son gentili, non come gli albanesi o i romeni...."
Ma quando ne ammazzano come cani 5 con le mitragliette a bhe allora son TRAFFICANTI DI DROGA,son pericolosi, la gente ha paura.
Non è una strage tremenda dalla camorra, ma un regolamento di conti tra criminali.
Ma chi li doveva difendere questi operai, muratori braccianti ?
Ma la sicurezza è un diritto solo per gli Italiani bianchi?

I nodi prima o poi vengono al pettine e non tutti sono degli Zio tom. Per fortuna!